L’innocenza del pipistrello

racconto di Lupo Alberto

L’agente speciale FBI, Amodeus Sachs, ascolta il virologo Wade, con estrema attenzione e curiosità davanti ad una spumeggiante birra.

– Dott. Wade, mi son permesso di chiederle un appuntamento perché lei è riconosciuto come uno dei massimi esperti in virologia e certamente il meno compromesso politicamente. Il Presidente ha da recente organizzato una task force di esperti per indagare sulle origini di questa pandemia. Sembra che le accuse lanciate dal presidenteTrump che inizialmente avevano suscitato critiche da parte del mondo scientifico e dei media possano avere qualche fondamento di verità. Noi abbiamo la necessità di sapere!

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Non ti voglio più bene…

racconto di Liborio Nice

Non ti voglio più bene… disse la mamma.
Ma che ho fatto?

Basta così poco per perdere il privilegio di essere amato dalla mamma?

E ora come farò a recuperare? Già mi sento solo, abbandonato: nessuno mi vuole più bene.
Mia madre lo faceva spesso. Metteva spesso in forse, nella mia mente ingenua di fanciullo, il suo amore.
Me lo dovevo conquistare giorno dopo giorno, attimo dopo attimo. Un attimo di distrazione e… “non ti voglio più bene”, oppure uno sguardo gelido, pietrificante in cui più nessuna traccia rimaneva dell’amore di prima.

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La Rocca di Orama

Racconto di Adriano Fischer

Era notte fonda e il cielo era una volta nera senza stelle. I marosi, con le creste arricciate e dure come il marmo, s’infrangevano violente contro la chiglia dell’imbarcazione, rischiando di farla rovesciare in alto mare. L’equipaggio aveva perso già due membri, annegati a meno di duecento metri dalla costa. Trascinati via, rapiti improvvisamente da un vento proditore e collerico, proprio nel momento in cui stavano assicurando la stabilità del detenuto a un candeliere.
Sull’imbarcazione stava regnando paura, incredulità, neppure una parola, un lamento per incoraggiarsi l’un l’altro. I sopravvissuti stavano in silenzio abbarbicati alle sartie, il volto nascosto dalle braccia e dal bavero delle giacche a vento.
Il detenuto aveva trovato riparo sotto il boccaporto ma restava comunque incappucciato e con le mani legate, dietro la schiena, da un paio di manette così strette che, ogni scossone che riceveva, sembrava gli segassero i polsi. Teneva le ginocchia al petto per il freddo mentre i piedi sul gavone per mantenere l’equilibrio.

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Una donna di passaggio

racconto di Liborio Nice

Veniva dalla città e non poteva passare inosservata. Aveva affittato per la villeggiatura estiva il primo piano di una casa a due piani in cima alla ripida stradella chiusa in fondo da un altarino di pietra, dove gli sposini del paese in pegno di felicità venivano a posare le zagare della sposa avvolte nel tulle bianco.
Era venuta ad abitarci alla fine di giugno con il figlio avuto in un matrimonio fallito e che aveva cresciuto da sola. Il bambino era chiaro di carnagione, magro con grandi occhi scuri e teneva stretta la mano della madre senza allontanarsi nemmeno di un passo.
La donna forse non era bella o forse sì, ma il modo di parlare, di ridere, di muoversi era tale che nessuno badava al suo aspetto fisico: tutti erano conquistati dal suo brio, dal suo estro.
Si era subito conquistata la simpatia dei negozianti, del macellaio che le conservava i pezzi di carne migliori, del panettiere che per lei preparava forme di pane inusuali, del farmacista che ogni sera saliva su per la stradella fino all’altarino, guardando su verso il balconcino della donna e, quando la vedeva seduta a prendere il fresco sulla piccola sedia di stoffa, non mancava di salutarla con familiarità.

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COME PENSARE IL PRESENTE

articolo di Luciana Mongiovì

In questo periodo storico segnato in particolar modo dall’emergenza pandemica, ci interroghiamo su quali strumenti adottare per immaginare il futuro e, ancor prima, pensare il presente.

Una deriva onnipotente, come una fiducia nel progresso illimitato, in virtù della quale siamo convinti in quanto genere umano di poter più o meno tutto rispetto al mondo e a chi lo abita, e in quanto singolo individuo rispetto al prossimo, hanno caratterizzato la storia più recente.

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Invettive

Racconto di Liborio Nice

La via è stretta, dritta fra due file ininterrotte di case. Alcune basse coll’uscio che dalla strada immette direttamente nella stanza più importante: sbirciando attraverso i varchi lasciati dalle tende di cotone bianco, a volte ricamato grossolanamente a giorno, si scorgono tavoli da pranzo coperti con tovaglie di plastica colorata, sedie di formica e, a volte, vasi pieni di fiori finti, scoloriti. In un angolo il frigorifero, il televisore. A volte, d’estate, la parte superiore degli usci è aperta e dietro la parte inferiore sta seduto su una sedia impagliata qualche vecchio in canottiera e con i pantaloni del pigiama a righe che guarda fuori soffiandosi con un ventaglietto di cartoncino pieghettato.

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Stranizzi di Franco Battiato

articolo di Adriano Fischer

Giornalista: Come sono i fan della musica “leggera”? Intendo i tuoi?
Battiato: anzitutto non mi piace il termine fan, a dire il vero lo ritengo un po’ offensivo. Preferisco usare il termine ascoltatori. Ecco, negli ultimi anni, si è delineata molto bene la figura di questi miei ascoltatori. Si tratta di persone che hanno esigenze particolari, ecco, direi delle esigenze spirituali! Non alludo alla religione, a una religione canonica, quanto piuttosto a una intima ricerca spirituale che ciascuno sente il bisogno, a un certo punto della propria esistenza, di sondare, di percorrere.
G: che media hanno questi ascoltatori?
Battiato: ma dai, che vuoi che importanza abbia…
(il giornalista sorride. Si prepara una sigaretta che tiene fra le dita)

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Lettera agli italiani. Paolo di Tarso

articolo di Adriano Fischer

Cari, vi prego adesso di prestarmi ascolto. Interrompete le vostre funzioni, piaceri o doveri che siano, e leggete fino in fondo questa mia lettera.
Ho una storia contorta da raccontarvi, con le sue tragiche sbandate, una storia piena di ambasce e tralignamenti vari ma che, bisogna dire, ha indiscutibilmente cambiato e stravolto il corso dell’umanità.
Sono sempre stato un uomo di fede ed ogni mia opera, ogni mia azione è stata il frutto dell’abnegazione per la causa che ho sinceramente creduto e sostenuto. Non ho mai fatto nulla per convenienza, uomo terribile sì, ma uomo comunque di fede.
Ho consumato centinaia di calzari perché la buona novella arrivasse nei più sperduti angoli del mondo conosciuto. Del mondo conosciuto dai romani, intendo. Una vita spesa a predicare con una fede che incorruttibile resisteva davanti alle infinite difficoltà che il viaggio mi riservava. Ho fondato varie comunità cristiane a Efeso, Mileto, Corinto, Colossi, Filippi e in altre località dell’Asia Minore e della Grecia. Avreste dovuto vedermi, che camminatore!

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Perché l’Arte astratta

Nell’articolo ‘Le regole dell’Arte’ pubblicato su questo blog lo scorso ottobre cito ‘Broadway Boogie Woogie’, opera astratta firmata da Piet Mondrian tra il 1942 e il 1943. Questo dipinto per alcuni può essere fonte di perplessità. Cosa rappresenta l’opera? Quali scelte hanno condizionato l’autore per giungere alla sintesi astratta? Nell’articolo è stata suggerita una chiave di lettura del dipinto, ma per avere ulteriori notizie al riguardo è bene, innanzitutto, ricordare qual è la funzione dell’Arte e ancor prima capire come rispondiamo all’Arte figurativa.


«L’arte può essere intesa come un’operazione trasformativa dal sensoriale alla pensabilità, attraverso la simbolizzazione e attraversando le emozioni. Tutto ciò, presumibilmente, a partire dalle pitture rupestri rinvenute sulle pareti di una grotta, risalenti al paleolitico.» (Luciana Mongiovì, 2018).

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La festa della Grande Madre

articolo di Ombretta Costanzo

La festa della mamma fu festeggiata per la prima volta nel 1957 da don Otello Migliosi, un sacerdote del borgo di Tordibetto ad Assisi.
Festeggio la festa della mamma per la prima volta oggi 9/5/2021 e forse avrei sempre dovuto considerarla. Diletta, mia figlia, è colei su cui oggi ripongo un concetto di appartenenza viscerale, precedentemente idealizzata e fatta planare in modo effimero. Io appartengo a lei tanto quanto lei appartiene a me e a sè stessa in modo creativo e connettivo. Abito in lei che sa prendersi cura di me.
La sua nascita ha sancito una specie di risveglio energetico ; un anziano vicino di casa pronunciò delle semplici parole che mi fecero molto bene nel momento di massimo disorientamento cosmico :
«quando nasce un figlio nasce una madre».

Nonostante fossi già nata ho avvertito un’ intima, graduale e tormentata rinascita.
La genesi coincide con il caos che traccia un’alba e disegna l’evoluzione. Per dare un significato forte alla giornata dedicata alle madri è utile sapere che questa figura imperante derivi dall’energia della terra propagata dall’antichissimo culto della Grande Madre, divinità femminile primordiale, presente in quasi tutte le mitologie che rappresentante la terra, la generatività e il femminile come mediatore tra l’umano e il divino .

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