Il Gruppo di Polifemo

Arte incontra Scalamatrice

 

A dispetto di ogni previsione, esistono luoghi dove – per una sorta di singolarità – la quiete dilata il “silenzio”; lì, il più delle volte, sarà possibile osservare un continuo stato di grazia in grado di generare empatia, creatività, benessere. Circa due anni fa, Salvatore Lanzafame mi suggerì un nuovo spazio espositivo a Caltagirone, “Scalamatrice33”; luogo dove anche lui aveva esposto le proprie opere, traendo inaspettate sensazioni. Tutti i particolari che l’amico mi indicò suscitarono la mia curiosità. La giusta occasione per vedere il posto coincise con l’inaugurazione della mostra “Identità Mediterranea” dell’artista Salvo Barone. All’evento mi accompagnò Salvatore.

Quel giorno partimmo alla buon’ora; affrontammo un caldo torrido. Dopo qualche chilometro, ed eravamo già immersi nel sudore, la mia 207 decise di privarci del climatizzatore di bordo. Con un tacito accordo, io e l’amico preferimmo conservare ogni energia nella frescura di un paio di Ray-Ban; poi solo silenzio e vento, per oltre 60 km.

Caltagirone, la muta cattedrale nel deserto, l’antico gioiello barocco incastonato tra i monti Erei e gli Iblei, era lì, davanti a noi. Lasciammo in sosta la macchina in un ampio parcheggio che dominava su tutta la valle del Calatino. Osservammo il cielo terso, pareva avvolgere il creato: da ovest lingue di luce accarezzavano la vallata con gialli oro e ocra aranciati, facendo brillare le oasi come cangianti smeraldi. Poi, il mondo si perdeva nei caldi bistri d’Oriente.

Che paese siamo diventati

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Quando a una mamma rom che legittimamente (secondo le leggi italiane) sta prendendo possesso della casa assegnata alla sua famiglia, si augura, per insultarla, di essere stuprata; quando per contrastare una persona che esprime posizioni ideologiche diverse (vedi il caso della Capitana Carola Rackete) l’auspicio è che venga violentata dai neri che sta salvando, rievocando, anche in questo caso, l’orrenda consuetudine dello stupro delle donne come arma di guerra, sorge spontanea innanzitutto una domanda: che paese siamo diventati? Che malessere, grave, stiamo vivendo?

Quando si inscenano fittiziamente abusi sessuali a carico di bambini allo scopo di strapparli alle famiglie d’origine e creare un business degli affidi e delle adozioni – e in tal modo si abusano, veramente, sia i minori che quelli che erano considerati presunti abusanti – che perversione è in atto? Che cambiamenti patologici stiamo attraversando?

Oltre la nuova onda: il cinema rumeno al Taormina Film Fest

 di Giusi Sipala

Tra riflettori e tappeti rossi, ma soprattutto tra il mare e la montagna, e incorniciato dal teatro greco-romano che ne amplifica l’atmosfera suggestiva, anche quest’anno il Taormina Film Fest accoglie i suoi ospiti e le sue proiezioni. Spegne le sue 65 candeline e, nonostante negli ultimi anni non abbia goduto di ottima salute, si vanta di avere imparato la lezione del passato e di essere pronto a rilanciare il valore e il prestigio che lo ha portato a essere uno dei più importanti festival internazionali del settore.

E se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, quest’anno a ispirarsi a questo principio non sono stati solo gli organizzatori del festival ma anche due nostri collaboratori, Aurelio Gambadoro e Giusi Sipala.

Gelosia

di Sara Bartolucci

Approcciarsi a un libro come “Gelosia” non è facile, soprattutto se non si conosce l’ autore, Alfredo Oriani. Egli, come i suoi romanzi, sono fra i “dimenticati”, coloro che, seppur dotati di enorme talento, non hanno avuto il riconoscimento che meritavano né in vita né dopo.
Oriani (1852-1909) è uno scrittore di fine Ottocento incompreso dalla maggior parte della critica del tempo e dal suo pubblico. A rivalutarlo fu Mussolini, che volle pubblicare tutta la sua opera in una raccolta di ben trenta volumi, regalandogli una popolarità post mortem più che meritata.

Dimitrix una favola etologica

Nella fattoria Greenbeat i bovini sono tutti maculati. Tutti bianchi con chiazze nere. La distesa erbosa sulla quale pascolano dall’alba fino al tramonto si estende a perdita d’occhio ben oltre le colline.
L’acqua scorre dentro canali che la stessa natura ha solcato negli anni. Un lungo corso d’acqua termina a foce su un abbeveratoio, grande quanto una piscina, su cui si dissetano gli animali della fattoria.
Gli uccelli che si allineano sui rami, come piccoli soldatini, sono, la maggior parte, cinciarelle e storni. Ma non mancano i tordi, i passeri e le cinciallegre che spesso planano fino ad atterrare sul dorso delle mucche e su quelle dei maiali, e lì sopra restano, canticchiando fraternamente.

OSSA di GIAMPIERO MARGIOVANNI

di Sara Bartolucci

Giampiero Margiovanni, nonostante la giovane età, ha esordito con successo nel panorama editoriale italiano con il romanzo I sogni nelle lacrime, ma è grazie a “Ossa”, presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino 2019, che il suo talento viene confermato.
Edito dalla casa editrice Il Viandante nel febbraio 2019, il libro è una raccolta di diciassette racconti in cui i protagonisti sono un bel gruppetto di borderline, psicopatici, depressi e tipi ben poco raccomandabili. Ci sono i falliti, le prostituite, i ludopatici, gli artisti incompresi, i ragazzi in cerca di brividi e adrenalina e perfino la morte:

«Ha i capelli lunghi e sottili come spaghetti […] il viso sommerso di rughe, rigato come un foglio di carta messo a posto dopo esser stato appallottolato e calpestato da una mandria di bambini durante la ricreazione.
Non ha sopracciglia né ciglia e il colore dei suoi bulbi oculari tende al giallognolo. Il nero della matita attorno agli occhi le è colato sulle guance, facendo fatica a passare tra una ruga e l’altra.»

LIGHEA: UNA POSSIBILITA’ DI RISCATTO

Abbiamo idea di cosa identifichi il movimento in sé?
in oriente il movimento è come una danza morbida e sensuale che si osserva e sprigiona dall’interno, mentre in occidente l’osservazione è localizzata paradossalmente nell’esteriorità e nella metodica. Questa complicatissima analisi dei due approcci, più che aiutare ad interpretarci in relazione al mondo, ci confonde e costringe a cercare aggiornamenti di rotta, per non crollare nel vortice dell’immobilismo. Quindi palleggiamo neuroni in perpetua lite ed ostinata attesa di pace.

Il movimento da un emisfero cerebrale all’altro determina disordine e sdoppiamento, tecnicamente definito dualismo e influisce nella nostra vita quando ci imponiamo di ricercare la verità sconfinando tra superficie e abissi. Un big ben che sfracella le nostre molecole disperse nello spazio. Gli unici strumenti disponibili sembrano essere prudenza e microscopio per reperire e ricomporre le facce di un diamante che sarebbe la nostra vita nuova e infrangibile. Inizia il lavoro.
Immaginiamo una coda di pesce che si fa largo spostando il peso dell’acqua.

Il grido di Luciano Funetta

di Sara Bartolucci

«Mentre gli androni s’illuminavano e il neon iniziava a bruciare, nuvole impenetrabili attraversavano il cielo sopra la città. Una figura entrò in un vicolo. Un’altra ne uscì, identica alla prima. La strada era cieca.»

Candidato al Premio Strega 2016 con il suo romanzo d’esordio “Dalle Rovine” (Tunué), Luciano Funetta torna alla ribalta con un sorprendente distopico che scardina completamente i canoni classici della letteratura.

“Il grido” non è un libro comune e non ha una vera e propria trama: qui fantascienza e fantastico si fondono in una narrazione visionaria e allucinante; un vortice di scene futuristiche che rimandando ai più noti temi psicologici della letteratura del passato – straniamento, spaesamento, spleen, male di vivere -, attraverso una scrittura ipnotica, affascinante, dallo stile intenso e coinvolgente.

Arte incontra – Paolo Nicolosi

Ogni artista ha un suo profumo, la sua storia, al di là del suo linguaggio espressivo quello che cerco è la sua “essenza”. Cogliere un pretesto per avvicinarlo, uno spunto qualsiasi capace di identificarlo ineluttabilmente, mi impone un alto margine di rischio; è facile sbagliare l’accordo, perdere di vista la misura dell’angolo oltre il quale i ragionamenti diventano pretestuose elucubrazioni.

Descrivere Paolo Nicolosi, anche con i giusti presupposti, non è affatto semplice. La personalità di questo artista, il suo retaggio storico, la sua autorità intellettuale, lo rendono sicuramente una delle figure più affascinanti e interessanti dell’attuale panorama artistico acese. Così mi affido all’istinto, seguo la luce, anzi e – ne sono certo – l’oscurità!

L’incantevole studio di Paolo è ubicato nel centro storico di Acireale. Un ambiente nascosto, quasi preservato, dalla sontuosità architettonica che lo accoglie; qui il fascino della bella epoca è ancora intatto e si respira quiete.

L’atelier domina su corso Umberto ma – come per magia – al suo interno non si avverte alcun brusio provenire dalla grande arteria; tutto sembra congelato in un punto non meglio definito del tempo e dello spazio.

Neurodelivery dell’arte

articolo di Lupo Alberto

Non ricordo il nome di chi affermò che la bellezza e l’opera d’arte sono in grado di colpire gli stati profondi della mente del fruitore e di far ritornare a galla situazioni e strutture che normalmente sono rimosse.
Immerso così da uno stato emotivo, quasi catatonico, di fronte ad un opera d’arte o ascoltando musica, ne ravviso anche quelle caratteristiche terapeutiche che in molti casi la scienza ha legittimato oggettivamente in alcune patologie del sistema nervoso.
Ciò che colpisce, ed in parte stupisce, è la consapevolezza del fatto che una gran parte di grandi artisti nei vari campi che le muse proteggono, soffrivano di patologie psichiatriche, da forme schizoidi a patologie maniaco-depressive, a forme compulsive, tanto che vi è da chiedersi se vi possa essere una qualche relazione tra questo loro stato di salute sospesa e l’espressione artistica che li ha resi grandi.