Il figlio di un dio minore. Domenico Fasulo

articolo di Sebastiano Grasso

Il portalettere del mio paese ha un talento particolare: riconosce la posta da consegnare ‘con cura’. Quando ciò avviene lo intuisco dal piglio che assume allorché mi dice: «È per il pittore!».
Fu così, alcune settimane or sono, quando mi recapitò una grossa busta proveniente da Roma, il mittente ‘Francesco Mercadante’, Professore Emerito di Filosofia del Diritto dell’Università La Sapienza’ di Roma, un’inossidabile classe 1926 (da Furnari – Messina). Con caparbia tenacia il prof. contribuisce ad arricchire il mio bagaglio di conoscenze attraverso gli studi compiuti dal figlio Antonio Mercadante (Roma 1962 – Sciacca 2018), critico d’Arte.

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Le arcudare volanti

 

articolo di Ombretta Costanzo

Non sono mai stata ad Alicudi nonostante mi abbia da sempre incuriosito in quanto isola, in quanto sud e in quanto minuscola a tal punto da passare inosservata.
Durante le mie solite ricerche improvvise senza nessuna causa scatenante ma probabilmente stimolate dal desiderio di cercare argomenti leggeri, ho letto un po’ di notizie su questo atollo che, a causa della sua estrema perifericità, è uno scrigno in cui resistono intatte credenze antiche e storie affascinanti.

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L’ultimo liberatore

 

 

racconto di Adriano Fischer

Il salone delle cerimonie è finalmente pronto per l’evento. La calca degli spettatori è trepidante fuori le porte. Si strattona fingendo indifferenza, eppure l’impazienza è ben visibile e si mescola a una certa dose di nervosismo. Le porte vengono aperte finalmente. Le luci del salone sono accecanti, partono dalla loggia e in una cascata di piccoli diademi terminano sul palco. La fiumana di gente è controllata appena dalle maschere, un nugolo di signore in uniforme rossa e berretto blu prega in continuazione di fare silenzio. Il brusio è inevitabile, così pure certi risolini isterici che non si riesce a trattenere per l’eccitazione del momento. Gli spettatori cominciano a occupare i loro posti. Alcuni, ritrovandosi lontani dal palco, provano ad avvicinarsi e a sistemarsi in sordina, coprendosi inutilmente il volto con i cappotti e cappelli, nelle prime file. Mezzucci vani perché i posti sono numerati e immancabilmente un’addetta, senza polemiche, affabile, elegante, chiede di mostrare il biglietto e subito dopo i signori vengono accompagnati alle loro poltrone.

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Agli albori della mente

articolo di Luciana Mongiovì

Soltanto negli ultimi decenni si riscontra da parte di medici, psicologi e psicoanalisti un’attenzione più complessa, e dunque più adeguata, alle condizioni e ai bisogni psichici dei neonati. Sino a non molto tempo fa, infatti, si presupponeva quasi che non fossero senzienti e ci si affidava pertanto allo sviluppo più o meno implicito della “natura”, a meno che il piccolo mostrasse segni importanti di malessere o anomalie.

Il dolore, fisico e mentale, del neonato e del bambino, ad esempio, è stato oggetto di scarso interesse nella pratica clinica e nella ricerca scientifica. Fino a pochi anni fa si riteneva che l’infante soffrisse il dolore con minore intensità rispetto all’adulto.

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Quel tipo di donna di Valeria Parrella

 

recensione di Loredana Pitino

Una piccola comunità di donne in viaggio
“Stringiti alla comunità delle donne, perché quando sarai vecchia saranno loro che ti salveranno, non i maschi”

Capita tante volte di doversi difendere e dire di se stessi “non sono quel tipo di donna” (o di uomo), perché non ci piace appartenere a uno stereotipo, essere classificati o doversi, ancor peggio, attenere a un canone prestabilito.

Non piace, in modo particolare, alle quattro protagoniste dell’ultimo romanzo di Valeria Parrella, una scrittrice fortemente contemporanea (giornalista, traduttrice, librettista d’opera, attivista impegnata politicamente) con le radici ben piantate nella sua terra, Napoli (nata a Torre del Greco), e nella sua cultura classica.

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Il comunismo spiegato a mio figlio

Racconto di Adriano Fischer

(Domenica. Tarda mattina. Un raggio tiepido di sole illumina il soggiorno. Piero sta leggendo il giornale, svogliatamente. Sospira. Martin giace pigramente sulla poltrona, le gambe lunghe sulla sedia. Sonnecchia. In Tv, in questo momento, una compagnia telefonica sta lanciando la sua ultima promozione)

  • Martin, le gambe!
  • Cosa?
  • Le gambe, ho detto. Abbassa quelle gambe. Sporchi la sedia.
  • Ma sono con i calzini!
  • Per ogni giustificazione te la vedi con tua madre. Con me devi limitarti a obbedire!
  • Papà!
  • Ti prego, Martin. Non ti fare ripetere le cose. Sento già le lamentele di tua madre.

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Sapori di Xenia

articolo di Ombretta Costanzo

Ogni domenica mangio ricotta. Il sabato compro una fuscella che divido in due parti, una nell’eventualità che mi vada di affondare in modo estemporaneo il cucchiaio, l’altra ha il destino di essere inesorabilmente frullata con lo zucchero e una goccia di malvasia per trasformarsi in nettare degli dei con cui riempirò le scorze. Dunque, con lo sguardo diretto al frullatore e concentrata sul rumore cadenzato delle lame impazzite, tra vari perché esistenziali e opprimenti mi sono fermata sul principio secondo cui la ricotta sia così fortemente associata alla cialda del cannolo e soprattutto chi lo ha deciso.
«Tubus farinarius, dulcissimo, edulio ex lacte factus», lo definì Marco Tullio Cicerone

Da qui una girandola di improvvise curiosità sulle iniziative culinarie della mia isola. Ho atteso che le lame si calmassero, ho versato in un bicchiere la mousse e ho aggiunto gocce di cioccolata fondente (a me piace l’amaro), barra ricerca Google e “origini cannoli siciliani”. Tutto parte da qui.

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Arte Incontra – Anna Maria D’Amico

articolo di Sebastiano Grasso

«…Mi piace spettinato camminare
Col capo sulle spalle come un lume
Così mi diverto a rischiarare
Il vostro autunno senza piume. …»
È il 1975, Branduardi mutua dal russo Sergej Esenin un testo di ordinaria bellezza popolare, e dà vita al suo ‘Confessioni di un malandrino’; una dedica a quei silenziosi poeti che sul tappeto magnifico dei versi, sussurrano qualcosa che ci tocchi. Anna Maria potrebbe incarnare questo spirito ‘menestrello’. Anna Maria D’Amico, pittrice catanese (classe 1968), si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Catania e, con la tesi sull’artista Mario Ceroli, si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze; località dove soggiorna per dieci anni. Con il rientro nella terra d’origine Anna Maria trova la maturità artistica. Nel 1999 i soggetti delle sue opere si staccano dalla suggestione (e gestione) della figura umana, da contenuti spesso impregnati da eccessivo simbolismo. Dal 2000/2001, la collaborazione con la galleria

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Funzione psichica dell’appetito

articolo di Luciana Mongiovì

L’unità psicosomatica, che contraddistingue la condizione umana secondo un approccio che vede un continuo e reciproco influenzamento tra mente e corpo, individua nell’alimentazione un’area ponte tra i due versanti: lo psichico e il somatico.

L’appetito, specialmente nei più piccoli, costituisce uno degli indicatori privilegiati per la valutazione del benessere psicofisico, essendo spesso soggetto a perturbazioni in concomitanza di eventi critici quali la nascita di un fratellino o sorellina, un trasloco, iniziare a dormire nella propria stanzetta, un lutto, una depressione della madre etc..

In generale si osserva che, così come accade agli adulti e agli adolescenti, anche nei bambini e persino nei neonati l’appetito viene coinvolto nel tentativo del piccolo di difendersi (inconsciamente) dall’ansia, dalla tristezza e, nei casi più gravi, da vissuti di tipo depressivo.

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