Agli albori della mente

articolo di Luciana Mongiovì

Soltanto negli ultimi decenni si riscontra da parte di medici, psicologi e psicoanalisti un’attenzione più complessa, e dunque più adeguata, alle condizioni e ai bisogni psichici dei neonati. Sino a non molto tempo fa, infatti, si presupponeva quasi che non fossero senzienti e ci si affidava pertanto allo sviluppo più o meno implicito della “natura”, a meno che il piccolo mostrasse segni importanti di malessere o anomalie.

Il dolore, fisico e mentale, del neonato e del bambino, ad esempio, è stato oggetto di scarso interesse nella pratica clinica e nella ricerca scientifica. Fino a pochi anni fa si riteneva che l’infante soffrisse il dolore con minore intensità rispetto all’adulto.

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Quel tipo di donna di Valeria Parrella

 

recensione di Loredana Pitino

Una piccola comunità di donne in viaggio
“Stringiti alla comunità delle donne, perché quando sarai vecchia saranno loro che ti salveranno, non i maschi”

Capita tante volte di doversi difendere e dire di se stessi “non sono quel tipo di donna” (o di uomo), perché non ci piace appartenere a uno stereotipo, essere classificati o doversi, ancor peggio, attenere a un canone prestabilito.

Non piace, in modo particolare, alle quattro protagoniste dell’ultimo romanzo di Valeria Parrella, una scrittrice fortemente contemporanea (giornalista, traduttrice, librettista d’opera, attivista impegnata politicamente) con le radici ben piantate nella sua terra, Napoli (nata a Torre del Greco), e nella sua cultura classica.

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Il comunismo spiegato a mio figlio

Racconto di Adriano Fischer

(Domenica. Tarda mattina. Un raggio tiepido di sole illumina il soggiorno. Piero sta leggendo il giornale, svogliatamente. Sospira. Martin giace pigramente sulla poltrona, le gambe lunghe sulla sedia. Sonnecchia. In Tv, in questo momento, una compagnia telefonica sta lanciando la sua ultima promozione)

  • Martin, le gambe!
  • Cosa?
  • Le gambe, ho detto. Abbassa quelle gambe. Sporchi la sedia.
  • Ma sono con i calzini!
  • Per ogni giustificazione te la vedi con tua madre. Con me devi limitarti a obbedire!
  • Papà!
  • Ti prego, Martin. Non ti fare ripetere le cose. Sento già le lamentele di tua madre.

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Sapori di Xenia

articolo di Ombretta Costanzo

Ogni domenica mangio ricotta. Il sabato compro una fuscella che divido in due parti, una nell’eventualità che mi vada di affondare in modo estemporaneo il cucchiaio, l’altra ha il destino di essere inesorabilmente frullata con lo zucchero e una goccia di malvasia per trasformarsi in nettare degli dei con cui riempirò le scorze. Dunque, con lo sguardo diretto al frullatore e concentrata sul rumore cadenzato delle lame impazzite, tra vari perché esistenziali e opprimenti mi sono fermata sul principio secondo cui la ricotta sia così fortemente associata alla cialda del cannolo e soprattutto chi lo ha deciso.
«Tubus farinarius, dulcissimo, edulio ex lacte factus», lo definì Marco Tullio Cicerone

Da qui una girandola di improvvise curiosità sulle iniziative culinarie della mia isola. Ho atteso che le lame si calmassero, ho versato in un bicchiere la mousse e ho aggiunto gocce di cioccolata fondente (a me piace l’amaro), barra ricerca Google e “origini cannoli siciliani”. Tutto parte da qui.

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Arte Incontra – Anna Maria D’Amico

articolo di Sebastiano Grasso

«…Mi piace spettinato camminare
Col capo sulle spalle come un lume
Così mi diverto a rischiarare
Il vostro autunno senza piume. …»
È il 1975, Branduardi mutua dal russo Sergej Esenin un testo di ordinaria bellezza popolare, e dà vita al suo ‘Confessioni di un malandrino’; una dedica a quei silenziosi poeti che sul tappeto magnifico dei versi, sussurrano qualcosa che ci tocchi. Anna Maria potrebbe incarnare questo spirito ‘menestrello’. Anna Maria D’Amico, pittrice catanese (classe 1968), si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Catania e, con la tesi sull’artista Mario Ceroli, si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze; località dove soggiorna per dieci anni. Con il rientro nella terra d’origine Anna Maria trova la maturità artistica. Nel 1999 i soggetti delle sue opere si staccano dalla suggestione (e gestione) della figura umana, da contenuti spesso impregnati da eccessivo simbolismo. Dal 2000/2001, la collaborazione con la galleria

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Funzione psichica dell’appetito

articolo di Luciana Mongiovì

L’unità psicosomatica, che contraddistingue la condizione umana secondo un approccio che vede un continuo e reciproco influenzamento tra mente e corpo, individua nell’alimentazione un’area ponte tra i due versanti: lo psichico e il somatico.

L’appetito, specialmente nei più piccoli, costituisce uno degli indicatori privilegiati per la valutazione del benessere psicofisico, essendo spesso soggetto a perturbazioni in concomitanza di eventi critici quali la nascita di un fratellino o sorellina, un trasloco, iniziare a dormire nella propria stanzetta, un lutto, una depressione della madre etc..

In generale si osserva che, così come accade agli adulti e agli adolescenti, anche nei bambini e persino nei neonati l’appetito viene coinvolto nel tentativo del piccolo di difendersi (inconsciamente) dall’ansia, dalla tristezza e, nei casi più gravi, da vissuti di tipo depressivo.

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L’ossessione

un racconto di Adriano Fischer

Due volte la settimana, pressappoco alle otto, mi aspetta una lunga sessione di corsa. E, questo, quale che sia il tempo!
Mi sono da poco fatto l’equipaggiamento da runner, tutto in polipropilene traspirante. È un completo indispensabile quando si corre tanto e a passo sostenuto. Per anni ho corso con roba in cotone, era comoda, leggera ma dopo un’ora di corsa sembravo un palombaro, tanto ero appesantito dal sudore.
Il giorno prima della corsa mia moglie mi fa trovare il completo, ordinato e profumato all’ingresso, sopra la cassapanca di legno cui siamo particolarmente affezionati e che c’è stata regalata dai miei suoceri per il matrimonio.
Le scarpe da ginnastica, invece, giacché logore e vecchie – e mi sono ripromesso di cambiarle con un paio più nuovo ma non mi sento pronto per il momento – le tengo fuori. Nel piccolo andito ho trasformato una cassetta della frutta in una comoda scarpiera. Lou non permette nel modo più categorico che a casa entri roba sporca, vecchia e, a maggior ragione, puzzolente. Senza giri di parole, mi minaccia di buttare tutto. Da qui, l’idea della cassetta è sembrata inevitabile.

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L’uomo e il senso della vita

 

Fregio della vita, Munch E.

Articolo di Liborio Nice

Guardo la gente che nel camminare vado incrociando, ne osservo il viso, gli occhi e cerco di immaginare la vita di ognuno. Le mascherine, oggi, consentono un’indagine solo parziale ma gli occhi rimangono scoperti e da essi mi sembra di poter capire cosa c’è dietro; o è solo una mia fantasia.
Colgo lo sguardo svagato di chi si lascia scorrere la vita addosso, l’espressione sognante di chi nella mente si costruisce una esistenza alternativa scegliendo fra le situazioni che immagina o ricorda più gratificanti; il cipiglio di chi sembra pronto a difendersi dall’umanità che lo circonda; lo sguardo attento di chi cerca, leggendo un messaggio sul cellulare, di capire cosa si nasconde dietro le parole che legge; l’occhio spento di chi pensa di aver giocato la sua ultima carta; il piglio dolce di chi si illude che, nonostante tutto, ci sia amore fra gli uomini.

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Il curioso caso di Betty Lou

racconto di Adriano Fischer

Ho fatto un sogno ieri. L’ho fatto ieri?
Era ieri? Non saprei. Non sogno mai, almeno io non ricordo. So che invece si sogna sempre ma non sempre i sogni arrivano al cosciente. Comunque ho fatto questo sogno e per la prima volta c’era Betty Lou.
Era talmente strano che, di primo acchito, non ho pensato fosse un sogno, che è quello che penso quando non penso di sognare.
Quando vidi Betty Lou al salone del libro, infatti, rimasi sorpreso. Lei, piuttosto, mi ha guardato come se il sogno fosse suo ed io ne fossi l’ospite, uno di quei giochi che solitamente fa il subconscio, o era così o non stavo sognando.

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I soli di Euclide

 

un articolo di Sebastiano Grasso

Fuori piove e il cuore si adagia tra le oscurità.
Le lunghe sere d’inverno seducono la mente e dilatano gli spazi.
Il crepitio della legna che arde seppellisce il tempo, incanta il silenzio. I tenui bagliori delle fiamme raccontano storie di universi paralleli, restituiscono i confini dell’oblio.
Dentro un mondo di tavolozze sospese, di forme congelate, la realtà s’intreccia, si confonde. Sono sensazioni, o possibilità mancate, una nuova idea o il baratro, le ipotesi che si ripetono come loop temporali. Quel dipinto è concluso? Quella forma è risolutiva? L’istinto, nell’intricato groviglio di sentieri amniotici, è l’unica bussola in grado di sostenere la ragione e mettere a tacere i dubbi.

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