Mara. Una donna del Novecento

recensione di Loredana Pitino

“So, e ne sono convinta che esiste una storia delle donne che si incontra, si intreccia con quella generale dei popoli, che può essere dipendente ma non coincide mai con essa”.

Ritanna Armeni, scrittrice e giornalista, spiega nella prefazione al romanzo, cosa l’ha spinta a scrivere questa storia, la storia di Mara, una ragazza nata nel 1920 e che ha 13 anni all’inizio del racconto. Vive a Roma, vicino a largo di Torre Argentina. Ha un’amica del cuore, Nadia, coprotagonista del romanzo, fascista convinta, che la porta a sentire il Duce a piazza Venezia.

Ha tanti sogni e tante speranze ed è convinta che il fascismo le permetterà di realizzarli tutti. Vuole studiare letteratura latina, diventare bella e indipendente come l’elegante zia Luisa. Il futuro le sembra a portata di mano, sicuro sotto il ritratto del Duce.

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Il mito della Nazione

 

articolo di Adriano Fischer

Volevo aprire la stagione polifemica con uno di quei temi che se non si dà per scontato è perché non si conosce a sufficienza. L’aria, d’altro canto, tira in un’altra direzione, il nazionalismo è argomento masticato un po’ da tutti, tirato a lucido dai media, cavalcato dalla politica come rimedio a ogni crisi, a ogni emergenza.

I popoli si ricordano improvvisamente di avere chissà quali origini comuni, dalle quali fanno derivare un sentimento di solidarietà e di coesione interna, cosiddetti sentimenti nazionalisti grazie ai quali i membri riescono a percepirsi differenti e separati da quelli che appartengono a un altro, analogo, gruppo.

Sovranismo, nazionalismo, patriottismo, irredentismo sono sofismi o paralogismi, parole vuote, parole su cui persone come Salvini e Meloni, al grido ridicolo Prima gli Italiani, hanno costruito la propria carriera, montato il loro ideale leviatano, un ircocervo aristotelico che si nutre di odio e d’ignoranza.

La realtà che si nasconde dietro è come sempre ben diversa.

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Attesa, angoscia, speranza

articolo di Luciana Mongiovì
ll lockdown, che ha contrassegnato tragicamente i mesi scorsi, ha seminato tracce i cui effetti saranno, ancora, in larga parte da scoprire, analizzare ed elaborare, così come accade nelle situazioni post traumatiche le cui ricadute psicologiche possono essere colte e comprese soltanto apres coup.
Dal lavoro clinico psicoanalitico registriamo una recrudescenza delle angosce paranoidi, associate a movimenti regressivi e a un accentuarsi dei bisogni di dipendenza affettiva, assieme a un’intensificazione delle paure legate allo stato di salute del corpo, da una parte.
Nel versante opposto, si evidenzia una tendenza di tipo controfobico, volta alla ricerca dell’ebbrezza e della superficialità (spesso confusa, invece, col bisogno di leggerezza), con ridotta percezione dei potenziali rischi e pericoli, per sé e per gli altri.
Un primo ordine di considerazioni può riguardare l’attacco, subìto, alla capacità di pensare, progettare e proiettarsi nel futuro.

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La creatività

articolo di Sebastiano Grasso

Ottobre 1983, frequento con ottimo rendimento il quarto anno di un istituto professionale a indirizzo meccanico; alla lavagna non ricordo un dato banale, mi vergogno dell’amnesia e abbandono la scuola. Per un breve periodo faccio il manovale. Il mio stato di servizio dirà: ‘in possesso di licenza media’.

Gennaio 2020, l’esigenza di commissionare un fotolibro in grado di raccogliere gli scatti che ho realizzato in occasione del 60^ anniversario di un matrimonio mi impone l’indagine di mercato. Scopro offerte dozzinali, album miseramente impaginati senza alcuna poesia; per risultati migliori è necessario spendere molto.

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Romanzo da – da – dà

articolo di Adriano Fischer

La letteratura è uno sporco gioco, corre sempre su un terreno minato ma io la trovo affascinantissima. Peccato essere nati nel paese sbagliato!

È poco evidente ancora che un romanzo non è solo raccontare una storia, non è solo toccare le corde emotive del lettore, o titillarne le ambizioni intellettuali, il romanzo soprattutto non è una questione di gusti.

Benedetti questi gusti!

Solamente in letteratura si parla di gusti livellando tutto: Delillo con Moccia, Roth con la Kinsella, Pynchon con la Gamberale. Il gusto è rilevante, sì, ha una sua dignità, è alla base della psicologia del consumo ma segna pur sempre, quantomeno in questo caso, la maturità di un popolo o di una generazione. Mi chiedo se il lettore si basa sul proprio gusto quando dà procura a un avvocato per farsi rappresentare. Vado a capo.

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L’invenzione dell’adulterio

articolo di Adriano Fischer

Quando Giorgio Zanchini, conduttore della serata dedicata al premio Strega, domandò a Veronesi, se il suo Colibrì si potesse considerare un romanzo borghese, lo scrittore, senza troppi giri di parole, rispose di sì, che lo era, che il romanzo è borghese per nascita, così com’è borghese l’atto stesso di leggere e di scrivere.

Oggi dare del borghese stride, suona quasi come un dispregio perché allude a un tipo di vita materiale, frivola, dai molti agi e privilegi, dalla moralità rigida e conservatrice, in cui si è ligi all’ordine costituito ed è per questa ragione che Zanchini rivolge timidamente ed esitante la domanda a Veronesi.

Il romanzo, infatti, nasce in corrispondenza dell’ascesa della borghesia, nel 1789, l’anno della rivoluzione francese, l’anno del tracollo dell’aristocrazia. Dal 1848 la borghesia europea, visse una stagione d’impetuosa e sempre più crescente affermazione e anche se con caratteri diversi che variavano di Paese in Paese, essa fu foriera di elementi innovativi come il progresso scientifico e lo sviluppo economico.

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Il grande romanzo americano

articolo di Adriano Fischer

Gli scrittori nord americani hanno sempre avuto l’ossessione per il Grande romanzo americano. Una ricerca spasmodica, quasi ancestrale, più che secolare, mai concretamente soddisfatta. È una chimera in fin dei conti, perché corrisponderebbe a qualcosa di altrettanto inafferrabile, illusorio, un qualcosa che caratterizza un popolo, quello statunitense, che dall’Ottocento comincia a riconoscersi come entità diversa, autonoma, rispetto a quella del vecchio continente, cioè il luogo da cui i suoi abitatori sono partiti.

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Arte incontra la “tela bianca” il testamento di un emotivo

articolo di Sebastiano Grasso

Proprio dietro casa mia esiste un luogo che amo ripercorrere con il cuore. Mentre il sole viaggia a ovest, a est, appena sotto la linea dell’orizzonte tra cielo e mare, in un fertile lembo di conca basaltica sul limitare della rigogliosa radura mediterranea le immense fronde di due ulivi proteggono un piccolo tempio dall’inedia.

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I nutrienti della mente

articolo di Luciana Mongiovì

L’impatto della pandemia, come reale brutale e potente, ha messo a nudo le fragilità dell’essere umano e il  suo bisogno intrinseco di sicurezza e senso di continuità dell’esistenza. Ne abbiamo bisogno a tal punto che, quando ne siamo privati, tendiamo a sviluppare gravi sofferenze mentali.

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Vuoti di apprendimento

articolo di Ciccio Schembari

A causa del coronavirus e della forzata sospensione delle lezioni, c’è chi ha enunciato due concetti importanti, “vuoto di apprendimento” e “mancata crescita educativa”, e ha sinceramente espresso che peseranno gravemente sugli scolari. Teoricamente sottoscrivo in pieno questo giudizio, ma, pensando alla mia carriera scolastica, lo trovo esagerato se non anche ingiustificato.
La mia carriera scolastica è stata un continuo accumulo di “vuoti di apprendimento”, notevole per quantità e per qualità. La racconto per insinuarle elementi di dubbio brechtiano, anche laddove sembra non essercene.

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