Il Gruppo di Polifemo

LIGHEA: UNA POSSIBILITA’ DI RISCATTO

Abbiamo idea di cosa identifichi il movimento in sé?
in oriente il movimento è come una danza morbida e sensuale che si osserva e sprigiona dall’interno, mentre in occidente l’osservazione è localizzata paradossalmente nell’esteriorità e nella metodica. Questa complicatissima analisi dei due approcci, più che aiutare ad interpretarci in relazione al mondo, ci confonde e costringe a cercare aggiornamenti di rotta, per non crollare nel vortice dell’immobilismo. Quindi palleggiamo neuroni in perpetua lite ed ostinata attesa di pace.

Il movimento da un emisfero cerebrale all’altro determina disordine e sdoppiamento, tecnicamente definito dualismo e influisce nella nostra vita quando ci imponiamo di ricercare la verità sconfinando tra superficie e abissi. Un big ben che sfracella le nostre molecole disperse nello spazio. Gli unici strumenti disponibili sembrano essere prudenza e microscopio per reperire e ricomporre le facce di un diamante che sarebbe la nostra vita nuova e infrangibile. Inizia il lavoro.
Immaginiamo una coda di pesce che si fa largo spostando il peso dell’acqua.

Il grido di Luciano Funetta

di Sara Bartolucci

«Mentre gli androni s’illuminavano e il neon iniziava a bruciare, nuvole impenetrabili attraversavano il cielo sopra la città. Una figura entrò in un vicolo. Un’altra ne uscì, identica alla prima. La strada era cieca.»

Candidato al Premio Strega 2016 con il suo romanzo d’esordio “Dalle Rovine” (Tunué), Luciano Funetta torna alla ribalta con un sorprendente distopico che scardina completamente i canoni classici della letteratura.

“Il grido” non è un libro comune e non ha una vera e propria trama: qui fantascienza e fantastico si fondono in una narrazione visionaria e allucinante; un vortice di scene futuristiche che rimandando ai più noti temi psicologici della letteratura del passato – straniamento, spaesamento, spleen, male di vivere -, attraverso una scrittura ipnotica, affascinante, dallo stile intenso e coinvolgente.

Arte incontra – Paolo Nicolosi

Ogni artista ha un suo profumo, la sua storia, al di là del suo linguaggio espressivo quello che cerco è la sua “essenza”. Cogliere un pretesto per avvicinarlo, uno spunto qualsiasi capace di identificarlo ineluttabilmente, mi impone un alto margine di rischio; è facile sbagliare l’accordo, perdere di vista la misura dell’angolo oltre il quale i ragionamenti diventano pretestuose elucubrazioni.

Descrivere Paolo Nicolosi, anche con i giusti presupposti, non è affatto semplice. La personalità di questo artista, il suo retaggio storico, la sua autorità intellettuale, lo rendono sicuramente una delle figure più affascinanti e interessanti dell’attuale panorama artistico acese. Così mi affido all’istinto, seguo la luce, anzi e – ne sono certo – l’oscurità!

L’incantevole studio di Paolo è ubicato nel centro storico di Acireale. Un ambiente nascosto, quasi preservato, dalla sontuosità architettonica che lo accoglie; qui il fascino della bella epoca è ancora intatto e si respira quiete.

L’atelier domina su corso Umberto ma – come per magia – al suo interno non si avverte alcun brusio provenire dalla grande arteria; tutto sembra congelato in un punto non meglio definito del tempo e dello spazio.

Neurodelivery dell’arte

articolo di Lupo Alberto

Non ricordo il nome di chi affermò che la bellezza e l’opera d’arte sono in grado di colpire gli stati profondi della mente del fruitore e di far ritornare a galla situazioni e strutture che normalmente sono rimosse.
Immerso così da uno stato emotivo, quasi catatonico, di fronte ad un opera d’arte o ascoltando musica, ne ravviso anche quelle caratteristiche terapeutiche che in molti casi la scienza ha legittimato oggettivamente in alcune patologie del sistema nervoso.
Ciò che colpisce, ed in parte stupisce, è la consapevolezza del fatto che una gran parte di grandi artisti nei vari campi che le muse proteggono, soffrivano di patologie psichiatriche, da forme schizoidi a patologie maniaco-depressive, a forme compulsive, tanto che vi è da chiedersi se vi possa essere una qualche relazione tra questo loro stato di salute sospesa e l’espressione artistica che li ha resi grandi.

Le Vinte e il loro destino

Le Troiane è un testo che parla e fa parlare delle donne.
Cassandra, Ecuba, Andromaca sono le troiane regali, vinte e violate dai greci. Ciascuna, a suo modo, esprime un aspetto del “femminile”.

Cassandra, vergine consacrata al dio Apollo, viene considerata da Ecuba e dalle donne del Coro come una folle, una squinternata. Per la madre sembra, addirittura, vaneggiare a tal punto da risultare paradossalmente motivo di imbarazzo agli occhi dei greci bruti vincitori. Eppure, Cassandra si fa portavoce di una “verità” psichica, la vendetta, che al contempo le da la forza, quel guizzo vitale per reagire a una posizione passiva, ineluttabilmente perdente, cui erano state poste le troiane, le vinte appunto.

L’annusatrice di libri di Dasy Icardi

 

Quello di Dasy Icardi è un esordio con i fiocchi.  L’annusatrice di libri,  Fazi Editore  è un “libro che parla di libri” fra i migliori degli ultimi tempi. La storia è semplice: la quattordicenne Adelina viene trapiantata dalla campagna alla città, per la precisione a Torino. Ospite in casa di sua zia Amalia, vedova spilorcia e taccagna ma con un passato da soubrette, frequenta una scuola prestigiosa insieme a ragazze di buona famiglia. Il divario sociale e intellettivo si fa subito sentire e Adelina soffre di questo complesso d’inferiorità sentendosi inadeguata, meno bella, meno intelligente e meno fortunata di tutte le sue compagne.

Da Euripide a Philip Dick, chi ha inventato la realtà?

Il 412 A.C. è l’anno in cui è stata rappresentata per la prima volta Elena, la tragicommedia di Euripide. Epoca buia, imperversa la guerra del Peloponneso, Atene contro Sparta, Pericle contro Archidamo II. Il motivo per cui il drammaturgo riscrive il mito di Elena, elevandola adesso a simbolo della virtù coniugale, funge da espediente per assumere una posizione squisitamente antimilitarista. Le allusioni a un inutile spargimento di sangue, presenti nell’opera, infatti, sono molteplici.

Ricorderete, a questo proposito, il servo che, venuto a sapere dell’abbindolo, domanda sorpreso a Menelao «vuoi dire che abbiamo sofferto invano per una nuvola?» dove con nuvola ci si riferisce proprio a Elena, o meglio al suo ειδολον, la sua immagine, la sua evanescenza, il suo doppio.

In realtà Euripide non dice nulla di nuovo. L’idea infatti della virtuosa e castigata Elena, questa rivisitazione tragicomica di una Penelope in perenne attesa e che declina le profferte amorose del contendente di turno, la troviamo già nella Palinodia di Stesicoro.

Due secoli prima.

LA VITA INAUTENTICA

articolo di Emma Montalto

L’uomo è e sarà sempre determinato dagli interessi materiali, chi vuole migliorarsi e si allontana dalla famiglia si perde per sempre.
Giovanni Verga, consapevole che certi valori appartengano al passato, fa prevalere, alla fine del suo romanzo più famoso, il suo materialismo pessimistico: il giovane ‘Ntoni è un escluso, simbolo di quel mare “ che non ha paese nemmeno lui ”, non gli resta dunque che accettare la legge della realtà e abbandonare il paese-nido.
-Te ne vai?
-Sì, – rispose ‘Ntoni.
-E dove vai?- chiese Alessi.
-Non lo so. Venni per vedervi. Ma dacché son qui la minestra mi è andata tutta in veleno.
Per altro qui non posso starci, ché tutti mi conoscono, e perciò son venuto di sera. Andrò lontano, dove troverò da buscarmi il pane, e nessuno saprà chi sono.(…)
(…) Alessi non rispose nemmeno: allora ‘Ntoni che era sotto il nespolo, colla sporta in mano, fece per sedersi, poiché le gambe gli tremavano, ma si rizzò di botto, balbettando:
(…)Addio addio! Lo vedete che devo andarmene?(…)
(…)Addio – ripeté ‘Ntoni. – Vedi che avevo ragione d’andarmene! Qui non posso starci. Addio, perdonatemi tutti.(…)
Cosi stette un gran pezzo pensando a tante cose, guardando il paese nero, ascoltando il mare che gli brontolava lì sotto (…) Allora tornò a chinare il capo sul petto, e a pensare a tutta la sua storia. (…)Tornò a guardare il mare, che s’era fatto amaranto tutto seminato di barche che avevano cominciato la loro giornata anche loro, riprese la sua sporta, e disse: – Ora è tempo d’andarmene, perché tra poco comincerà a passare gente.
Ma il primo di tutti a cominciare la sua giornata è stato Rocco Spatu.

Macalda di Scaletta, un’abile giocatrice di scacchi

 

Ho conosciuto Macalda di Scaletta senza Instagram ne’ reality show e vorrei sottoporla come “influencer” sperimentale in contrasto con una stagionata interpretazione del “gentil sesso”.
Ambiguo e urticante l’accostamento dell’aggettivo “gentil”, necessariamente corrispondente al femminile secondo l’uso idiomatico diffuso; esprime il riconoscimento positivo di doti di raffinatezza e armoniosità del corpo, insiste sugli stereotipi connessi ai modelli femminili tradizionali, che richiamano tanto virtù come docilità, amorevolezza, propensione all’ accoglienza a garanzia di una sana area di confort.

Immigrazione: neocolonialismo e sfruttamento economico

The vulture and the little girl foto di Kevin Carter con cui ha vinto il premio pulitzer

lavoro di Lupo Alberto

Sarebbe interessante poter analizzare come ognuno di noi affronta il “problema” delle grandi immigrazioni che da circa un decennio sembrano avere avuto un drammatico incremento.
C’è chi guarda con indifferenza le tragedie dei barconi in mare o i drammi ai confini degli Stati, chi avverte il risveglio di concezioni xenofobe o razziste, chi teme per il proprio lavoro, chi trova modelli facili di sfruttamento, chi teme per la propria sicurezza, chi si adopera con modelli umanitari, chi organizza forme sociali di integrazione, chi spera o si adagia a governi forti, chi organizza modalità di salvataggio o organizzazioni ospedaliere nei territori devastati dalla guerra, chi…