Stranizzi di Franco Battiato

articolo di Adriano Fischer

Giornalista: Come sono i fan della musica “leggera”? Intendo i tuoi?
Battiato: anzitutto non mi piace il termine fan, a dire il vero lo ritengo un po’ offensivo. Preferisco usare il termine ascoltatori. Ecco, negli ultimi anni, si è delineata molto bene la figura di questi miei ascoltatori. Si tratta di persone che hanno esigenze particolari, ecco, direi delle esigenze spirituali! Non alludo alla religione, a una religione canonica, quanto piuttosto a una intima ricerca spirituale che ciascuno sente il bisogno, a un certo punto della propria esistenza, di sondare, di percorrere.
G: che media hanno questi ascoltatori?
Battiato: ma dai, che vuoi che importanza abbia…
(il giornalista sorride. Si prepara una sigaretta che tiene fra le dita)


G: ascolta… hai iniziato in un periodo particolare. Un periodo di rivolta sociale, dove le canzoni erano di protesta e politicizzate. Tu, invece, te ne sei altamente fregato e te ne esci con Foetus e Pollution, album sperimentali, avanguardisti. Modello Stockhausen, insomma. Cos’era, la tua, una provocazione? Ti posso leggere a questo proposito uno slogan usato frequentemente nei manifesti dei tuoi tour?
Battiato: Oddio. Vabbè! Vai!
Giornalista: Battiato Pollution è uno spettacolo: dentro c’è Franco Battiato, l’artista più brutto, più buffone, più di cattivo gusto di tutta Italia. Per il massacro è tutto pronto: album e spettacolo possono diventare un incubo finito.
Battiato: (imperturbato. Si toglie gli occhiali da sole) Sapevo che il pubblico non avrebbe apprezzato. Che posso dirti! Non c’è nulla che m’interessi meno del pregiudizio altrui. Alla mia età, poi, non mi muove più neanche un capello. O mi vuoi così o me ne vado e, forse, ti mando anche a fare in culo.
G: Continuo…
Battiato: no, gentilissimo, grazie. Andiamo avanti!
G: a metà degli anni ’70 hai sofferto di depressione. Perché, cos’era successo? Eppure, nonostante tutto, avevi venduto ventimila copie con l’album Pollution. Avevi aperto i concerti all’aperto… eri più che riconosciuto!
Battiato: (Rimugina tra sé. Rincorre un pensiero. Spia il cielo per un minuto abbondante). Ricordo quel periodo. Un malessere… non ti dico. Da un lato, forse, la futilità che riscontravo in certi ambienti discografici, dall’altro la direzione musicale che avrei dovuto effettivamente intraprendere. Pensa com’ero messo… Una volta a New York provai un’attrazione fortissima a buttarmi sotto la metro. L’idea del mio corpo che si sfracellava m’inebriava. Un secondo prima di farlo mi afferrai a un palo vicino a me.
G: e non sei caduto?
Battiato: oh! Che ragazzo deduttivo!
G: (alza le braccia!) domanda più stupida che retorica.
Battiato: Per un mese, tutti i giorni ho combattuto col suicidio. Di notte lievitavo, diventando masse di colori, di giorno mi sentivo portare via. Mentre camminavo mi sentivo attratto come un piccolo ferro da una grande calamita, oppure mi sentivo spegnere, come se a un tratto mi togliessero i contatti o la corrente. Una notte ero sicuro di morire (più del solito). Giunto al massimo, mi lasciai andare, accettando tranquillamente l’idea della morte, quando all’improvviso cominciai a provare un’energia inequivocabile che, partendo dalla testa, si stabilizzò presto su tutto il corpo, infondendomi una serenità e una gioia che non immaginavo potesse esistere. Mi consigliarono uno psichiatra. Fu la mia salvezza. Mi spiegò che non era nulla di grave, niente sedute, mi prescrisse solo dei farmaci. Scendendo le scale dello studio mi dissi: è quello che meriti, cretino, ti sei messo nelle mani di uno che non sa neanche chi sei. Ovviamente non comprai mai quelle pillole. Appallottolai la ricetta e la gettai nella spazzatura. E da selvaggio, in casa, mi distesi sul pavimento. Poco a poco scoprii che potevo indagare l’interiore. Quella sì fu un’esperienza fantastica. Per il resto… che bello dormire da soli».

G: (accende la sigaretta. Ne allunga una a Franco che rifiuta) è iniziata così la fase mistica allora?
Battiato: lo dici con un tono! Sì comunque, da autodidatta. Ho cominciato a meditare per disperazione. Scoprii per primi i mistici indiani: Aurobindo, Yogananda, e ne nacque nel ’73 Sulle corde di Aries, un viaggio iniziatico in forma di disco. Poi ci fu l’esoterismo: Guénon, gran divulgatore, una sorta di Elémire Zolla, ma soprattutto, fondamentale, Gurdjieff. Studiare le opere del pensatore russo m’ha insegnato la disciplina: da disordinato che ero imparai il metodo, l’autoregolamentazione. Cominciai a dare alla mia vita delle priorità: da allora mi divertono le cose che mi nutrono, non quelle che mi distraggono. Dice Gurdjieff: “Il tempo è prezioso, non sprecarlo per cose che non siano in rapporto con la tua meta».
G: (recupera un foglio, colto quasi da un’illuminazione. Sbuffa una nuvoletta di fumo in aria e s’immerge nella lettura). Per conoscere me e le mie verità io ho combattuto fantasmi di angosce con perdite di io. Per distruggere vecchie realtà ho galleggiato su mari di irrazionalità. Ho dormito per non morire buttando i miei miti di carta su cieli di schizofrenia. È bellissimo, sai? U turn dell’album Clic. Capisco di cosa parli.
Battiato: Se c’è un essere speciale, quello è stato proprio lui, Gurdjieff. Mi ha cambiato e stravolto l’esistenza. Entrai nei gruppi gurdjieffiani per circa sette anni. Fu una bellissima esperienza che è stata la mia base, quella che mi ha permesso di essere ciò che sono oggi, cioè molto meglio di come ero prima. Gurdjiief è stato il vero mediatore e sintetizzatore tra i due sistemi, occidentale ed orientale. Lui non insegnava a diventare santi, bonzi, yogi o fachiri. Consigliava invece di fare esercizi all’interno della vita quotidiana, magari mentre ti trovi in un caffè o in un mercato. È il misticismo applicato alla vita.

G: i tuoi testi quindi sono incomprensibili per questo, insomma… per lo stretto legame con quel mondo?
Battiato: (è divertito, nicchia) Certo… per esempio Centro di gravità permanente, vuoi sapere com’è nata?
G: (annuisce preparandosi alla risposta provocatoria)
Battiato: Una mia amica cercava un centro dove farsi la permanente e da lì… dedussi questa canzone.
Giornalista: ti va se ritorniamo seri?
Battiato: ah bene, bisogna esser divertenti per esser seri. Continua pure!
G: L’ultima canzone della Voce del padrone, intitolata Il sentimiento nuevo, affronta il tema dell’amore non solo come sentimento ma come forte carica sensuale. A questo proposito, visti i tuoi interessi mistici ed esoterici, appartieni anche a quella corrente di pensiero che vive l’elemento divino tramite la sessualità fisiologica?
Battiato: È una domanda interessante ma piena di tranelli per il mio caso personale. Sono da anni combattuto tra le due strade, quella che utilizza il sesso come elevazione mistica e quella cattolica della trasformazione. C’è una frase che avevo scritto ma che adesso non ricordo dove ho messo. Diceva così: «Quando raggiungevo una forte intensità in amore, il mio seme diventava più denso e più puro». Nell’antichità si parlava del parossismo orgiastico, della tecnica di trattenimento del seme, un orgasmo continuo con una fuoriuscita e un rientro del seme. Quella era una tecnica per arrivare a livelli di estasi al di là dell’umano, quasi insopportabili per forza, intensità e gioia.
G: Quando parli di sessualità cattolica, alludi a un senso di colpa?
Battiato: Ah, guarda, quella non m’interessa per nulla. L’energia sessuale è come il fumo che passa attraverso le porte. Non puoi chiuderla, non puoi sigillarla perché si trasforma. Nel momento in cui reprimi una cosa, ti scappa fuori da un’altra parte. Direi piuttosto, come suggeriscono più evoluti mistici cattolici, che si può tentare di trasformare la sessualità. Molti cristiani hanno saputo instradare l’energia sessuale verso altre direzioni. Le mie due diverse strade sono queste: da un lato il raggiungimento di una situazione diversa, tramite un uso particolare della sessualità, dall’altro spostare la sessualità verso altre cose, trasformare l’energia. Come il lavoro che produce calore. Non ti ho detto la terza strada possibile: non sprecare tanto tempo in tentativi vani. Senza fare discorsi elevati: si può considerare anche la sessualità come sfogo fisico necessario, uno svuotamento della spina dorsale. Se non sei in grado di farla diventare qualcos’altro, è meglio che alcune tensioni che si organizzano all’interno dell’energia sessuale vengano espulse e liberate.
G: (schiaccia il mozzicone sul posacenere e indaga lo sguardo del cantautore) Qual è il tuo amore ideale? Platonico, sensuale, o una semplice avventura?
Battiato: Per me è come diciamo in siciliano: trasi e nesci, cioè a volte sì, a volte no, ma senza continuità. Anche se conosco qualche tecnica, una volta concluso l’atto, l’interesse decade. Mi trovo esattamente in mezzo tra le due grandi Vie tradizionali: cioè tra la castità (cristianesimo, buddhismo tibetano, ecc.) e sesso tantrico (induismo, taoismo, ecc.) che usa tecniche per utilizzare l’energia sessuale.
G: Franco… il tuo rapporto con la religione cattolica è stato più volte equivocato. Diverse tue canzoni hanno fatto da sfondo ad eventi e spettacoli di gruppi cattolici. Hai pure cantato davanti a Papa Wojtyla e portato la tua Messa Arcaica in diverse chiese. Ora se non hai alimentato l’equivoco…
Battiato: Sono siciliano e sono figlio di una cultura cattolica. Mia madre e mia zia erano due donne molto devote. A Milo ho una cappella consacrata che ho lasciato in loro onore. Definirmi cattolico no, nel modo più assoluto. Sono contrario a una certa liturgia grossolana, fatta per parlare e non per realizzare un vero rito interiore. Ma non ho preclusioni. Non voglio avere preclusioni. Cattolici storici interessanti ce ne sono stati. E anche di contemporanei. La lettura della Bibbia non mi ha mai entusiasmato. La Bibbia fa riferimento a una società di diritto anziché di spirito. Fondamentalmente il messaggio cristiano non c’entra nulla con la Chiesa Cattolica. Tuttavia non butterei l’acqua sporca con… con tutto il bambino…(esita) si dice cosi?
G: sì, credo di sì (sorride).
Battiato: quello che volevo dire è che non si può condannare il cattolicesimo. È solo una parte che non c’entra niente con la spiritualità.
G: è vero che, quando sei stato chiamato per cantare dal Papa, prima hai esitato e dopo hai detto “ci vado ma ditegli che non sono cattolico!»
Battiato: Io ho una relazione mistica col creato, la mia idea del divino è la mia ricerca. Non mi sono mai immaginato nulla se non quello che via via sperimentavo. Quindi non sono né musulmano né induista né cattolico. Come si fa a dire: sono questo o quello?
G: quindi sì (ride).
Battiato: (annuisce)
G: Parliamo della morte?
Battiato: scusa, della mia o in genere?
G: della tua, della tua (lo bacchetta scherzosamente). Sei tu il protagonista oggi!
Battiato: oh, sono lusingato.
G: Pensavo al bellissimo brano che hai scritto con Sgalambro. Testamento. Ricordi?
Battiato: Eh.
G: La frase che recita E mi piaceva tutto della mia vita mortale, noi non siamo mai morti e non siamo mai nati?
Battiato: che vuoi sapere? T’aiu scippari i parole da ucca (sorride languidamente)?
G: che volevi dire… che idea di morte è la tua?
Battiato: semplicemente che gli umani esistono ma non muoiono come si crede. Ci si trasforma. Ci si trasforma sempre…
G: Franco… hai paura della morte?
Battiato: Non so come risponderti. Sto lavorando per essere degno di un passaggio di un essere umano da una dimensione all’altra. Questo sì, ti giuro ce la sto mettendo tutta. Ti dico una cosa però, quando arriverà il momento vorrei non avere nessuno accanto, nessuno, il massimo riserbo, la massima e totale discrezione.
Giornalista: Franco, sarà difficile.
Battiato: (sorride)

Informazioni su Adriano Fischer

Adriano Fischer è docente di diritto e scrittore. Si occupa di narrativa e scrittura creativa. Gestisce il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”. Collabora con numerose case editrici. Ha pubblicato i seguenti libri: “Bella Cohen” per Nulladie Edizioni; “Dissipatio G. M.” per Robin Edizioni; “Assenze” per Delfino Edizioni.
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