Il Gruppo di Polifemo

Amore di plastica: uso o riciclo?

Perché questo uso smodato della plastica? A quali interessi economici risponde?  Conviene il riciclo o il riuso? Secondo appuntamento con il dott. Danilo Pulvirenti, aka Pulviscolo Discolo, chimico e responsabile di Progetto Ambiente Catania con il quale approfondiamo l’argomento.

 

Cos’è esattamente la plastica?

La plastica non è altro che un derivato della distillazione del petrolio. Se, ad esempio, prendiamo un barile di petrolio, il 20% è combustibile mentre il restante è rappresentato da migliaia di molecole tra le quali ci sono quelle che chiamiamo comunemente plastica. Anche se, a dire il vero, dovremmo parlare di plastiche, che comprendono ad esempio polietilene, polistirene, pvc, etc.

Un rifiuto, praticamente.

Un rifiuto, sì, che ha lanciato, negli anni sessanta, il pericoloso modello usa e getta, quell’insana abitudine di buttare via quanto appena consumato. Una volta non era così. I nostri nonni, di fatto, non usavano la plastica, ma erano avvezzi all’uso del vuoto a rendere. Le bottiglie di vetro (vuote), in poche parole, venivano restituite al commerciante che, a sua volta, le riconsegnava al produttore il quale le riempiva per metterle nuovamente in circolazione. Il riciclo, cioè il processo di trasformazione delle materie in qualcos’altro, è una cosa attuale. L’uomo, infatti, nella sua millenaria esistenza, non ha fatto altro che riutilizzare il materiale a disposizione, non eliminandolo. Pensa a tutti i cocci che ci sono a Roma, sono residui di recipienti che i cittadini usavano e riusavano per le più disparate attività.

Perché, allora, questa produzione smodata di plastica?

Uno dei motivi principali riguarda senza dubbio il fatto che abbiamo bisogno del petrolio, per avere energia e benzina per le nostre auto. La plastica è un sottoprodotto, uno scarto del petrolio che si produce in quantità ingenti indipendentemente da un nostro effettivo bisogno. Discorso diverso, per esempio, per le materie prime come la bauxite che si estrae in natura nel momento in cui ci serve l’alluminio. La preoccupazione sincera è che questo sovraccarico di plastica abbia generato la necessità dell’”usa e getta” che abbiamo applicato poi in molti altri sistemi produttivi.

La plastica, alla fine, sarebbe riciclabile. Voglio dire, basterebbe rispettare il processo di raccolta di cui abbiamo parlato la volta scorsa e…

E, invece, non è così. O, almeno, non è la prima soluzione da percorrere. Una sana politica ambientale dovrebbe evitare, o ridurre al massimo, il riciclo. Dovrebbe puntare, invece, sul riutilizzo, cioè riusare la stessa materia che altrimenti si butterebbe via.Lasciamo da parte per un attimo la plastica, prendiamo adesso il vetro come spunto di riflessione. Che senso ha buttare il vetro, fonderlo e consumare energia, per fare la stessa bottiglia di prima? Non sarebbe più opportuno riutilizzarla? Usiamo così energia una sola volta, cioè al momento dell’estrazione. Tra l’altro, il vetro lo ricaviamo dal silicio, dalla sabbia, che, come sappiamo, è uno degli elementi più presenti sul pianeta, a differenza del petrolio che per recuperarlo occorre scavare sotto terra con enormi danni ambientali. Il vetro, poi, si può sterilizzare portandolo a temperature superiori di 121 gradi, cosa impossibile per la plastica che perderebbe le sue caratteristiche. Il vetro è rappresentativo di un sistema circolare che l’uomo ha perso, o smarrito, nell’ultimo secolo, anche per colpa della plastica.

Cosa intendi per sistema circolare?

Attualmente si è propensi a seguire un sistema lineare. Vuol dire che per prima cosa estraiamo la materia, poi la trasformiamo, poi la consumiamo, e infine la buttiamo via. In un sistema circolare, al contrario, se si decide per il riciclo, i passaggi saranno i seguenti: estrazione, trasformazione, consumo, trasformazione e consumo e così via. Diversamente, e auspicabilmente, se si scegliesse di riusare, consumeremmo all’infinito senza trasformare nulla, guadagnando in energia.

La plastica, quindi, dovrebbe essere eliminata, al di là della possibilità di riuscire a riciclarla?

Il problema è che la plastica è strettamente legata al sistema energetico basato sul petrolio. Un sistema energetico basato sul petrolio è poco efficiente: richiede tanta energia per produrre energia! Gli interessi economici, che sono dietro il petrolio, spingono per sprecare energia, anche se questa non ci serve effettivamente. Più petrolio bruciamo, più produciamo plastica e più ne dobbiamo consumare e, quindi, buttare via. Per questo motivo non bisogna solo riciclare, ma altresì rivedere tutto il sistema energetico. È evidente che, se andassimo verso fonti rinnovabili, non ci troveremmo più con tutta questa plastica in giro, e consumeremmo energia in modo più attento, perché saremmo noi i primi a produrla. La politica dovrebbe ridurre, sia pure gradualmente, l’uso delle fonti fossili e virare verso altre e variegate fonti d’energia. Per farlo, occorre principalmente preparare un piano energetico perché finora non ne abbiamo avuto uno. Di quanta energia abbiamo effettivamente di bisogno?

Nel piccolo, nel quotidiano quali suggerimenti puoi darci?

Prevenire la produzione di rifiuti: usare i vuoti a rendere, sostituire le buste di plastica o di carta, con le sporte di tela, bere l’acqua delle fontanelle usando bottiglie di vetro, fare acquisti a chilometro zero magari riusando i contenitori (come mostrato nel video sotto dai giovani che sono il nostro futuro).

Non lo dico io, poi. Lo dice la legge, prima di tutto bisogna prevenire, poi riutilizzare, poi riciclare, poi recuperare materia, e poi quello che è rimasto si butta via o si studia attraverso centri di ricerca cercando di individuare materiali che possano essere riusati, riciclati o compostati. Siamo tecnologici o no?

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