Arte Incontra – Anna Maria D’Amico

articolo di Sebastiano Grasso

«…Mi piace spettinato camminare
Col capo sulle spalle come un lume
Così mi diverto a rischiarare
Il vostro autunno senza piume. …»
È il 1975, Branduardi mutua dal russo Sergej Esenin un testo di ordinaria bellezza popolare, e dà vita al suo ‘Confessioni di un malandrino’; una dedica a quei silenziosi poeti che sul tappeto magnifico dei versi, sussurrano qualcosa che ci tocchi. Anna Maria potrebbe incarnare questo spirito ‘menestrello’. Anna Maria D’Amico, pittrice catanese (classe 1968), si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Catania e, con la tesi sull’artista Mario Ceroli, si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze; località dove soggiorna per dieci anni. Con il rientro nella terra d’origine Anna Maria trova la maturità artistica. Nel 1999 i soggetti delle sue opere si staccano dalla suggestione (e gestione) della figura umana, da contenuti spesso impregnati da eccessivo simbolismo. Dal 2000/2001, la collaborazione con la galleria

L’Arte Club di Franco Cappadonna è per lei ulteriore motivo di crescita e confronto. Il suo stile si consolida, scopre il gesto pittorico, la sintesi materica, le vibrazioni luminose; abbandona il pennello e usa la spatola. La tela bianca, leggiadra, intonacata con la sabbia nera dell’Etna, diventa il luogo comune dove indirizzare quel bisogno di forza, spessore, concretezza.

«I miei lavori non vanno valutati solo singolarmente. – mi dice Anna Maria – L’attenzione e quindi l’analisi, va portata all’intera serie dei quadri in esposizione, poiché è nella visione d’insieme che sarà possibile avere contezza del tema presentato e del significato ricercato. Caratteristica della mia pittura è presentare forme cangianti, condizione implementata anche dalla trasparenza della struttura pittorica. Tutto ciò invita a pensare che ci sia qualcosa oltre l’orizzonte scenico, qualcosa che vive fra la speranza e l’inquietudine. Tra marzo e aprile del 2020, durante la pausa Covid, ho realizzato un’intera serie di opere; poi a mia nipote chiesi di suggerirmi il titolo per un quadro e, sorprendentemente, rispose: ‘il Velo di Maya’. La riconducibilità del mio lavoro verso il concetto metafisico di A. Schopenhauer conferma – in qualche modo – la genuinità della mia ricerca. Infatti, non è un caso che questa produzione artistica (che ho chiamato ‘Arte, Pietà e Ascesi’) mutua il pensiero del filosofo tedesco, secondo cui l’uomo vede il mondo come lo desidera e non come realmente è. Ciò avviene attraverso un filtro, ‘il velo di Maya’, che crea la dimensione desiderata. Attraverso il mio ‘velo’ racconto le mie vedute flemmatiche, le chiamo ‘verità mancate’. Seguendo Schopenhauer, tre sono le vie che conducono alla redenzione dal dolore: Arte, Pietà e Ascesi.»

 

Per capire meglio l’arte di Anna Maria è necessario aprire una breve parentesi. In pittura sono essenziali due capacità: saper sentire il vedere e saper vedere il sentire
La prima. Supponiamo di osservare i margini di una radura in un tardo pomeriggio autunnale. Il (buon) pittore non dovrà riprodurre pedissequamente ciò che vede, bensì ciò che sente da tale visione (seguendo la mia predisposizione, dipingerò: i raggi del sole accarezzare il bosco all’imbrunire, i lampi di luce incendiare le cime degli alberi, i prati fluttuare come onde purpuree verso le derive dell’immanenza). Saper tradurre ciò che vedo in ciò che sento per la pittura figurativa è un processo fondamentale. La seconda (saper vedere il sentire), implica saper osservare e raccontare – sostanzialmente – il proprio stato d’animo. Quest’ultimo approccio ha influenzato tutte le nuove correnti di pensiero moderne (dal dopoguerra a oggi): dall’astrazione espressionista/minimalista, al metafisico, dall’informale al concettuale. L’espressione interiore si è fatta via via sempre più raffinata, smerciabile. La pittrice catanese si colloca in una ipotetica via di mezzo tra questi due modi di percepire il mondo e lo spazio interiore (sentire il vedere e vedere il sentire).

«Sotto il profilo artistico e concettuale – continua la D’Amico – non mi sono mai sentita condizionata da altri artisti; mi sono limitata ad apprezzare un certo tipo di tecnica e la vibrazione che la luce crea attraverso i supporti. Solo recentemente ho conosciuto una pittrice, Stefania Orrù; di lei, oltre ad ammirare la capacità di sintesi estetica e la forza che trasferisce alla materia (che tratta in modo sublime), sento una comunione emozionale, ovviamente con le dovute differenze caratteriali ed esperienziali.
Per me la forma resta collegata al tema, alla serie; diversamente potrebbe essere solo uno stratagemma per non dover affrontare l’impasse della tela bianca. Attingo alla realtà, ma poi perseguo un certa estetica formale e coloristica; e il mio timore è sempre quello di scadere nel decorativismo. Cosa provo quando dipingo? Liberazione, estraniazione da tutto ciò che vincola la mia persona, il mio spirito! Per me dipingere è un tempo di rifugio, ma anche un modo per comunicare, e l’obiettivo: instillare al fruitore un’emozione e non una richiesta di significato.»

Nelle rare occasioni in cui ho potuto incontrare Anna Maria ho sempre avuto la sensazione di avere di fronte una persona poco avvezza al pettegolo di salotto; quel suo abitare ai margini non cela introversione, né superbia (forse uno stratagemma per dirimere ogni paragone tra la sua minuta persona e la potenza visiva che trasmette nelle proprie opere). Cedo sempre al fascino dei tratti mediterranei e nei profondi occhi, dichiaratamente imperscrutabili, cerco sempre un varco verso l’anima; quelli di Anna Maria non confermano il carattere mite e accomodante di copertina: in Lei ho trovato la potenza espressiva dei suoi dipinti.

Prima di analizzare la sua opera attingo ad un sottofondo musicale, un brodo sensoriale capace di tradurre le giuste sensazioni interiori; i Teatransonic fanno al caso (un gruppo le cui sonorità si possono ricondurre al techno-ambient più suggestivo e raffinato – mi lascio trasportare da ‘Man on red Beach’, Azzurro ciclico’ e ‘Burnout’ – tracce audio-visive che come certa pittura rifiutano la catalogazione della forma come concetto narrante). In epigrafe possiamo osservare l’opera ‘2 – serie Arte, Pietà e Ascesi’ (dim. 80×60, olio a spatola su tavola intonacata). Un pezzo di monumentale rigore, nel quale è sintetizzata una sedimentazione frutto di raffinata abilità stilistica, decongestionata dai vincoli formali. Nessun riferimento esplicito d’innanzi all’opera… tutto diventa cangiante, a secondo di come la luce accarezza il quadro, o dello stato emotivo con lo osserviamo. Assecondo il mio istinto! Immagino tracce: la campagna iblea, con i suoi ciottoli di arenaria bianca, la memoria del muro in pietra a crudo (magistralmente tessuto), scarnificato dall’infinito che domina. Ciò che resta sono emozioni: sudore dello stento, caustico silenzio, pace per un pezzo di pane, luce che disseta l’anima del povero. Impariamo a ‘vedere il sentire’ e, in quella linea di mezzo che sta tra il cielo e la terra dei nostri sussurri, troveremo la verità mancata. Di Schopenhaurer continuo ad amare una frase: ‘Ognuno di noi confonde i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo’. Concludendo con un’immagine di felliniana memoria: …il poeta di paese, con le scarpe verniciate e col cilindro in testa, cammina…mi chiedo cosa vedrà.

Informazioni su Sebastiano Grasso

Sebastiano Grasso (Udine, cl.1965), pittore. Apprende i primi rudimenti dal carnico Arturo Cussigh (allievo di Morandi, Guidi e Saetti). Pur collocandosi nella sfera dei pittori, cosiddetti, “autodidatti”, l’artista vanta una formazione accademica. Ha fatto parte del gruppo artistico: “I dodici movimenti (Sicilia - Acireale)” e “I pittori della luce” (Triveneto). Ha esposto in prestigiose collettive (tra gli altri, con P. Guccione, S. Alvarez, F, Sarnari, il Gruppo di Scicli, A. Forgioli. R. Savinio, A. Gio-vannoni, C.M. Feruglio, Ennio Calabria). E’ presente in varie collezioni private e pubbliche. Vinci-tore della XII^ Biennale d’Arte Internazionale di Roma.
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *