Il Gruppo di Polifemo

Arte incontra Scalamatrice33

 

A dispetto di ogni previsione, esistono luoghi dove – per una sorta di singolarità – la quiete dilata il “silenzio”; lì, il più delle volte, sarà possibile osservare un continuo stato di grazia in grado di generare empatia, creatività, benessere. Circa due anni fa, Salvatore Lanzafame mi suggerì un nuovo spazio espositivo a Caltagirone, “Scalamatrice33”; luogo dove anche lui aveva esposto le proprie opere, traendo inaspettate sensazioni. Tutti i particolari che l’amico mi indicò suscitarono la mia curiosità. La giusta occasione per vedere il posto coincise con l’inaugurazione della mostra “Identità Mediterranea” dell’artista Salvo Barone. All’evento mi accompagnò Salvatore.

Quel giorno partimmo alla buon’ora; affrontammo un caldo torrido. Dopo qualche chilometro, ed eravamo già immersi nel sudore, la mia 207 decise di privarci del climatizzatore di bordo. Con un tacito accordo, io e l’amico preferimmo conservare ogni energia nella frescura di un paio di Ray-Ban; poi solo silenzio e vento, per oltre 60 km.

Caltagirone, la muta cattedrale nel deserto, l’antico gioiello barocco incastonato tra i monti Erei e gli Iblei, era lì, davanti a noi. Lasciammo in sosta la macchina in un ampio parcheggio che dominava su tutta la valle del Calatino. Osservammo il cielo terso, pareva avvolgere il creato: da ovest lingue di luce accarezzavano la vallata con gialli oro e ocra aranciati, facendo brillare le oasi come cangianti smeraldi. Poi, il mondo si perdeva nei caldi bistri d’Oriente.

Con uno scossone l’amico mi invitò a procedere. Infatti, gli ultimi passi che ci separavano dalla meta ci obbligarono a raccogliere le poche energie: i vicoli, strettissimi, ora inerpicandosi verso quell’azzurro, ora sprofondando nel “lutto”, regalarono un imprevisto fiato corto. Al passo più agile di Salvatore io reagì con tutto il mio orgoglio. Fui subito incuriosito dal fatto che lungo quelle ripide scorciatoie non vi fosse altra anima viva. Non seppi darmene una spiegazione e, di certo, non avrei bruciato un altro grammo di energia per capire. Tuttavia, nel goffo tentativo di soffocare quel latente disagio, iniziai a frugare ovunque intorno a me. Nulla. Nessuno. L’anomalia, invece, mi regalò il privilegio di scrutare il susseguirsi di botteghe dei maestri ceramisti.

Al loro interno un’unica regia pareva aver sistemato l’apparente caos, l’alchimia della leggenda calatina: scaffali pieni di vasi, teste di Moro, alzate, lumi e poi i forni, argilla informe, pigmenti puri, il tornio. Ttutti lì, in bella mostra, quasi a ricordare quel patto, mai reciso, tra quegli uomini e la loro storia. Pian piano iniziai a intuire perché, proprio lì – in quell’altare sospeso tra terra e infinito, in quel sordo profumo di pietra e tempo – avrei potuto scoprire un nuovo fiore.  Finalmente, lungo quella magnifica scalinata che tutto il mondo ci invidia, arrivammo all’angolo con il civico n. 33; “Scalamatrice33” era proprio lì davanti a noi. Subito incrociai il sorriso del padrone di casa, Peppe Cona (così per gli amici). Costui aveva un qualcosa di familiare, il suo sguardo esprimeva bontà, sincerità.

Con gioia mi mostrò lo spazio espositivo. L’ambiente si sviluppava su due piani (con annessi balconcini). Il locale risultava minimale ma intimo, casalingo. Se l’idea iniziale di Peppe era stata quella di «…pensare uno spazio domestico capace di contenere quadri in esposizione per una fruizione da estendere ad un gruppo limitato di amici…» in seguito, il risultato fu quello di osservare un crescente interesse attorno a quelle stanze. Mi dirà:- «Appuntamento dopo appuntamento, su queste pareti ho visto susseguirsi il Bello; tra un sorso di whisky, brani jazz e ore tarde, ho conosciuto gli amici degli amici, ho brindato ai loro sorrisi e ho ascoltato latitudini del pensiero che non avrei mai immaginato potessero esistere. Tra le mura di casa mia ho sentito crescere un respiro profondo e comune che, come risultato, ha permesso di condividere emozioni e progetti».

Gli appuntamenti artistici a Scalamatrice33 non sono subordinati a interessi di natura economica, (benché ogni spazio espositivo sia in grado di innescare/generare interesse da parte di collezionisti); essi mirano piuttosto ad offrire all’artista, al visitatore, un luogo dove poter condividere lo sforzo estetico, la ragione e a godere dell’incontro, o dell’ “intero” (N.D.R. pensiero caro a Enzo Tomasello).

Ma,per capire meglio il senso di questo progetto, è utile fare un passo indietro. La crisi economica degli ultimi anni ha sensibilmente ridimensionato l’indotto che gravitava attorno al mondo dell’Arte. Una delle dirette conseguenze di ciò è stata la chiusura di tantissimi spazi espositivi, con la conseguente riduzione di molti eventi. Le poche gallerie presenti sul territorio adesso, spesso, adottano politiche che puntano a proporre “Arte affermata”, sacrificando i “figli di un Dio minore”.

E’ ancora vivo nella memoria il periodo, per esempio, in cui Piero Guccione riuscì a catalizzare l’attenzione degli addetti in buona parte del sud dell’isola, ed in particolare nell’area comisana, dove divenne determinante la regia di Salvatore Schembrari. Altrove, nel catanese, con Angelo Scandurra, oppure nell’acese, con Luca Scandurra (in arte Calusca), si riuscì a confezionare una serie di appuntamenti grazie ai quali artisti siciliani di ottimo valore ebbero la possibilità di usufruire di un’efficace visibilità.

I risicati fondi messi a disposizione degli Enti pubblici, l’assenza di sponsor e le scarse previsioni di vendita calcolate dagli spazi privati, hanno fatto piombare tutto il sistema Arte in un profondo“Medioevo”, dentro il quale troviamo silenzi progettuali e distanze incolmabili tra artisti e società. Tuttavia, ogni sistema sociale genera anticorpi e ultimamente assistiamo ad iniziative in grado di generare nuovi stimoli per fare ritrovare e rivivere l’Arte.

“Scalamatrice33” è uno di questi esempi. La galleria non impone all’artista opprimenti condizioni, né avvilenti compromessi. L’unica condizione richiesta all’autore, oltre al talento, all’originalità espressiva e al rigore estetico/formale, è una certa predisposizione dell’animo all’incontro, nonché una sufficiente dose di sensibilità, tale da permettere di condividere l’esperienza (o l’“intero”). Ogni appuntamento creerà un confronto – quasi familiare/amicale, costruttivo – capace di rigenerarsi ad ogni nuovo appuntamento.

La sensazione infine: Peppe Cona/Scalamatrice33, un binomio che ricorda un padre e la sua creatura, una creatura che ha imparato a camminare e diventare altro, qualcosa di imprevisto. Il numero di artisti che vanta l’esposizione a Scalamatrice33 è sempre più numeroso, io stesso vi ho esposto. Tutti noi siamo concordi nel sostenere che questo inusuale spazio sia capace di regalare un’esperienza diversa, di alto valore umano. Ho chiesto ad alcuni di questi maestri e ad un critico le proprie impressioni sullo spazio di Peppe. I frammenti di pensiero – generati da individui per loro natura “distanti”, “diversi”, per questo unici e meravigliosi – hanno dato vita ad un caleidoscopio di emozioni e mi piace pensarlo al respiro di una goccia di sangue di questo nuovo fiore.

Alessandro Finocchiaro (artista)

«Scalamatrice33 è, in qualche modo, uno spazio per il pensiero. Un contenitore articolato principalmente in due sale, distribuite su diversi piani, che è quasi l’opposto di un white-cube, e che a ogni mostra ha trovato modo di reinventarsi. Ciò grazie alla vitalità dimostrata dalla nuova pittura italiana. Tutti gli artisti invitati a esporre in questa sede, in forma privata, a metà di una delle scalinate in ceramica più famose e originali al mondo, hanno portato il meglio della loro più recente produzione. Ed è con un certo orgoglio che posso dire d’essere stato, nell’estate 2016, su invito di Pelle Cona e a fianco di Maurizio Pierfranceschi, in questa sede apripista. Esploratori da camera fu quella prima mostra, e via continuando fino a quest’ultima Elogio alla notte, che ha visto felici protagoniste Stefania Orrù e Cetty Previtera.»

Cetty previtera (artista)

«Scalamatrice33 è nel bel mezzo di una scalinata, storica, faticosa, portentosa, in direzione verticale, verso i tetti, il cielo e gli uccelli. Un pezzetto di superficie del pianeta cui il caso ha dato fortuna, o la fortuna ha dato il caso, di accogliere. Per ritrovarsi, vedersi, specchiarsi, tra umani ed arte. È casa, un piccolo rifugio. È spazio, possibilità. Un luogo cui dare gratitudine, in cui mettersi comodi, incontrarsi. Io mi ci sono messa con le estensioni di me, con la mia pittura, con quello che avevo dentro ed è venuto fuori, ritrovandomi al centro di tante cose, case, vino, storia, piastrelle, col giusto peso silenzioso dell’intimità. Poi è arrivata la gente e non mi ha tolto nulla di tutta la bellezza. La si aspettava per dare senso a tutto»

Stefania Orrù (artista)

«Scalamatrice 33 (il luogo fisico e il suo inventore Peppe Cona) è una Casa. L’ho percepita da subito così e qui la parola casa non indica un’architettura, una proprietà o il senso di appartenenza a luoghi, famiglie, culture, ma esprime piuttosto “il confine all’interno del quale si può preservare e ridefinire la propria identità”. E’ il luogo del ritorno, della scoperta di ciò che forse già c’era e che ora finalmente riusciamo a vedere, sostenuti proprio da quel senso di serenità domestica che apre alla possibilità di spingersi oltre, senza neanche accorgersi, fino a trovarsi migliorati pensando di essere stati sempre così».

Salvatore Lanzafame (artista)

«A conclusione dell’atto del “dire” nessuna traccia risolutiva permane…Al contrario, il “fare” si organizza come processo creativo, si determina in molteplici aspetti, come le vicende che quel terrazzino di papaveri già conosce e ogni fiore rosso è segno unico. Gli ospiti di Scalamatrice33 vivono sinergicamente l’esperienza generosa della condivisione, testimonianza di cultura, arte e bellezza. Trovare il metodo, sperimentandolo, è il segno distintivo del “fare” stesso».

Piero Zuccaro (artista)

«- I luoghi ti parlano – Tempo fa ho insegnato all’istituto d’arte di Caltagirone e durante le pause facevo delle lunghe passeggiate per il centro Calatino, immergendomi nell’atmosfera metafisica che le piccole stradine assumevano verso l’ora di pranzo o al mattino. Durante il cammino lento osservavo un piccolo incrocio, un balcone, una torre e ovviamente la scalinata. Da tempo oramai ho sperimentato che quando provo una certa sensazione in un luogo questo prima o poi sarà legato al mio lavoro di pittore. Così è stato per Scicli, Ibla, Siracusa, Palermo, Roma, Venezia ecc. e ora accade con Scala Matrice a Caltagirone. I luoghi si caricano di energia per mezzo delle persone che vi transitano, e restituiscono il flusso energetico attraverso i colori, profumi e forme di cui sono composti. L’incontro con lo spazio Scala Matrice si è concretizzato lo stesso giorno che ho visitato la mostra del maestro Piero Guccione nel museo diocesano. E’ grazie a due carissimi amici Nicoletta e Giuseppe Zampogna che quel giorno ho conosciuto Peppe Cona. Parlando con lui ho capito subito che c’era un’intesa sull’arte e su come questa debba essere gestita, pensieri limpidi e trasparenti che sono cosa rara tra gli addetti ai lavori. Catturati dall’entusiasmo di Peppe con Giuseppe Puglisi visitiamo lo spazio Scala Matrice che troviamo subito ben organizzato e accogliente e dove senti che le cose dell’arte sono possibili. Scala Matrice è un luogo di partenza vergine per un discorso sull’arte».

Calusca (artista)

«Ritengo che l’essenza e la forza di Scalamatrice33 sia, sin dall’inizio della sua costante programmazione, l’accoglienza, intesa proprio come curiosità di scoprire l’espressivitá altrui attraverso la frequentazione e la condivisione, in “casa propria”, del carattere e delgusto di ogni artista lì volutamente ospite passeggero senza casco!».

Salvo Catania Zingali (artista)

«Ho incontrato Giuseppe Cona nel gennaio del 2017 a Caltagirone, quando, fiero, miportò a visitare gli spazi di Scalamatrice33. Rimasi piacevolmente sorpreso, la luce che entrava dall’apertura del balconcino che si affaccia sulla suggestiva scalinata, si distribuiva all’interno della saletta principale, facendo risaltare l’eleganza propria di un ambiente intimo ed accogliente che rispecchia il raffinato gusto di chi lo ha pensato. Accettai volentieri il suo invito per una personale. Ispirandosi al testo di Antonio Mercadante che allora curò la mostra, lo stesso Giuseppe decise di intitolarla “SENZA BARARE”. Questa sua scelta, a mio parere, mise in evidenza anche il suo modo di rapportarsi con gli artisti e con il loro lavoro».

Rocco Giudice (Critico d’arte/curatore)

«La galleria “Scalamatrice33” rappresenta un tentativo di andare oltre le tendenze del micro-turismo culturale che privilegia gli itinerari sperimentati. E lo fa con una formula che non aggira i dati di realtà, tanto che parte da essi: la galleria resta aperta per l’inaugurazione della mostra e per la conclusione. I visitatori interessati alle mostre devono contattare il gallerista che apre per l’occasione, sulla base della compatibilità di orari e esigenze. L’afflusso del grosso del pubblico si concentra, di solito, nei momenti topici di apertura e chiusura delle mostre. Una galleria atipica come “Scalamatrice” è aperta su richiesta, dunque, venendo incontro alla domanda concreta e non impegnando né dal punto di vista della disponibilità personale né da quello finanziario la direzione. La formula non ha presentato controindicazioni e si è rivelata di incoraggiante successo, registrando un crescente interesse da parte di artisti di tutta l’isola e del pubblico. Questa innovazione sul piano della organizzazione dei tempi espositivi in funzione delle richieste del pubblico va associata alla ubicazione e struttura della galleria: un appartamento ristrutturato, su due piani, sulla scalinata di Santa Maria del Monte, cui è legata l’immagine di Caltagirone a livello non solo nazionale. La dimensione di spazio ‘privato’ e tempistica personalizzata si giustificano senza forzature. E il colpo d’occhio, che si coglie dai balconi aperti sulla scalinata, è di grande suggestione, spaziando dai tetti della città al paesaggio circostante che va dalla Piana agli Iblei. La galleria, così, sembra integrata nella vita di tutti i giorni, parte integrante della topografia storica del centro città, inserita nel percorso artistico in modo naturale: col suo aspetto di ‘casa dell’arte’, di domicilio dell’esperienza artistica contemporanea».

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