Il Gruppo di Polifemo

Bella Cohen (Nulladie edizioni) di Adriano Fischer

Recensione di Cinzia Carroccio

Bella Cohen?

E chi era costei?

Glielo chiedo e faccio la figura dell’incolta, o non glielo chiedo affatto e spero di non farglielo notare fino a che, concluso il libro, l’arcano sarà svelato?!

Basta elucubrazioni, inizio e m’immergo in una lettura che, secondo me, ha solo il difetto di essere un po’ breve; mi sarebbe piaciuto ci fosse qualche personaggio in più nella storia.

Però che idea, una genialata, il nome di una scuola, di solito una dedica ad un grande, e non avere nessuna idea di chi sia! Mi fa pensare a Nanni Moretti e al Liceo “Marylin Monroe”, di filmica fama, l’unico che avesse avuto, nei miei ricordi, un’idea altrettanto viva.

Adesso mi viene la fase somiglianze: leggo con passione, attenzione e curiosità, mi lascio sferzare dai pensieri spesso agghiaccianti dei personaggi, poveri cristi che arrabattano nell’impensabile. Italo Svevo, ecco, senso dell’umorismo stillato da una visione familiare ancillare, dimessa. Oppure Friedrich Durrenmatt, onirismo e crudeltà mentale della borghesia senza memoria e senza etica.

Che personaggi! Gente di vita, impaurita dalle passioni, senza nemmeno la grandezza delle perversioni del passato.

Bella Cohen sarà una dama gentile che osserva, allarmata, la banalità del male quotidiano, ama i giovani, ama l’insegnamento e deve sopportare, da lassù, lo sfacelo da cui non nasce un fiore e men che meno una mente matura.

Bella scrittura e bei figuri, coerentemente sviluppati in forma di spirale di eventi concatenati.

Ogni nuovo libro che sia vera scrittura, alla fine, riesce ad esserlo, nonostante non abbia precisamente questa intenzione ma sia solo, penso, il frutto di un bisogno personale di essere complicati. E’ un sollievo che questo si possa fare ancora scrivendo quello che si è pensato, e non partecipando a uno show televisivo in forma di opinionista e/o cercatore di partner o di parenti smarriti.

Ma è un giallo o forse no? Che meravigliosa inventiva. Un genere nuovo, e i personaggi sono così vicini alla nostra mentalità. Sicuramente anch’io li ho già incontrati da qualche parte, ma me li sono fatti sfuggire, non li ho guardati come li guarda lui, lo Scrittore, che ne cura la vita e la vitalità, beato chi può.

Un racconto originale, moderno, di quelli senza autocompiacimenti, per fortuna non smaccatamente autobiografico. Devo dirgli che non ho ancora letto romanzi migliori, di autori contemporanei. Ecco il genere, è un romanzo. Confermo. Lo dice pure l’editore.

Già finito, e con sorpresa. Anzi, con più effetti: il libro non ha perso il senso del “romanzo”, non ha perso il senso “giallo”, non ha perso il senso della verità. Mi ha commosso e mi ha addolorato. Un buon libro. Una bella confezione. Dirò alle mie sorelle di comprarlo. O forse glielo regalerò.

Ah, già… Bella Cohen… il filo della creatività che conduce. In fondo, siamo sempre mossi e contenuti da quello che non conosciamo e da quello che non c’è.

Bravo lo Scrittore: oltre al romanzo anche le scienze umane hanno contribuito, grazie a lui, con la propria tendenza al rappresentabile.

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