BELLA COHEN di Adriano Fischer

Si apre il sipario dentro un piccolo teatro con sedili e palco in legno scricchiolante, luci spente e silenzio, atto primo: una schiera disordinata di uomini e donne con la maschera che tenta di suggellarne l’indole.

E’ così che mi sono vista durante la lettura di Bella Cohen di Adriano Fischer, scomodamente seduta ma stimolatissima dalle aspettative.

La trama della “commedia” è affascinante ed emblematica: il regista, con morbido dispotismo, obbliga gli attori a recitare a soggetto su un canovaccio modellato e rifinito, volto ad abolire la barriera tra recitante e platea.

L’ambientazione metonimica è una scuola dal sentore spettrale, animata unicamente da un corpo docenti esamine, riportato alla luce dall’autore che, forse, li conosce già o, forse, da un fermo immagine escogita una carriera dell’anima di ognuno: donne accomunate da insofferenza sentimentale e ricerca di affermazione personale e sociale di sé, uomini col denominatore di trascorsi e atteggiamenti non rispondenti alle opinabili convenzioni etiche.

Il titolo rapisce chiunque, è una scelta intricata che rivela i processi mentali dell’io narrante: “Bella Cohen” è il “flusso di coscienza” dell’autore che fluidifica le sue più intime sensazioni in una disamina drammaturgica dei soggetti proposti.
Gli echi biografici ricorrenti potrebbero denotare una rivalsa scaturita dal presumibile tormento indotto durante gli anni della spensieratezza liceale, peraltro stimolato da figure di riferimento intrise di sapore crepuscolare. Piccoli uomini e piccole donne riflesse controluce, per scoprirne gradatamente qualsivoglia requisito che possa ridonare personalità e amor proprio.
L’autore, da dietro le quinte, suggerisce battute e coordina movimenti, talvolta improvvisati in base alle evenienze ma, perlopiù, strutturati con diligenza e dovizia di dettagli.
Ad un tratto, sono diventata unica alunna seduta all’ultimo banco cosicché, senza destare sospetti, ho potuto fantasticare sull’anagrafica di coloro che, di volta in volta, piombavano in scena. Forse sono stata anch’io allieva del Bella Cohen?
Dopo quasi vent’anni dal diploma è permesso di individuare sembianze altrui che non avrebbero avuto ragione di esistere se non dopo un accavallarsi di esperienze ed elucubrazioni anche su se stessi; e, dunque, comprendo e beneficio della concretezza investigativa, nonché dell’approccio sociologico con cui l’autore promuove lo smascheramento dei volti, con l’ idea di un viaggio nei corpi umani difficilmente identificabili ma contrassegnati sinteticamente come “insegnanti”.

Dietro ogni scelta caratteriale si snocciola una radice primordiale di chi impugna la penna per rigurgitare, con espedienti metaforici, un possessivo conflitto interno altrimenti non dichiarabile; in realtà, non c’è da attendere che le maschere si disintegrino per rivelare quell’intimità allo sfacelo, perché ci sono scaraventate, già scolorite da cerone e desquamate da patine protettive che ne conservino integrità morale.

I temi affrontati sono forti, duri, per niente soffusi, l’autore combatte tra introspezione, filosofia, psicoanalisi, tanto umorismo in accezione pirandelliana e giri iperbolici con cui perlustra, da varie angolazioni, anime in pena in una giostra di illusori sostegni reciproci.
L’uso della punteggiatura, a parer mio, è ineccepibile, scandisce alla perfezione l’intento di interporsi tra particolare e universale, raccontando episodi nel loro rapporto di causa effetto. L’autore ha scelto i suoi lettori stipulando un tacito accordo, sa che non avranno bisogno di sottotitoli e ipotizza che ognuno di essi possa essere un coro a sostegno delle sue emozioni e, soprattutto, di quelle di ogni personaggio. Comprendere le emozioni è il primo proposito per affrontare questa lettura e intenderla come un excursus di un inconscio attentamente salvaguardato.

“Le emozioni sembrano essere i dettagli che compongono la storia della nostra vita”.

About Ombretta Costanzo

Ombretta Costanzo si occupa di marketing operativo, ha una formazione universitaria umanistica con una laurea in Scienze della Comunicazione indirizzo editing. Gestisce da otto anni l' ufficio stampa di un centro commerciale impegnandosi nella stesura e veicolazione di comunicati stampa in testate giornalistiche locali, nonché redazione di articoli ed elaborazione di redazionali. Collabora con il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”.

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