Nostra signora dei calzini di Alessandra Racca

 

131 pagine in quarantacinque minuti e poi di nuovo una rilettura energetica di alcune poesie in dilatazione temporale per un’analisi meno circoscritta. La copertina presenta l’anima della raccolta di poesie di Alessandra Racca, Nostra signora dei calzini, Neo edizioni.

Mi sento soddisfatta e mi scopro con un sorrisetto laterale, quasi di compartecipazione ironica alla composta irriverenza dell’autrice nei confronti dei tentativi malriusciti di retaggi stilnovisti. Alessandra Racca riprende concetti chiave di una psiche collettiva, spennellandoli di tinte più eccentriche e abbaglianti, per imprimere un nuovo look ad idee irrisolte dai contenuti stravaganti.

“Nostra signora” rievoca connotati aulici e religiosi, esattamente allo zenit dei suoi espedienti sintattici e soprattutto dall’accostamento ricaduto sui “calzini” talvolta azzardati per movimentare un po’ l’estensione della “lirica”.

Penso al libro che avete fra le mani come al mio cassetto dei calzini: ci sono calzini vecchi, sdruciti, che non butterei per nessuna ragione al mondo, altri nuovi, che ho scelto da poco, altri che, pur avendo i loro annetti, fanno ancora risplendere i colori. Ho scelto i calzini. Ne ho tenuti molti. 10 Ho, talvolta, rammendato. Ho aggiunto calzini nuovi, che mi pareva stessero bene, insieme agli altri.

La metafora del cassetto è una chiave di lettura, il cassetto scorre più o meno velocemente su binari proprio come la vita, una mano lo apre e la stessa mano lo chiude; il gestore della mano decide che apertura dare, quindi lasciarlo socchiuso, semi aperto, fuoriuscito…oltretutto dall’apertura consegue la visione del contenuto.

La scrittrice azzarda dunque ogni movenza e ci conferma la moltitudine di calzini affidandoli a forme e colori, qualcuno è pure solitario ma è proprio questo che determina la spinta iniziale: la ricerca del medesimo compagno o l’accettazione della sua atemporale assenza.

E così inizia il gioco: calzini a pois, a righe, con improbabili fantasie, calze a rete, calze da meditazione, collant  e infine calzino ricomparso. Alessandra Racca ci invita in un ballo disordinato di individualità, roteando armonicamente con calzini spaiati che ci proiettano in funamboliche riflessioni ad ogni enjambement, di cui si serve per sospendere la convinzione di aver trovato uno schema. Il disordine ordina la vita.

La storia della mia vita Cassetti in disordine rimessi in ordine Cassetti in disordine rimessi in ordine Cassetti in disordine rimessi in ordine Cassetti in ordine messi deliberatamente in disordine per far posto a qualcosa di vivo

A dieci anni dalla sua uscita, Nostra Signora dei calzini viene riedito con alcune variazioni da una nuova casa editrice, la Neo edizioni che ne ripropone la lettura con note rinfrescate

 Nostra signora dei calzini libro al quale, come potrete immaginare, sono parecchio affezionata.

Così la Racca ci presenta il suo lavoro con cui ha scelto di dar una veste alternativa al mondo, smussandone gli spigoli con ridente autoironia; l’armonia delle pagine ridona convergenza ad illusione e realtà, è un testo che tra gli slalom riesce ad equilibrare picchi emotivi e silenti repressioni.

Il linguaggio è morbido ma intonato di una qualche ambiguità che conferisce determinazione e arguto inganno, le scelte stilistiche non consentono ne’ censure ne’ travestimenti; l’autrice si interroga con accento auto ironico su esperienze introspettive fervide e concrete, l’ho immaginata scalza in costante contemplazione di sé e delle sue orme, intagliate sul terreno reso fertile durante un percorso sicuro e rassicurante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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