L’arte incontra – Salvo Catania Zingali

Quando iniziai a pensare a questo nuovo incontro era novembre.
Mi chiedo perché il Gruppo di Polifemo, quando decise di porsi all’attenzione degli internauti, non si preoccupò di bandire questo mese dalle sue pagine. Una scelta da suggerire. Ho sempre detestato l’undicesimo segmento dell’anno. Le sue vuote piogge soffocano serate ancora tanto distanti da ogni resurrezione. In quei giorni di novembre non mi restò che stringere le idee attorno al tepore di un fuoco e iniziare a immaginare un altro sorriso. Il camino sa essere un buon amico: concilia silenzio e fragore, penombra e luce.

Così, tra un sorso di tè e una nuova idea di “spiaggia”, iniziai a ritrovare confini capaci di allontanare il malumore metereopatico. Devo dire che la “morna” – lo sapeva benissimo la sua patria – è un ottimo tonico per lo spirito; quel ritmo lento, sostenuto da note malinconiche ma intrise di passione, ipnotizza la mente e regala speranze più accettabili.

Provo ad ascoltare “Mar azul” – chissà quante stelle s’incontrarono su Praia da Laginha ogni qualvolta la “diva a piedi nudi” intonava il suo caldo canto. Si! Perché Cesária Évora non era solo una cantante dotata, lei fu l’anima poetica della sua Mindelo e di tutta Capo Verde. Spesso l’istinto coglie similitudini laddove ogni paragone apparirebbe improbabile o quanto meno un azzardo. Eppure, nessuno, men che meno l’amico pittore poteva immaginare che i suoi “Banda larga 3”, “On the road 33”, “On the road 34”, “On the beach 39”, per non parlare di “G & G” e di “Emme”, o “Sulla mia ombra 21”, avrebbero potuto intrecciare le mie distanze con l’ex colonia portoghese; paradiso esotico di frutti e promesse prive di speranze. E’ un’altro luogo i cui rari colori segnano paradossalmente immeritate condanne. Qui solo le suadenti note di “Sodade” (versione Cesaria – Bonga), Sangue dei Beirona”, o di “Regresso” (Cesaria – Caetano Veloso), solo per citarne alcune, sembrano addolcire il disincanto dei “tristi tropici”.

Dalle sue latitudini, Salvo Catania Zingali, pittore comisano di alti profili, intona nella sua tavolozza timbri simili alla morna, fraseggia istanti che, in fondo, parlano la stessa lingua, raccontano il medesimo gusto amaro. A tinte ironiche, prende in prestito dalla realtà o dalla memoria figure fiere e, mutuandole in un dramma antico, le affonda nella quotidiana-comune sicilianità. Sono molti gli “attori” che recitano in questo palcoscenico di brancatiana memoria: donne, uomini, vecchi, bambini, anche animali, purché abbiano il pedigree dell’anonimato. Ci sono sposi che ti osservano sbiaditi dal tempo, file di mute processioni, suore contrite, inebetite e divertite, buontemponi e lavoratori.

Persino cani, splendidi animali che ci osservano austeri (vedi l’opera in epigrafe, “Sulla mia ombra n. 5” olio su multistrato, del 2014, dim. 45×36), o giocattoli “esausti” ma pieni di quella candida poesia che avvolge gli innocenti istinti dei più piccoli umani (qui di fianco un esempio, “On air”, olio su tela del 2017, dim. 107 x 93).
E poi, sfavillanti motociclette, status symbol di una vacua libertà. Oppure – come a contrapporsi con i puledri d’acciaio – i mezzi pesanti, consunti compagni di fatiche, questi sì che in fondo annichiliscono la speranza. E, non per ultimi, gli splendidi scorci urbani, silenziosi, abitati a tratti. Cartoline in bianco e nero o di misurato colore – perchè Salvo non ama l’eccesso, non ama il fragore, in ogni sua forma.

“L’Arte non fa chiasso!” …questo potrebbe essere il motto di Salvo Catania Zingali. L’Arte non fa chiasso, l’Arte è sacrificio, umiltà. Questo è un principio, una dottrina imprenscindibile, ma soprattutto una chiara consapevolezza di cui Salvo incarna perfettamente lo spirito. In lui, ovvero, nella sua pittura “c’è distanza e solitudine e silenzio. E desiderio inappagato.” Questo è quanto sostenne di Lui il compianto Antonio Mercadante, nel 2017, per la personale “Spiriti in fermento”.

Catania Zingali nasce a Tripoli nell’agosto 1967. Giunge con la famiglia in Sicilia nel 1970. Si stabilisce prima ad Ispica e poi definitivamente a Comiso, dove frequenta l’Istituto Statale d’Arte sino al diploma. Dopo alcuni anni di ricerche personali tra pittura e installazioni realizzate anche con materiali di recupero, si iscrive all’Accademia di Belle Arti Michelangelo di Agrigento, conseguendo nel 2008 la laurea. Oggi lavora la sua pittura a Comiso, dove vive con la sua famiglia.

1) Appartieni a quella esigua schiera di talenti siciliani che Antonio Mercadante individuò e sostenne. Mercadante per tutti voi fu mentore e amico. Quanto della tua visione pittorica è mutato dopo il suo confronto?
Onorato di farne o… di averne fatto parte. Devo tantissimo ad Antonio Mercadante che con la sua grande sensibilità di storico e critico, non ha mai imposto alcuna regola strutturale, compositiva, o altra da seguire. Infatti la mia idea di pittura sostanzialmente non è cambiata da quando ho avuto modo di confrontarmi con lui. Era molto esigente. Ricordo che quando venne a trovarmi in studio, dopo aver guardato un centinaio di lavori circa (che con affanno recuperai tra le varie collezioni), disse con affettuosa ironia e provocazione “che ancora non aveva visto niente”. Sullo slancio delle sue esortazioni il mio ritmo produttivo aumentò e trovò incisività, una produzione tuttavia, caratterizzata da un procedere tra singhiozzo e slancio. Tutto ciò mi dava e mi dà i tempi per guardare, memorizzare e assaporare, come lo stesso Antonio sosteneva, “il piacere del dipingere”.

2) Durante la tua ricerca hai sperimentato l’uso di materiali di recupero con cui hai realizzato le tue installazioni tridimensionali. Anche la pittura ha risentito di questa ricerca, laddove i soggetti venivano raffigurati su incastri – più o meno regolari – di multistrato fenolico lasciato grezzo. A quest’ultima singolarità esecutiva come vi sei giunto e, soprattutto, quali sono stati i tuoi intenti espressivi?
Continuo ad usare materiale ligneo di recupero come il multistrato, perché risulta estremamente versatile per il mio lavoro: sia quando assemblato, in un unico piano, sia quando è “modellato”. L’urgente necessità di una grande superficie per un ON THE ROAD mi ha portato a realizzare il primo elemento di compensato, che da sempre ha avuto la pura e semplice funzione di supporto, prescindendo dal soggetto.

3) La materia pittorica, che usi con generosità, ha per te un valore solo estetico?
È un mio modo naturale di dipingere. Il valore estetico spero lo acquisti al di là della consistenza materica, ciò che conta è cercare di raggiungere la giusta armonia fra disegno e colore (quando è anche non-colore come nel multistrato)…io ci provo.

4) Quali caratteristiche intrinseche deve possedere un soggetto per cogliere la tua attenzione?
Non ho delle regole specifiche riguardo la scelta dei soggetti su cui lavorare. Sono momenti, immagini che fanno parte del mio quotidiano.

5) Nel 2016 hai partecipato alla rassegna d’arte “KÝKLPOS VEDERE L’INTERO” (N.d.r. enzo tomasello ) e nel versante Jonico si iniziò a parlare della tua arte con vivo interesse. Se è vero che ogni luogo, ogni istante, lascia una sua traccia precisa nei nostri trascorsi, quando ripensi ai basalti lavici, ai repentini tramonti purpurei delle vallate vulcaniche, che hai conosciuto durante la tua breve parentesi etnea – luoghi così distanti dai “tuoi” assolati e silenti altopiani da sembrare un altro mondo – cosa aggiungeresti ai tuoi soggetti pittorici?

KÝKLPOS è stata un’iniziativa veramente notevole. Ringrazio Vincenzo Tomasello per avermi invitato alla rassegna. È stata interessante non soltanto dal punto di vista del paesaggio, godibile anche dalla location che ha ospitato le mostre: luci e odori a me non completamente sconosciuti (ho trascorso lunghi periodi di vacanza tra Floresta e Randazzo, quest’ultima, città natale di mia madre), ma anche per il folto gruppo di amici che ho ritrovato ed altri che ho conosciuto, come te per esempio. Questo è ciò che rimane dentro e che dà gli stimoli giusti per lavorare.

6) Ci sono Maestri del passato, o del presente, con cui pensi di avere un debito formativo?
Ho guardato e continuo a guardare con grande interesse artisti come Sorolla, Bellows, Hopper, Saville, Kiefer.

7) Il “quadro” ha ancora un futuro?
Spero proprio di sì. Non siamo in tanti a crederci, ma resistiamo.

8) Di quale salute gode oggi l’Arte in Sicilia?
Non sono a conoscenza delle realtà fuori dai pochi ambiti in cui mi muovo. Se è come credo, però, non è messa proprio bene.

9) I tuoi progetti?
Tanti e non facili da realizzare, però cerco di non frustrarmi, perché ho la possibilità, grazie a chi ripone fiducia nel mio lavoro, di poter continuare ad esprimermi liberamente.

About Sebastiano Grasso

Sebastiano Grasso (Udine, cl.1965), pittore. Apprende i primi rudimenti dal carnico Arturo Cussigh (allievo di Morandi, Guidi e Saetti). Pur collocandosi nella sfera dei pittori, cosiddetti, “autodidatti”, l’artista vanta una formazione accademica. Ha fatto parte del gruppo artistico: “I dodici movimenti (Sicilia - Acireale)” e “I pittori della luce” (Triveneto). Ha esposto in prestigiose collettive (tra gli altri, con P. Guccione, S. Alvarez, F, Sarnari, il Gruppo di Scicli, A. Forgioli. R. Savinio, A. Gio-vannoni, C.M. Feruglio, Ennio Calabria). E’ presente in varie collezioni private e pubbliche. Vinci-tore della XII^ Biennale d’Arte Internazionale di Roma.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *