Categoria: ARTE

LA PRESUNTA VOLGARITA’ DI NINA SICILIANA

articolo di Ombretta Costanzo

“Tapina me che amava uno sparviero,
Amaval tanto ch’io me ne moria;
A lo richiamo ben m’era maniero”

Tapina lei, adombrata, isolana, radiosa come “un prezioso gioiello”, come la definisce Trucchi attribuendole il sonetto “Tapina me” presente nel codice Vaticano Latino 3793 di fine XIII sec. o inizio XIV, componitrice di lamenti amorosi e volgari in sinergica simbiosi con gli stilnovisti del tempo; l’immaginario contenitore d’anima e versi che si propone orgogliosamente di poetare in lingua ‘volgare’ è Nina, una “qualunque” siciliana.
Anche detta “Monna Nina”, resta nei secoli avviluppata nel mistero. Di questa poetessa della fine del XIII secolo, non ci è dato conoscere generalità varie, neppure il nome completo, magari Antonina, ma solo una scarsa collezione di supposizioni sulla sua effettiva storicità, anzi, sulla sua fondata esistenza. Gli studiosi hanno confabulato sulle ipotesi circa il territorio natale estorcendo sommarie informazioni dal nome “Nina” e dal periodo in cui visse, adornato di trovatori che circolavano nelle corti e negli ambienti colti siciliani dell’epoca.

Arte incontra – Spiriti in fermento

 

Articolo di Sebastiano Grasso

Rincorrere il tempo non è mai saggio: si perdono di vista dettagli, come il quieto adagiarsi di una foglia, il profumo dei campi dopo la pioggia, il furtivo sorriso di un bimbo.
5 ottobre 2019. Mi trovo sulla E45, all’altezza della Costa Saracena (Agnone Bagni – Sr), guardo l’orologio, sono le ore 17; alle 18, al Palazzo Moncada (Convento del Carmine) di Modica, si inaugurerà la mostra «Spiriti in fermento – in memoria di Antonio Mercadante», evento a cui non intendo mancare.
Manco a dirlo, inizio a rincorrere il tempo.

Il sole spietato dell’orizzonte mi precederà per i restanti 108 km. La velocità non dà il tempo all’occhio di adattarsi, le improvvise oscurità create dai contrasti fanno perdere i riferimenti; eppure, il cuore osserva quieto la linea del mare.

Arte incontra Scalamatrice33

Articolo di Sebastiano Grasso

A dispetto di ogni previsione, esistono luoghi dove – per una sorta di singolarità – la quiete dilata il “silenzio”; lì, il più delle volte, sarà possibile osservare un continuo stato di grazia in grado di generare empatia, creatività, benessere. Circa due anni fa, Salvatore Lanzafame mi suggerì un nuovo spazio espositivo a Caltagirone, “Scalamatrice33”; luogo dove anche lui aveva esposto le proprie opere, traendo inaspettate sensazioni. Tutti i particolari che l’amico mi indicò suscitarono la mia curiosità. La giusta occasione per vedere il posto coincise con l’inaugurazione della mostra “Identità Mediterranea” dell’artista Salvo Barone. All’evento mi accompagnò Salvatore.

Quel giorno partimmo alla buon’ora; affrontammo un caldo torrido. Dopo qualche chilometro, ed eravamo già immersi nel sudore, la mia 207 decise di privarci del climatizzatore di bordo. Con un tacito accordo, io e l’amico preferimmo conservare ogni energia nella frescura di un paio di Ray-Ban; poi solo silenzio e vento, per oltre 60 km.

Caltagirone, la muta cattedrale nel deserto, l’antico gioiello barocco incastonato tra i monti Erei e gli Iblei, era lì, davanti a noi. Lasciammo in sosta la macchina in un ampio parcheggio che dominava su tutta la valle del Calatino. Osservammo il cielo terso, pareva avvolgere il creato: da ovest lingue di luce accarezzavano la vallata con gialli oro e ocra aranciati, facendo brillare le oasi come cangianti smeraldi. Poi, il mondo si perdeva nei caldi bistri d’Oriente.

Arte incontra – Paolo Nicolosi

Ogni artista ha un suo profumo, la sua storia, al di là del suo linguaggio espressivo quello che cerco è la sua “essenza”. Cogliere un pretesto per avvicinarlo, uno spunto qualsiasi capace di identificarlo ineluttabilmente, mi impone un alto margine di rischio; è facile sbagliare l’accordo, perdere di vista la misura dell’angolo oltre il quale i ragionamenti diventano pretestuose elucubrazioni.

Descrivere Paolo Nicolosi, anche con i giusti presupposti, non è affatto semplice. La personalità di questo artista, il suo retaggio storico, la sua autorità intellettuale, lo rendono sicuramente una delle figure più affascinanti e interessanti dell’attuale panorama artistico acese. Così mi affido all’istinto, seguo la luce, anzi e – ne sono certo – l’oscurità!

L’incantevole studio di Paolo è ubicato nel centro storico di Acireale. Un ambiente nascosto, quasi preservato, dalla sontuosità architettonica che lo accoglie; qui il fascino della bella epoca è ancora intatto e si respira quiete.

L’atelier domina su corso Umberto ma – come per magia – al suo interno non si avverte alcun brusio provenire dalla grande arteria; tutto sembra congelato in un punto non meglio definito del tempo e dello spazio.

Neurodelivery dell’arte

articolo di Lupo Alberto

Non ricordo il nome di chi affermò che la bellezza e l’opera d’arte sono in grado di colpire gli stati profondi della mente del fruitore e di far ritornare a galla situazioni e strutture che normalmente sono rimosse.
Immerso così da uno stato emotivo, quasi catatonico, di fronte ad un opera d’arte o ascoltando musica, ne ravviso anche quelle caratteristiche terapeutiche che in molti casi la scienza ha legittimato oggettivamente in alcune patologie del sistema nervoso.
Ciò che colpisce, ed in parte stupisce, è la consapevolezza del fatto che una gran parte di grandi artisti nei vari campi che le muse proteggono, soffrivano di patologie psichiatriche, da forme schizoidi a patologie maniaco-depressive, a forme compulsive, tanto che vi è da chiedersi se vi possa essere una qualche relazione tra questo loro stato di salute sospesa e l’espressione artistica che li ha resi grandi.

Arte incontra Luciano Vadalà

Lo fanno spesso le apparenze, conducono all’inganno.
Quando cammino tra la folla, amo frugare nel fondo degli sguardi. Sulla fugacità di quei volti disegno profili e determino condanne: è buono, é cattivo, é insignificante, è astuto, è assurdo. Qualche volta mi sono sbagliato.

Ciò che più mi affascina dell’aspetto umano è il carattere istrionico. Di coloro che vestono la “doppia anima” aspetto sempre quel guizzo negli occhi in grado di svelarli. Al riguardo si potrebbe obiettare che tra folli ci si intende. Non saprei dire.

L’arte incontra Salvatore Lanzafame

Considero Salvo un carissimo amico e nello stesso tempo lo ritengo una delle più originali personalità del panorama artistico catanese. E’ un pittore, classe 1973. Si diploma all’Istituto d’Arte del capoluogo etneo nel 1992. Nello stesso periodo frequenta la scuola di pittura e incisione di Gaetano Signorelli per il quale collaborerà come stampatore per tre anni. Nel 1997 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Catania dove, attraverso una personale ricerca, sintetizza la tradizione del paesaggismo Romantico e la forza espressiva dei cromatismi delle avanguardie. La costante ricerca sarà il suo focus.

L’arte incontra – Salvo Catania Zingali

Quando iniziai a pensare a questo nuovo incontro era novembre.
Mi chiedo perché il Gruppo di Polifemo, quando decise di porsi all’attenzione degli internauti, non si preoccupò di bandire questo mese dalle sue pagine. Una scelta da suggerire. Ho sempre detestato l’undicesimo segmento dell’anno. Le sue vuote piogge soffocano serate ancora tanto distanti da ogni resurrezione. In quei giorni di novembre non mi restò che stringere le idee attorno al tepore di un fuoco e iniziare a immaginare un altro sorriso. Il camino sa essere un buon amico: concilia silenzio e fragore, penombra e luce.

Così, tra un sorso di tè e una nuova idea di “spiaggia”, iniziai a ritrovare confini capaci di allontanare il malumore metereopatico. Devo dire che la “morna” – lo sapeva benissimo la sua patria – è un ottimo tonico per lo spirito; quel ritmo lento, sostenuto da note malinconiche ma intrise di passione, ipnotizza la mente e regala speranze più accettabili.

L’Arte incontra Gianni Longo

Il carrubo cavo dopo il tramonto, pastello di Piero Guccione dell’’84

“Ritual Prayer”, dall’album “Dark Intervals” di Keith Jarret, è un buon tonico spirituale. Amo ascoltare questo brano ogni qualvolta cerco una via di fuga, una boccata d’aria giovane, una prospettiva diversa che non mi impone di misurare la sterilità ineluttabile… del destino.

La crisi era ancora distante. Gli eventi culturali erano una buona occasione per trovare gente entusiasta.

Facile risultava incontrare artisti, confrontarsi con loro, trovare amici provenienti dalla costa occidentale dell’isola, o dal suo profondo entroterra. Piazzare “pezzi”, festeggiare fino a notte fonda, progettare e sorridere, era un rito scontato.

A Comiso una prestigiosa collettiva di pittura riunì tutto lo Stato Maggiore del Gruppo di Scicli (che lì era di casa), nonché bravi artisti provenienti da ogni parte dell’isola, ivi compresi noi, la pattuglia di pittori acesi.

Questa era la politica della storica Galleria degli Archi di Comiso e premiava l’estetica. Ad ogni inaugurazione le luminose sale erano zeppe di persone.