Categoria: ARTE

Arte incontra – Paolo Nicolosi

Ogni artista ha un suo profumo, la sua storia, al di là del suo linguaggio espressivo quello che cerco è la sua “essenza”. Cogliere un pretesto per avvicinarlo, uno spunto qualsiasi capace di identificarlo ineluttabilmente, mi impone un alto margine di rischio; è facile sbagliare l’accordo, perdere di vista la misura dell’angolo oltre il quale i ragionamenti diventano pretestuose elucubrazioni.

Descrivere Paolo Nicolosi, anche con i giusti presupposti, non è affatto semplice. La personalità di questo artista, il suo retaggio storico, la sua autorità intellettuale, lo rendono sicuramente una delle figure più affascinanti e interessanti dell’attuale panorama artistico acese. Così mi affido all’istinto, seguo la luce, anzi e – ne sono certo – l’oscurità!

L’incantevole studio di Paolo è ubicato nel centro storico di Acireale. Un ambiente nascosto, quasi preservato, dalla sontuosità architettonica che lo accoglie; qui il fascino della bella epoca è ancora intatto e si respira quiete.

L’atelier domina su corso Umberto ma – come per magia – al suo interno non si avverte alcun brusio provenire dalla grande arteria; tutto sembra congelato in un punto non meglio definito del tempo e dello spazio.

Neurodelivery dell’arte

articolo di Lupo Alberto

Non ricordo il nome di chi affermò che la bellezza e l’opera d’arte sono in grado di colpire gli stati profondi della mente del fruitore e di far ritornare a galla situazioni e strutture che normalmente sono rimosse.
Immerso così da uno stato emotivo, quasi catatonico, di fronte ad un opera d’arte o ascoltando musica, ne ravviso anche quelle caratteristiche terapeutiche che in molti casi la scienza ha legittimato oggettivamente in alcune patologie del sistema nervoso.
Ciò che colpisce, ed in parte stupisce, è la consapevolezza del fatto che una gran parte di grandi artisti nei vari campi che le muse proteggono, soffrivano di patologie psichiatriche, da forme schizoidi a patologie maniaco-depressive, a forme compulsive, tanto che vi è da chiedersi se vi possa essere una qualche relazione tra questo loro stato di salute sospesa e l’espressione artistica che li ha resi grandi.

Arte incontra Luciano Vadalà

Lo fanno spesso le apparenze, conducono all’inganno.
Quando cammino tra la folla, amo frugare nel fondo degli sguardi. Sulla fugacità di quei volti disegno profili e determino condanne: è buono, é cattivo, é insignificante, è astuto, è assurdo. Qualche volta mi sono sbagliato.

Ciò che più mi affascina dell’aspetto umano è il carattere istrionico. Di coloro che vestono la “doppia anima” aspetto sempre quel guizzo negli occhi in grado di svelarli. Al riguardo si potrebbe obiettare che tra folli ci si intende. Non saprei dire.

L’arte incontra Salvatore Lanzafame

Considero Salvo un carissimo amico e nello stesso tempo lo ritengo una delle più originali personalità del panorama artistico catanese. E’ un pittore, classe 1973. Si diploma all’Istituto d’Arte del capoluogo etneo nel 1992. Nello stesso periodo frequenta la scuola di pittura e incisione di Gaetano Signorelli per il quale collaborerà come stampatore per tre anni. Nel 1997 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Catania dove, attraverso una personale ricerca, sintetizza la tradizione del paesaggismo Romantico e la forza espressiva dei cromatismi delle avanguardie. La costante ricerca sarà il suo focus.

L’arte incontra – Salvo Catania Zingali

Quando iniziai a pensare a questo nuovo incontro era novembre.
Mi chiedo perché il Gruppo di Polifemo, quando decise di porsi all’attenzione degli internauti, non si preoccupò di bandire questo mese dalle sue pagine. Una scelta da suggerire. Ho sempre detestato l’undicesimo segmento dell’anno. Le sue vuote piogge soffocano serate ancora tanto distanti da ogni resurrezione. In quei giorni di novembre non mi restò che stringere le idee attorno al tepore di un fuoco e iniziare a immaginare un altro sorriso. Il camino sa essere un buon amico: concilia silenzio e fragore, penombra e luce.

Così, tra un sorso di tè e una nuova idea di “spiaggia”, iniziai a ritrovare confini capaci di allontanare il malumore metereopatico. Devo dire che la “morna” – lo sapeva benissimo la sua patria – è un ottimo tonico per lo spirito; quel ritmo lento, sostenuto da note malinconiche ma intrise di passione, ipnotizza la mente e regala speranze più accettabili.

L’Arte incontra Gianni Longo

Il carrubo cavo dopo il tramonto, pastello di Piero Guccione dell’’84

“Ritual Prayer”, dall’album “Dark Intervals” di Keith Jarret, è un buon tonico spirituale. Amo ascoltare questo brano ogni qualvolta cerco una via di fuga, una boccata d’aria giovane, una prospettiva diversa che non mi impone di misurare la sterilità ineluttabile… del destino.

La crisi era ancora distante. Gli eventi culturali erano una buona occasione per trovare gente entusiasta.

Facile risultava incontrare artisti, confrontarsi con loro, trovare amici provenienti dalla costa occidentale dell’isola, o dal suo profondo entroterra. Piazzare “pezzi”, festeggiare fino a notte fonda, progettare e sorridere, era un rito scontato.

A Comiso una prestigiosa collettiva di pittura riunì tutto lo Stato Maggiore del Gruppo di Scicli (che lì era di casa), nonché bravi artisti provenienti da ogni parte dell’isola, ivi compresi noi, la pattuglia di pittori acesi.

Questa era la politica della storica Galleria degli Archi di Comiso e premiava l’estetica. Ad ogni inaugurazione le luminose sale erano zeppe di persone.

L’arte incontra: Gaetano Murolo

Schopenhaurer sosteneva che «ognuno di noi confonde i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo» Durante la pratica del bonsai, il mio maestro, cui feci vedere lo stato di lavorazione della mia foresta, con solennità orientale, prese tronchesina e forbici e ridusse il boschetto a una tundra spazzata del Buran! Mi disse «Non è bello ciò che piace! E’ bello ciò che è bello!»

L’arte incontra: Arturo Cussigh

Sebbene mi sia garantito una minima abilità pittorica, non mi appartengono i luoghi comuni di un pittore/artista: nel mio studio, oltre alle cataste di quadri e di colori, trova posto un arsenale di macchinari. All’odore degli oli si mischia il profumo delle resine di abete tagliato e nessuno spazio vuoto da regalare al riposo dello sguardo.