Sapori di Xenia

articolo di Ombretta Costanzo

Ogni domenica mangio ricotta. Il sabato compro una fuscella che divido in due parti, una nell’eventualità che mi vada di affondare in modo estemporaneo il cucchiaio, l’altra ha il destino di essere inesorabilmente frullata con lo zucchero e una goccia di malvasia per trasformarsi in nettare degli dei con cui riempirò le scorze. Dunque, con lo sguardo diretto al frullatore e concentrata sul rumore cadenzato delle lame impazzite, tra vari perché esistenziali e opprimenti mi sono fermata sul principio secondo cui la ricotta sia così fortemente associata alla cialda del cannolo e soprattutto chi lo ha deciso.
«Tubus farinarius, dulcissimo, edulio ex lacte factus», lo definì Marco Tullio Cicerone

Da qui una girandola di improvvise curiosità sulle iniziative culinarie della mia isola. Ho atteso che le lame si calmassero, ho versato in un bicchiere la mousse e ho aggiunto gocce di cioccolata fondente (a me piace l’amaro), barra ricerca Google e “origini cannoli siciliani”. Tutto parte da qui.

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Le sarde del turmarca (pasta ch’i sardi) di Lupo Alberto

L’alba appariva tremula agli occhi del turmarca Eufemio, ed il mare prima scuro e violento , ora placido s’illuminava a tratti dei bagliori residui della tempesta passata. Eufemio stringeva nervoso l’elsa della sua akinakes e osservava preoccupato i suoi uomini olivastri e pallidi, sfiniti, ciondolanti o scompostamente distesi in più parti di quella nave che da poco si era salvata da una tremenda tempesta.

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