Viaggio al termine della notte di Ferdinand Louis Céline

Se Classico è qualunque cosa che conserva inalterata la sua fiamma, lo slancio vitale che lo ha definito, Viaggio al termine della notte è indubbiamente rubricabile sotto questa voce.

Adesso, e ancora di più, a ottant’anni dalla sua pubblicazione.

È cominciata così. Io, avevo mai detto niente. Niente.

È cominciata che un giorno di aprile del 1923, il giovane editore parigino Donoel trova sulla scrivania un dattiloscritto di 900 pagine, spazio due, che non porta alcuna indicazione sull’autore. È cominciata così che la lettura di questo dattiloscritto lo porta a una tale esaltazione che mette in moto tutte le sue forze per rintracciare l’autore.

«mi trovai davanti un uomo straordinario come il suo libro. Parlò due ore da medico che sapeva tutto della vita, da uomo di estrema lucidità, disperato e freddo e tuttavia passionale. Lo rivedo ancora nervoso, agitato, occhi azzurri, uno sguardo duro, penetrante, l’aria stralunata.

 

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Cometa di Gregorio Magini

I tre comandamenti di Raffaele sono: non lavorare, non aspettare, non invecchiare. Ne mancano sette per completare l’egemonia irriverente di una vita capovolta. Raffaele è il primo uomo che germina tra le pagine di Cometa di Gregorio Magini, Neo Edizioni, creatura primordiale all’alba di una vita che sembra tramontare ad ogni sguardo per rigenerarsi ciclicamente.

Il triplice motto su cui si dipana il cursus honorum dell’allucinato protagonista è una contesa devastante tra pretese e inquietudini, inseguimento di ideali senza idee e adempimenti inesistenti di percorsi mai intrapresi tra ragionamenti apocalittici e vizi brutali di lussuria a compensazione di amore negato.

Una lotta continua tra consapevolezza e derealizzazione di una personalità priva di collocazione cosmica. La prima tela del libro è affidata ad una malinconica e grottesca pornografia inquieta ed irrequieta che si ripropone dietro l’angolo con cadenza ormai prevedibile ma tuttavia sorprendente.

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Lo scaffale delle prime letture di Libò: aperto a tutti!

 

Con un bambino piccolo, spesso, mi capita di stare comodamente seduta sulla poltrona gialla della libreria ad allattare proprio accanto allo scaffale delle cosiddette “prime letture”. Ultimamente mi sono imbattuta in un titolo che – avendo come primogenita una donna – aveva attirato la mia attenzione fin da quando abbiamo fatto l’ordine all’editore: “mi piace SpiderMan…e allora?”

Settenove è un editore scelto con amore e soprattutto scelto per contrastare gli stereotipi che ormai accomunano tutto e tutti,  purtroppo.

L’editore così si presenta sul sito: “Una casa editrice per la prevenzione della violenza di genere. Nuovi linguaggi, senza stereotipi. Diritti, rispetto, collaborazione”.

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La terra scivola di Andrea Segre

Recensione di Grazia Chillè

Torpignattara, Roma.

Francesca e Yasmine, intime amiche, complici. Due culture dfferenti.

Siamo nella realtà evoluta, la questione delle diverse culture presenti in Italia è trattata da un punto di vista 2.0, Yasmine arriva dal Bangladesh già moglie e madre, si contraddistingue per la sua appartenenza a Roma e per il senso di possessività acquisita nei confronti della stessa città.

“E’ proprio perché non sei di qui che sei di qui”.

Francesca è di Padova e colloca corpo e mente in un posto non suo, per caso o forse per necessità.

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La Dora dei miei sogni di Massimo Torre

L’onirico percorso tortuoso che Massimo Torre costruisce tra carta e momenti lirici, è un romanzo di impronta distopica che ondeggia tra realtà e illusione. Si chiama La Dora dei miei sogni edito da Giulio Perrone Editore, dunque un nome preso in prestito da Freud, degno maestro di menti perverse in costante affanno interpretativo, e un palese riferimento allo psicanalista che continua ad avvolgere autori e lettori in nevrosi esistenziali.

Dora è una fittizia presenza che tuttavia esiste e persiste finché morte non la separi dalla voce narrante che si chiama Mauro, un uomo avvolto tra pensieri scomposti, azioni sconnesse e profonde paure che si rifugia nella più assurda fantasia riabilitativa.

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Sarò io, strana questa editoria. Oggi, giornata mondiale del libro

Il 23 aprile ricorre la giornata mondiale del libro e dell’editoria. Non so davvero quanto attiri, né credo sia così particolarmente conosciuta. Questa giornata però merita un minuto per alcune riflessioni sullo stato di salute dell’editoria. Una più di tutte. Per quale motivo si pubblicano così tanti libri a fronte di uno scarso numero di lettori? Libri su libri in una produzione, oserei, bulimica.

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Nozioni di base di Petr Kral

Recensisco un altro “Tamizdat” di cui a questo punto vale la pena spiegare il significato o perlomeno cosa si intende: “Tamizdat” era il termine che indicava le opere occidentali (provenienti da “tam”, cioè da “là”) in circolazione clandestina tra Trieste, Gorizia e Berlino, nei deprimenti anni della Guerra Fredda.

“Viaggiare senza smettere, tra le curve, di scrivere il proprio romanzo” potrebbe essere un epitaffio oppure una sinossi ben strizzata della destrutturata enciclopedia proposta da Petr Kral, intelligenza ceca esule per questioni politiche, surrealista antisovietico che offre il titolo “Nozioni di base” Miraggi edizioni, al flusso di coscienza su cui struttura il suo lavoro.

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IGNAZIO BUTTITTA: IL CANTORE DEGLI ESCLUSI

I politici Italiani ca sannu i boni frasi
chiammanu stu spittaculu ” Tiatru di vastasi”.
Vasatasi sunni chiddi ca stannu nte i palazzi e fannu a notti jornu e tutti li intrallazzi…..
Nàutri semu artisti,artisti pupulani: cu trasi si diverti,nni duna un pezzu i pani.
Rapprisintammu a vita; dicemu cosi veri:
imbrogghi chi cuminanu i ministri ai ministeri…I scannali e l’abusi contru li puvireddi ca ci paremu porci e nni scorcianu a peddi.A tassa supra a casa u daziu nta farina
nuàutri pani picca e iddi a panza china.
U Presidente joca a cummannari:
e parla l’iitalianu…
cu taci un sbagghia mai…
battemmuci li manu

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Ho scoperto di essere morto di Joao Paulo Cuenca

Ho scoperto di essere morto, scritto dal brasiliano J.P. Cuenca, Miraggi Edizioni, è un testo arrabbiato che traduce, in crescenti allucinazioni, un provocato abbrutimento intellettuale che offusca le più segrete inclinazioni. La voce guida gioca tra l’elenco di vie brasiliane e ricorrenti trip geografici, con un rigurgito verbale che palesa incontinenza e irrequieto intorpidimento.

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A misura d’uomo di Roberto Camurri

L’inattesa o sensazionale imprevedibilità che appizza ‘na iunnata, che scombossula u ciriveddu, ecco, quello che non mi dispiacerebbe provare a termine di un romanzo.

Intingoli di splatter, non sono da escludere. Ad esempio, i due sposini corrono mano nella mano lungo lo scompigliato campo di grano, si amano follemente, si guardano melensi negli occhi, tanto futuro davanti, lui d’un tratto cade e la testa gli finisce dentro una trebbiatrice, le orecchie schizzano via e diventano dei sottobicchieri

Non è la richiesta di un genere, già ricco, vasto e con un suo pubblico, è l’ambizione di vedere gli autori della penisola allontanarsi un pochettino dal loro ombelico.
Vien proprio da provar nostalgia per lo stolto che guarda il dito, piuttosto che, sì, la luna.

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