Gli ultimi giorni di Raskolnikov

Il non aver avuto più sue notizie per anni, mi aveva particolarmente contristato. Scomparso nel nulla. E improvvisamente. Neppure la sorella, Dunecka, era riuscita a fornirmi delle spiegazioni, si manteneva sempre sul vago. Mi sembrava esitante nel darmi delle risposte, quasi volesse mantenere un certo riserbo… ma a me, a Dmitrij? Il suo migliore amico? Per quale motivo? Le mie insistenze alla fine si dimostrarono solo molestie, tant’è che la bella Dunecka, un giorno, decise di non rispondere più alle mie chiamate. Né si fece trovare a casa quando passavo dalle sue parti.

Che avrò fatto mai alla famiglia Raskolnikov? Mi chiedevo avvilito. Perché mai mi stavano riservando questo trattamento?

Siamo stati troppo amici e troppo tempo insieme per far finta di nulla, per concludere con una scrollata di spalle. Sono passato pure più volte all’Università per sapere se qualcuno l’avesse visto ma, a chiunque abbia chiesto, ho visto dipingersi sul volto un velo d’indifferenza o di perplessità come se il pazzo fossi stato io o, forse peggio, come se l’amico Rodion, effettivamente, non fosse mai esistito.

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Quel tipo di donna di Valeria Parrella

 

recensione di Loredana Pitino

Una piccola comunità di donne in viaggio
“Stringiti alla comunità delle donne, perché quando sarai vecchia saranno loro che ti salveranno, non i maschi”

Capita tante volte di doversi difendere e dire di se stessi “non sono quel tipo di donna” (o di uomo), perché non ci piace appartenere a uno stereotipo, essere classificati o doversi, ancor peggio, attenere a un canone prestabilito.

Non piace, in modo particolare, alle quattro protagoniste dell’ultimo romanzo di Valeria Parrella, una scrittrice fortemente contemporanea (giornalista, traduttrice, librettista d’opera, attivista impegnata politicamente) con le radici ben piantate nella sua terra, Napoli (nata a Torre del Greco), e nella sua cultura classica.

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L’ossessione

un racconto di Adriano Fischer

Due volte la settimana, pressappoco alle otto, mi aspetta una lunga sessione di corsa. E, questo, quale che sia il tempo!
Mi sono da poco fatto l’equipaggiamento da runner, tutto in polipropilene traspirante. È un completo indispensabile quando si corre tanto e a passo sostenuto. Per anni ho corso con roba in cotone, era comoda, leggera ma dopo un’ora di corsa sembravo un palombaro, tanto ero appesantito dal sudore.
Il giorno prima della corsa mia moglie mi fa trovare il completo, ordinato e profumato all’ingresso, sopra la cassapanca di legno cui siamo particolarmente affezionati e che c’è stata regalata dai miei suoceri per il matrimonio.
Le scarpe da ginnastica, invece, giacché logore e vecchie – e mi sono ripromesso di cambiarle con un paio più nuovo ma non mi sento pronto per il momento – le tengo fuori. Nel piccolo andito ho trasformato una cassetta della frutta in una comoda scarpiera. Lou non permette nel modo più categorico che a casa entri roba sporca, vecchia e, a maggior ragione, puzzolente. Senza giri di parole, mi minaccia di buttare tutto. Da qui, l’idea della cassetta è sembrata inevitabile.

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L’uomo e il senso della vita

 

Fregio della vita, Munch E.

Articolo di Liborio Nice

Guardo la gente che nel camminare vado incrociando, ne osservo il viso, gli occhi e cerco di immaginare la vita di ognuno. Le mascherine, oggi, consentono un’indagine solo parziale ma gli occhi rimangono scoperti e da essi mi sembra di poter capire cosa c’è dietro; o è solo una mia fantasia.
Colgo lo sguardo svagato di chi si lascia scorrere la vita addosso, l’espressione sognante di chi nella mente si costruisce una esistenza alternativa scegliendo fra le situazioni che immagina o ricorda più gratificanti; il cipiglio di chi sembra pronto a difendersi dall’umanità che lo circonda; lo sguardo attento di chi cerca, leggendo un messaggio sul cellulare, di capire cosa si nasconde dietro le parole che legge; l’occhio spento di chi pensa di aver giocato la sua ultima carta; il piglio dolce di chi si illude che, nonostante tutto, ci sia amore fra gli uomini.

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Il curioso caso di Betty Lou

racconto di Adriano Fischer

Ho fatto un sogno ieri. L’ho fatto ieri?
Era ieri? Non saprei. Non sogno mai, almeno io non ricordo. So che invece si sogna sempre ma non sempre i sogni arrivano al cosciente. Comunque ho fatto questo sogno e per la prima volta c’era Betty Lou.
Era talmente strano che, di primo acchito, non ho pensato fosse un sogno, che è quello che penso quando non penso di sognare.
Quando vidi Betty Lou al salone del libro, infatti, rimasi sorpreso. Lei, piuttosto, mi ha guardato come se il sogno fosse suo ed io ne fossi l’ospite, uno di quei giochi che solitamente fa il subconscio, o era così o non stavo sognando.

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Il mito di Sisifo

Sisifo che trasporta il masso, 1920, Franz von Stuck

articolo di Liborio Nice

Abbiamo sempre associato al mito di Sisifo l’angoscia e la disperazione, cardini della filosofia di Kierkegaard.

Nel suo ‘Aut-aut’ l’angoscia è parte ineluttabile della dimensione esistenziale dell’uomo; nell’uomo etico la costrizione a fare delle scelte fra diverse possibilità implica l’abbandono, la perdita sempre irrecuperabile delle alternative, e la presa di coscienza dell’orizzonte della nostra finitezza, l’orizzonte della morte.

E, poi, la sfiducia nella possibilità di scegliere bene e la certezza assurda di essere per questo dannati: la disperazione.

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In Gol we trust

articolo di Adriano Fischer

Non ho mai scritto nulla di calcio prima d’ora. E anche adesso non sono così sicuro che è di calcio che voglio parlare. Non credo sia questo il tema. Indubbiamente è lo sport con cui sono cresciuto, che ho amato tantissimo: il pallone è stato una mia estensione e non di rado mi è capitato di dormirci vicino.

Io come tanti della mia generazione ho anelato il sogno di diventare un calciatore, entrare nelle file della Juventus e magari rappresentare il mio paese, ma soprattutto realizzare il gol dei gol, superare tutti gli avversari e tirare il pallone in rete dopo essermi lasciato alle spalle il portiere. Ero fatto di carne e immaginazione, e questo sport, quest’ardente passione, la cui fase si spense quasi definitivamente a vent’anni, fu per me, parafrasando le parole di Pasolini, l’ultima rappresentazione sacra del mio tempo.

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Sotto il radioso cammino di Dio di Giorgio Zanchini

recensione di Loredana Pitino

Sotto il radioso cammino di Dio, scritto dal giornalista, voce nota agli ascoltatori di Radio tre, Giorgio Zanchini, è un romanzo che parla di se stesso, un metaromanzo, che parte da uno spunto autobiografico –ce lo chiarisce direttamente lo stesso Zanchini nell’Epilogo- con una particolarissima struttura narrativa. Citando Walter Siti, l’autore avvisa il lettore che si tratta di un autofiction , una ricostruzione autobiografica mascherata da un ludus narrativo che lo innestadirettamente in quella linea tutta novecentesca dell’anti-romanzo; una fabula infarcita di digressioni, interventi filosofici e storici, etici ed economici (la vita, la morte, la malattia, la storia, Dio), perfino gastronomici. Molte le citazioni colte presenti che arricchiscono la scrittura rendendola anche un
saggio da consultare, un testo didascalico.

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Medichesse Sapiens

Articolo di Ombretta Costanzo

Il compito della donna nella comunità preistorica era quello del “prendersi cura”, in primis accogliere la vita quindi allevare i figli, curare malati e anziani oltre a raccogliere le erbe, aver cura degli animali, ecc.. insomma tutto quel carico di lavoro fondamentale al mantenimento della stirpe. Questo è ciò che so a grandi linee ma vorrei approfondire l’identità di una qualsiasi donna preistorica, studiare etica e collocazione di una mulier sapiens…forse lo farò, non adesso. Oggi propongo un puzzle di informazioni su qualche donna “addottorata” che esce allo scoperto sincronizzando pagine web e navigando nei secoli.

Mito, leggenda e storia ci tramandano curriculum di donne con ruoli diversissimi e spesso legati alla cura e alla salute: la dea, la pitia, la maga, la levatrice, la cosmeta, l’erbaria, la sacerdotessa, la vestale, la badessa, la santa, l’alchimista, la strega…e addirittura “la medica”, tutti profili diversi di una stessa persona.

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