Quel tipo di donna di Valeria Parrella

 

recensione di Loredana Pitino

Una piccola comunità di donne in viaggio
“Stringiti alla comunità delle donne, perché quando sarai vecchia saranno loro che ti salveranno, non i maschi”

Capita tante volte di doversi difendere e dire di se stessi “non sono quel tipo di donna” (o di uomo), perché non ci piace appartenere a uno stereotipo, essere classificati o doversi, ancor peggio, attenere a un canone prestabilito.

Non piace, in modo particolare, alle quattro protagoniste dell’ultimo romanzo di Valeria Parrella, una scrittrice fortemente contemporanea (giornalista, traduttrice, librettista d’opera, attivista impegnata politicamente) con le radici ben piantate nella sua terra, Napoli (nata a Torre del Greco), e nella sua cultura classica.

Continue reading

L’ossessione

un racconto di Adriano Fischer

Due volte la settimana, pressappoco alle otto, mi aspetta una lunga sessione di corsa. E, questo, quale che sia il tempo!
Mi sono da poco fatto l’equipaggiamento da runner, tutto in polipropilene traspirante. È un completo indispensabile quando si corre tanto e a passo sostenuto. Per anni ho corso con roba in cotone, era comoda, leggera ma dopo un’ora di corsa sembravo un palombaro, tanto ero appesantito dal sudore.
Il giorno prima della corsa mia moglie mi fa trovare il completo, ordinato e profumato all’ingresso, sopra la cassapanca di legno cui siamo particolarmente affezionati e che c’è stata regalata dai miei suoceri per il matrimonio.
Le scarpe da ginnastica, invece, giacché logore e vecchie – e mi sono ripromesso di cambiarle con un paio più nuovo ma non mi sento pronto per il momento – le tengo fuori. Nel piccolo andito ho trasformato una cassetta della frutta in una comoda scarpiera. Lou non permette nel modo più categorico che a casa entri roba sporca, vecchia e, a maggior ragione, puzzolente. Senza giri di parole, mi minaccia di buttare tutto. Da qui, l’idea della cassetta è sembrata inevitabile.

Continue reading

L’uomo e il senso della vita

 

Fregio della vita, Munch E.

Articolo di Liborio Nice

Guardo la gente che nel camminare vado incrociando, ne osservo il viso, gli occhi e cerco di immaginare la vita di ognuno. Le mascherine, oggi, consentono un’indagine solo parziale ma gli occhi rimangono scoperti e da essi mi sembra di poter capire cosa c’è dietro; o è solo una mia fantasia.
Colgo lo sguardo svagato di chi si lascia scorrere la vita addosso, l’espressione sognante di chi nella mente si costruisce una esistenza alternativa scegliendo fra le situazioni che immagina o ricorda più gratificanti; il cipiglio di chi sembra pronto a difendersi dall’umanità che lo circonda; lo sguardo attento di chi cerca, leggendo un messaggio sul cellulare, di capire cosa si nasconde dietro le parole che legge; l’occhio spento di chi pensa di aver giocato la sua ultima carta; il piglio dolce di chi si illude che, nonostante tutto, ci sia amore fra gli uomini.

Continue reading

Il curioso caso di Betty Lou

racconto di Adriano Fischer

Ho fatto un sogno ieri. L’ho fatto ieri?
Era ieri? Non saprei. Non sogno mai, almeno io non ricordo. So che invece si sogna sempre ma non sempre i sogni arrivano al cosciente. Comunque ho fatto questo sogno e per la prima volta c’era Betty Lou.
Era talmente strano che, di primo acchito, non ho pensato fosse un sogno, che è quello che penso quando non penso di sognare.
Quando vidi Betty Lou al salone del libro, infatti, rimasi sorpreso. Lei, piuttosto, mi ha guardato come se il sogno fosse suo ed io ne fossi l’ospite, uno di quei giochi che solitamente fa il subconscio, o era così o non stavo sognando.

Continue reading

Il mito di Sisifo

Sisifo che trasporta il masso, 1920, Franz von Stuck

articolo di Liborio Nice

Abbiamo sempre associato al mito di Sisifo l’angoscia e la disperazione, cardini della filosofia di Kierkegaard.

Nel suo ‘Aut-aut’ l’angoscia è parte ineluttabile della dimensione esistenziale dell’uomo; nell’uomo etico la costrizione a fare delle scelte fra diverse possibilità implica l’abbandono, la perdita sempre irrecuperabile delle alternative, e la presa di coscienza dell’orizzonte della nostra finitezza, l’orizzonte della morte.

E, poi, la sfiducia nella possibilità di scegliere bene e la certezza assurda di essere per questo dannati: la disperazione.

Continue reading

In Gol we trust

articolo di Adriano Fischer

Non ho mai scritto nulla di calcio prima d’ora. E anche adesso non sono così sicuro che è di calcio che voglio parlare. Non credo sia questo il tema. Indubbiamente è lo sport con cui sono cresciuto, che ho amato tantissimo: il pallone è stato una mia estensione e non di rado mi è capitato di dormirci vicino.

Io come tanti della mia generazione ho anelato il sogno di diventare un calciatore, entrare nelle file della Juventus e magari rappresentare il mio paese, ma soprattutto realizzare il gol dei gol, superare tutti gli avversari e tirare il pallone in rete dopo essermi lasciato alle spalle il portiere. Ero fatto di carne e immaginazione, e questo sport, quest’ardente passione, la cui fase si spense quasi definitivamente a vent’anni, fu per me, parafrasando le parole di Pasolini, l’ultima rappresentazione sacra del mio tempo.

Continue reading

Sotto il radioso cammino di Dio di Giorgio Zanchini

recensione di Loredana Pitino

Sotto il radioso cammino di Dio, scritto dal giornalista, voce nota agli ascoltatori di Radio tre, Giorgio Zanchini, è un romanzo che parla di se stesso, un metaromanzo, che parte da uno spunto autobiografico –ce lo chiarisce direttamente lo stesso Zanchini nell’Epilogo- con una particolarissima struttura narrativa. Citando Walter Siti, l’autore avvisa il lettore che si tratta di un autofiction , una ricostruzione autobiografica mascherata da un ludus narrativo che lo innestadirettamente in quella linea tutta novecentesca dell’anti-romanzo; una fabula infarcita di digressioni, interventi filosofici e storici, etici ed economici (la vita, la morte, la malattia, la storia, Dio), perfino gastronomici. Molte le citazioni colte presenti che arricchiscono la scrittura rendendola anche un
saggio da consultare, un testo didascalico.

Continue reading

Medichesse Sapiens

Articolo di Ombretta Costanzo

Il compito della donna nella comunità preistorica era quello del “prendersi cura”, in primis accogliere la vita quindi allevare i figli, curare malati e anziani oltre a raccogliere le erbe, aver cura degli animali, ecc.. insomma tutto quel carico di lavoro fondamentale al mantenimento della stirpe. Questo è ciò che so a grandi linee ma vorrei approfondire l’identità di una qualsiasi donna preistorica, studiare etica e collocazione di una mulier sapiens…forse lo farò, non adesso. Oggi propongo un puzzle di informazioni su qualche donna “addottorata” che esce allo scoperto sincronizzando pagine web e navigando nei secoli.

Mito, leggenda e storia ci tramandano curriculum di donne con ruoli diversissimi e spesso legati alla cura e alla salute: la dea, la pitia, la maga, la levatrice, la cosmeta, l’erbaria, la sacerdotessa, la vestale, la badessa, la santa, l’alchimista, la strega…e addirittura “la medica”, tutti profili diversi di una stessa persona.

Continue reading

Ragusa: dalla società orizzontale alla società verticale alla ricerca del centro perduto

Prefazione del Prof. Giorgio Flaccavento

Il libro trae spunto dalla Processione del Venerdì Santo quale essa è stata a Ragusa fino agli anni cinquanta del secolo scorso, una processione composita in cui sfilavano statue raffiguranti vari momenti della passione di Cristo, ciascuna legata ad una delle classi sociali presenti in città e, a partire da questa, racconta Ragusa e i ragusani attraverso le varie classi e le loro interrelazioni.

Non vuole essere una ricerca antropologica, ma semplicemente una riflessione sulla propria esperienza di vita da parte di un intellettuale laico e ruspante quale Ciccio Schembari usa definirsi: ruspante per dire che ama pensare in campo aperto, libero da schemi e laccioli accademici, elaborando e componendo gli stimoli, le sollecitazioni che la vita gli offre secondo un proprio schema culturale influenzato dai suoi studi di matematica e dalle molte e varie letture che spaziano dalla narrativa, alla filosofia, alla politica.

Continue reading

Una metamorfosi

racconto di Adriano Fischer

Era giovedì. Tirava un vento freddo. Bisognava sollevare il gomito all’altezza del viso per proteggersi da questi aculei invisibili. Il cielo andava rannuvolandosi, poi schiarite impreviste, poi di nuovo si rannuvolava. Non pioverà, come da un paio di settimane, ma le signore avevano già aperto tutte l’ombrello.
La vetrina del barbiere era opaca, la bottega si scorgeva appena dalla strada, era vuota, e lui era fuori che fumava annoiato una sigaretta. Teneva gli occhi socchiusi che si perdevano tra le rughe e una frangia di capelli che gli cadeva a riga sulla fronte. Non ricambiava i saluti, se non impercettibilmente, quando erano insistenti, quando la gente gli si parava davanti.
Il bengalese che vestiva una salopette larga e lacera sistemava le casse di frutta l’una sull’altra. Lo faceva ogni giorno verso quest’ora e Piero lo osservava inspiegabilmente curioso perché sembrava che si stesse preparando per chiudere, quando in realtà tirava fino a notte fonda.

Dalla mezzanotte quest’angolo di quartiere era pieno di studenti che per due lire acquistavano birre e super alcolici e li scolavano sul marciapiede o su una panchina che il bengalese era riuscito a recuperare e che aveva inchiodato per terra. Il sabato poteva capitare che una pattuglia della polizia controllasse l’attività ma poi finiva con sconticini e mazzette agli agenti che, fingendo sobrietà, fumavano appoggiati su un fianco dell’auto.
In realtà i ragazzi non facevano neppure tutto questo chiasso, Piero già era a letto che dormiva da un pezzo mentre la gioventù sorseggiava birra e scrollava ipnotizzata il suo smartphone. È strano che non s’incrocino più come una volta gli sguardi della gente. Quando capita, l’espressione è buia, come assente, non si direbbe assorta in chissà che pensieri ma piuttosto sconnessa. È questo vale di giorno quanto di notte. All’aperto come in ufficio.

Continue reading