Intervista alla casa editrice Il Palindromo

Ciao, allora rompiamo subito il ghiaccio. Una casa editrice in Sicilia, cosa ve l’ha fatto fare? E’ una scommessa o avete trovato la ricetta per fare leggere?

Abbiamo fondato una casa editrice in Sicilia perché siamo siciliani e perché la nostra intenzione era quella di avviare nella nostra città, Palermo, un’attività editoriale dopo aver vissuto e studiato proprio con questo obiettivo a Roma. Nessuna ricetta, solo dedizione assoluta al lavoro che abbiamo scelto di portare avanti.In realtà se da un lato è vero che logisticamente fare gli editori a Palermo è sicuramente complicato, dall’altro la nostra città è uno stimolo incessante per la nostra attività.

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Sicilia terra bruciata di Vincenzo Maimone

Immagino Acireale al buio ma tuttavia percorribile in una confusa alternanza di rumori più o meno ingombranti. Silenziosa ed inquietante deposita dietro le quinte abbellimenti estetici, per poter allestire un palcoscenico scricchiolante calpestato da un protagonista già presentato in veste di commissario, invischiato in nuove avventure.

Sì certo, si tratta di un noir che puzza di bruciato, appunto il titolo “Sicilia terra bruciata” di Vincenzo Maimone, Fratelli Frilli editori, in cui un comune commissario, tale Costante, reduce da una forzata vacanza per un grave incidente, rientra in scena carico di intenti di fronte a due casi lastricati di spine; il primo atto inizia palleggiando il fiuto tra “ordinaria” amministrazione, legata da intimidazioni di stampo mafioso a sindaco e onorevole e anomala, nonché maldestra, uccisione da parte di un pirata della strada dell’ex preside del liceo cittadino.

Le pagine si inaspriscono al cospetto del profilo di una donna brutalmente uccisa e con la lingua mozzata e si diramano nello sfinimento nel momento in cui si reperisce un ennesimo insegnante scuoiato.

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Sconcerto al festival di Taormina. Parte I

Tivadar Csontváry Kosztka; Le rovine del teatro greco di Taormina

 

Tramonto a Taormina

Un fiume di gente calpesta a passo lento il corso Umberto; tra chi odora ancora di salsedine e chi si è già messo in ghingheri per la sera. Giù, nella spiaggia di fronte a isola Bella, non sono rimasti che pochi bagnanti: una turista bionda di mezza età, tutta agghindata, che legge le ultime pagine di un noir di autore ignoto tedesco, una coppia di adolescenti che si sbaciucchia appassionatamente sul bagnasciuga senza curarsi di chi e che cosa ci stia intorno e un uomo in maschera e tubo che, emergendo dal fondo del mare, interrompe un silenzio surreale.

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La ragazza con la leica di Helena Janeczek

 

recensione di Grazia Chillè

Il libro vincitore della LXXII edizione del Premio Strega è La ragazza con la Leica di Helena Janeczek (Guanda editore). Una lettura del tutto al femminile, scritto da una donna per le donne, in modo da poter rendere giustizia al volto sfrontato e malizioso, difficile da incorniciare, di Garda Taro.

Il Premio Strega contribuì alla rinascita culturale del Paese del dopo guerra. Un premio letterario che ha sempre evidenziato gli umori dell’ambiente culturale e dei gusti letterari degli italiani, anno dopo anno, dimostrando quali sono gli argomenti ai quali la maggior parte dei lettori si affeziona.

I libri premiati dal 1947 fino ad oggi hanno raccontato il nostro Paese, documentandone la lingua, i cambiamenti, le tradizioni.

La ragazza con la Leica riunisce al suo interno amanti della lettura e della fotografia, in quanto il racconto prende vita proprio a partire da scatti che immortalano attimi di vita eterni, così come può diventare eterna l’esistenza di una donna, Gerda, dentro le testimonianze e le esperienze delle persone che hanno trascorso con lei pezzi di storia. Da questi ultimi scorci di esistenza nasce il romanzo caleidoscopico basato su riflessioni multiple e costruito sulle fonti originali, delle quali Gerda è il cuore pulsante.

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Leggere per legittima difesa

…diceva Woody Allen. Voglio dire, se esiste un motivo concreto per leggere, beh, è quello, per legittima difesa. Che si capisca o no, il libro resiste a qualunque aggressione e nella maggior parte dei casi mette in fuga l’aggressore. Quest’ampliamento della solitudine come lo definiva, boh, non ricordo, è il rifugio in cui si forma, si educa la personalità di un individuo.

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Agenzia Pertica

La casa editrice Miraggi pubblica ancora una volta un testo per temerari scalatori di memorie introspettive, dà voce a tutti quegli autori che hanno l’ardire di smantellare strutture tradizionali e puntare su anarchia e disobbedienza.

Dunque stavolta rimbomba l’eco del torinese Luca Ragagnin che strizza, con stile appuntito, torbidi contenuti per restituire confusione e disorientamento ad un lettore comunque predisposto e pronto ad affidarsi all’idea di un epilogo irrisolto.

Agenzia Pertica è il contenitore di una storia nella storia raccontata e vissuta da un protagonista arrovellato nella continua analisi di sé in rapporto a tutto ciò che esiste fuori di sé tra pronostici, sconfitte, razionalizzazioni, tentativi, adagiamenti, rese e caos.

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«Donna non si nasce. Si diventa»: il mito dell’Orlando

Quello che per la Woolf rappresentava un divertissement, uno svago o, parole sue, «a gay & quickly reading», è risultato essere il libro più venduto della sua produzione letteraria. Un best seller insomma.

Orlando non doveva essere neppure un romanzo, a dire il vero. Una favola forse o, come qualcuno scrisse, la più lunga lettera d’amore mai scritta giacché la Woolf aveva dedicato l’opera alla sua allora amante, la poetessa Vita Sackville West.

Orlando è un uomo che un giorno si risveglia femmina e che per un arco di tempo pari a una manciata di secoli non fa che innamorarsi di uomini e donne, indistintamente.

Viste le premesse, è quindi inverosimile che un romanzo di questa fattura abbia riscosso tanto clamore. Soprattutto per quegli anni, siamo nel 1928.

L’Inghilterra della Woolf aveva delle idee abbastanza chiare sul sesso. La donna era confinata nei ruoli di vergine, moglie, in alternativa vedova.

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Scrivere è roba da uomini?

Anch’io, confesso, sono vittima di questo pregiudizio. Ancora oggi il mio sguardo derapa su un nuovo scaffale appena incrocio un romanzo scritto da una donna. Mi sbaglio. E sono da anni in conflitto.

Immagino sia stata l’educazione impartita ad aver creato l’embrione di questo pregiudizio. O magari semplice diffidenza. Chissà. La puzza sotto il naso è la stessa. Quando devo imputare delle colpe, la mia testa vola subito alla scuola. I programmi scolastici, cadetti di una cultura patriarcale, hanno indubbiamente contribuito alla sedimentazione di questa condizione.

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Che fine ha fatto Dolly? di Lupo Alberto

“Continuo a pensare a un fiume da qualche parte là fuori, con l’acqua che scorre velocissima. E quelle due persone nell’acqua, che cercano di tenersi strette, più che possono, ma alla fine devono desistere. La corrente è troppo forte. Devono mollare, separarsi”

Così un passo del meraviglioso e malinconico libro “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro, il naturalizzato inglese , premio Nobel per la letteratura 2017.Sembra una vita serena e normale quella vissuta in amicizia da Kathy, Tom e Ruth nel collegio di Hailsham, dove insieme a tanti altri ragazzi studiano e gareggiano con i loro prodotti artistici.

Ma tante domande sul loro destino, più o meno velate, non trovano che ambigue risposte nei loro tutori e assistenti scolastici.Vite sospese perché concepite in provetta col metodo della clonazione per realizzare donatori di organi! Ma mentre la vita scorre con i suoi ritmi “normali” i giovani assumono una sia pur piccola presa di coscienza su un percorso segnato ed a cui è difficile offrire una pur minima ribellione….

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