Categoria: LIBRI

Trovami un modo semplice per uscirne di Nicola Nucci

 

recensione di Sara Bartolucci

Prendiamo due ventenni, un operaio e un disoccupato, chiusi in uno scantinato durante un pomeriggio qualsiasi. Mettiamoci una buona musica di sottofondo, da bere, da fumare e un’irresistibile voglia di espellere dall’anima tutta l’insoddisfazione che li logora: ecco la cornice di Trovami un modo semplice per uscirne.
Un non-romanzo, finalista del Premio Calvino 2018, che nella sua apparente semplicità è un concentrato esplosivo di riflessione. Non è un romanzo né un’ opera teatrale ma un dialogo ininterrotto fra due amici annoiati dalla routine, che vogliono “trovare un modo per uscirne”. Come? Progettando una rivoluzione.

L’odio in Maldoror

«Non trovando ciò che cercavo, alzai le palpebre stravolte più in alto, ancora più in alto, finché scorsi un trono, formato d’escrementi umani e d’oro, su cui troneggiava con orgoglio idiota, col corpo ricoperto d’un sudario fatto di sudice lenzuola d’ospedale, colui che da sé si denomina il Creatore».

La lettura dei Canti di Maldoror è stata foriera di insegnamenti e suggestioni e per questo riservo qui il mio approfondimento.

LA PRESUNTA VOLGARITA’ DI NINA SICILIANA

articolo di Ombretta Costanzo

“Tapina me che amava uno sparviero,
Amaval tanto ch’io me ne moria;
A lo richiamo ben m’era maniero”

Tapina lei, adombrata, isolana, radiosa come “un prezioso gioiello”, come la definisce Trucchi attribuendole il sonetto “Tapina me” presente nel codice Vaticano Latino 3793 di fine XIII sec. o inizio XIV, componitrice di lamenti amorosi e volgari in sinergica simbiosi con gli stilnovisti del tempo; l’immaginario contenitore d’anima e versi che si propone orgogliosamente di poetare in lingua ‘volgare’ è Nina, una “qualunque” siciliana.
Anche detta “Monna Nina”, resta nei secoli avviluppata nel mistero. Di questa poetessa della fine del XIII secolo, non ci è dato conoscere generalità varie, neppure il nome completo, magari Antonina, ma solo una scarsa collezione di supposizioni sulla sua effettiva storicità, anzi, sulla sua fondata esistenza. Gli studiosi hanno confabulato sulle ipotesi circa il territorio natale estorcendo sommarie informazioni dal nome “Nina” e dal periodo in cui visse, adornato di trovatori che circolavano nelle corti e negli ambienti colti siciliani dell’epoca.

Un amore (im)possibile in tre atti

lavoro di Adriano Fischer  

   ATTO I

Villa Bellini, mezzogiorno.

C’è poca gente. Un leggero vento agita le cime degli alberi.

Filippo e Dario sono sdraiati sul giardino. Tutte e due con le mani dietro la nuca. Dario commenta la recente pubblicazione del libro dell’amico con una certa rassegnazione. Filippo, con il mento schiacciato sul petto, sta con la testa da un’altra parte.

D – Non c’è molta differenza, in termini di lettori, tra l’esordiente e la celebrità o volto noto, o pubblico, o chiamalo come vuoi. La gente, che sia l’amico o che sia un fan, legge per la persona, sì, per il personaggio, di certo non per la bellissima storia che è stata montata. Le belle storie si vedono al cinema mica si leggono. Siamo un popolo in cerca di un leader, di una guida, capisci? Qualcuno che decida per noi, qualcuno che dica le cose giuste, che scriva per noi la storia giusta. Intendi? Mi stai ascoltando?

F – sì, certo perdinci!

D – siamo un popolo di sensazionalisti. Inglobiamo famelicamente le ossessioni del tempo senza discernerne il messaggio. Facciamo massa e in essa ci riconosciamo. Ci identifichiamo. Pisciare fuori dal vaso è un atto sovversivo, capisci?

È nato un amore (im)possibile. A proposito di bookabook

Articolo di Adriano Fischer

L’editore che bocciò La fattoria degli animali non ci pensò due volte. Scrisse una lettera canzonatoria informando Orwell che i lettori americani non avrebbero mai letto storie con maiali come protagonisti.
Da questa parte del continente, invece, Elio Vittorini rifiutò aspramente il Gattopardo perché «troppo ottocentesco, troppo obsoleto». Marcel Proust, addirittura, visto l’inespugnabile stallo editoriale, pensò opportuno di auto pubblicarsi il suo Alla ricerca del tempo perduto.
Esempi di questo tipo il pianeta ne è ricco.

Gelosia

di Sara Bartolucci

Approcciarsi a un libro come “Gelosia” non è facile, soprattutto se non si conosce l’ autore, Alfredo Oriani. Egli, come i suoi romanzi, sono fra i “dimenticati”, coloro che, seppur dotati di enorme talento, non hanno avuto il riconoscimento che meritavano né in vita né dopo.
Oriani (1852-1909) è uno scrittore di fine Ottocento incompreso dalla maggior parte della critica del tempo e dal suo pubblico. A rivalutarlo fu Mussolini, che volle pubblicare tutta la sua opera in una raccolta di ben trenta volumi, regalandogli una popolarità post mortem più che meritata.

OSSA di GIAMPIERO MARGIOVANNI

di Sara Bartolucci

Giampiero Margiovanni, nonostante la giovane età, ha esordito con successo nel panorama editoriale italiano con il romanzo I sogni nelle lacrime, ma è grazie a “Ossa”, presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino 2019, che il suo talento viene confermato.
Edito dalla casa editrice Il Viandante nel febbraio 2019, il libro è una raccolta di diciassette racconti in cui i protagonisti sono un bel gruppetto di borderline, psicopatici, depressi e tipi ben poco raccomandabili. Ci sono i falliti, le prostituite, i ludopatici, gli artisti incompresi, i ragazzi in cerca di brividi e adrenalina e perfino la morte:

«Ha i capelli lunghi e sottili come spaghetti […] il viso sommerso di rughe, rigato come un foglio di carta messo a posto dopo esser stato appallottolato e calpestato da una mandria di bambini durante la ricreazione.
Non ha sopracciglia né ciglia e il colore dei suoi bulbi oculari tende al giallognolo. Il nero della matita attorno agli occhi le è colato sulle guance, facendo fatica a passare tra una ruga e l’altra.»

Il grido di Luciano Funetta

di Sara Bartolucci

«Mentre gli androni s’illuminavano e il neon iniziava a bruciare, nuvole impenetrabili attraversavano il cielo sopra la città. Una figura entrò in un vicolo. Un’altra ne uscì, identica alla prima. La strada era cieca.»

Candidato al Premio Strega 2016 con il suo romanzo d’esordio “Dalle Rovine” (Tunué), Luciano Funetta torna alla ribalta con un sorprendente distopico che scardina completamente i canoni classici della letteratura.

“Il grido” non è un libro comune e non ha una vera e propria trama: qui fantascienza e fantastico si fondono in una narrazione visionaria e allucinante; un vortice di scene futuristiche che rimandando ai più noti temi psicologici della letteratura del passato – straniamento, spaesamento, spleen, male di vivere -, attraverso una scrittura ipnotica, affascinante, dallo stile intenso e coinvolgente.

L’annusatrice di libri di Dasy Icardi

 

Quello di Dasy Icardi è un esordio con i fiocchi.  L’annusatrice di libri,  Fazi Editore  è un “libro che parla di libri” fra i migliori degli ultimi tempi. La storia è semplice: la quattordicenne Adelina viene trapiantata dalla campagna alla città, per la precisione a Torino. Ospite in casa di sua zia Amalia, vedova spilorcia e taccagna ma con un passato da soubrette, frequenta una scuola prestigiosa insieme a ragazze di buona famiglia. Il divario sociale e intellettivo si fa subito sentire e Adelina soffre di questo complesso d’inferiorità sentendosi inadeguata, meno bella, meno intelligente e meno fortunata di tutte le sue compagne.