Come l’impronta di un quadro di Lidia Popolano

Il romanzo è una ghirlanda dentro cui si concima l’anima della lettrice al cospetto del diario dovizioso della madre.

Come l’impronta di un quadro di Lidia Popolano edito da 96, Rue de-La-Fontaine Edizioni è costituito da un quadro storico nel quale si auto dipinge l’evoluzione di un’anima-madre, che si modella sullo sfondo della seconda guerra mondiale e l’impronta di un corpo-figlia, che scopre un nuovo inconscio tra le parole e i silenzi di un dialogo incessante con un diario, prezioso e delicato.

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Little Olive di Graziano Delorda

Mentre scrivo, ascolto gli Eletric Prunes perché non li conoscevo ma, soprattutto, per calarmi nella storia di Little Olive.

Il romanzo di Graziano Delorda, Ferrari editore, instilla nel lettore nostalgia di anni che sembrano dissolti dal tempo, intinti nell’oblio: gli anni dei sixties, del rock psichedelico, del garage rock.

Sotto i riflettori abbiamo Catania, una volta tempio della musica, tanto da valerle l’etichetta di Seattle italiana. Il laboratorio etneo cui la cronaca nazionale ha speso, tra gli anni settanta e ottanta, parole indubbiamente disincantate, perché vero, perché era un enorme palco ombrato dal vulcano.

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L’età del ferro di Simona Castiglione

Il periodo della protostoria, caratterizzato dall’uso del ferro in luogo del bronzo nella produzione di utensili e armi, è identificato come “L’età del ferro”.

Simona Castiglione sceglie questo titolo per il suo intrigante libro edito da Morellini editore, probabilmente con l’idea di trasferire la sensazione di durezza in riferimento a contesto sociale, condizioni psicologiche ed eventi che diacronicamente hanno caratterizzato vite, usi e costumi dei protagonisti.

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Libri senza parole de la Libreria Libò dei ragazzi e degli errori

I libri senza parole: li abbiamo scoperti, anni or sono, e ce ne siamo innamorate! Ci siamo sempre soffermate a riflettere sul loro forte potenziale. Un potenziale che diventa atto vero, profondo quando gli adulti riescono a liberarsi da preconcetti e stereotipi, quando un bambino inventa storie sempre diverse pur seguendo la stessa narrazione descrittiva, quando le parole diventano il completamento di un’opera già auto-consistente.

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Elio Vittorini, il partigiano fascista

«Elio, per Dio, alza il braccio, cioè chiudi il pugno, cioè, voglio dire, alza il braccio destro e chiudi, no, anzi, fai ‘na cosa, canta l’internazionale Giovinezza, o no, forse meglio Giovinezza internazionale, faccetta nera, faccetta rossa! CAMERATA COMPAGNO VITTORINI, IN RIGA!»

La ricorrenza della morte di Elio Vittorini, oggi 12 febbraio, cade a fagiolo vista la situazione incandescente e divisiva che sta soffrendo questo già malato paese.

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BELLA COHEN di Adriano Fischer

Si apre il sipario dentro un piccolo teatro con sedili e palco in legno scricchiolante, luci spente e silenzio, atto primo: una schiera disordinata di uomini e donne con la maschera che tenta di suggellarne l’indole.

E’ così che mi sono vista durante la lettura di Bella Cohen di Adriano Fischer, scomodamente seduta ma stimolatissima dalle aspettative.

La trama della “commedia” è affascinante ed emblematica: il regista, con morbido dispotismo, obbliga gli attori a recitare a soggetto su un canovaccio modellato e rifinito, volto ad abolire la barriera tra recitante e platea.

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Divagazioni amorose di Daniela Ginex

Il modello di una condizione umana su cui si arrovella un trambusto di vicissitudini è Ermes, un intellettuale professore catanese dietro cui la scrittrice Daniela Ginex racconta nel romanzo “Divagazioni amorose” ,edito da Algra Editore, uno degli aspetti più discussi e irrisolti della debolezza umana legata all’inquietudine sentimentale, misurandosi con una voce narrante maschile.

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Onde in ascolto de la Libreria Libò dei ragazzi e degli errori

“…una parola gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio...” cit. G. Rodari – La grammatica della fantasia.

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Vincent sul divano di Marco Marrocco

Capitolare è un lemma medievale che rimanda a leggi o ordinanze emanate dai re carolingi di cui si servivano per regolare molte e svariate questioni, suddiviso in capitoli. Così Marco Marrocco articola il suo “Vincent sul divano” edito da Fefè Editore, conferendo appunto un domino le cui tessere rappresentano idee, commenti e divagazioni intorno ad un nome che si agita per tutta la vita tra pennelli e sedute psichiatriche: Van Gogh, Vincent è Van Gogh.

Il divano è un complemento d’arredo che implica comodità ma non è presente però quando per anni ci ha ospitati nella sua stanza di Arles, come nota Domenico Mazzullo nella sua prefazione, come mai?

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Bella Cohen (Nulladie edizioni) di Adriano Fischer

Recensione di Cinzia Carroccio

Bella Cohen?

E chi era costei?

Glielo chiedo e faccio la figura dell’incolta, o non glielo chiedo affatto e spero di non farglielo notare fino a che, concluso il libro, l’arcano sarà svelato?!

Basta elucubrazioni, inizio e m’immergo in una lettura che, secondo me, ha solo il difetto di essere un po’ breve; mi sarebbe piaciuto ci fosse qualche personaggio in più nella storia.

Però che idea, una genialata, il nome di una scuola, di solito una dedica ad un grande, e non avere nessuna idea di chi sia! Mi fa pensare a Nanni Moretti e al Liceo “Marylin Monroe”, di filmica fama, l’unico che avesse avuto, nei miei ricordi, un’idea altrettanto viva.

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