Grandi momenti di Franz Krauspenhaar

 

Franco Scelsit è uno scrittore milanese famoso e illuminato, uno scrittore dai grandi numeri che sta morendo o forse no.

E’ scampato a un infarto che, manco poco tempo dopo, ha reciso la vita all’amico Nardi.

A cinquant’anni suonati, viste le premesse, dati causa e pretesto, abbisogna fare un bilancio veloce della propria esistenza. Veloce prima che l’infarto si ripresenti strimpellando l’illogica allegria di Gaber, eccola là, “Io sto bene proprio ora, proprio qui non è mica colpa mia, se mi capita così, È come un’illogica allegria di cui non so il motivo non so che cosa sia. È come se improvvisamente mi fossi preso il diritto di vivere il presente Io sto bene…Questa illogica allegria proprio ora, proprio qui”

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Giovanni Verga e l’illusione (o la disillusione) della realtà

 

“L’onorevole Scipioni” sarebbe stato un compendio di dominio e ingegno innestati in assoluta autonomia su un progetto di auto esaltazione, frutto di una considerazione negata dal pregiudizio sociale attento alla sua nascita illegale; altresì un uomo di legge nato fuori da principi legittimi. E’ un archetipo dell’uomo politico inserito in qualche corrente attualizzata a posteriori;

“L’uomo di lusso” invece si accomoda sull’alloggio spigoloso dell’ambizione socio culturale, ingloberebbe, a quanto pare, il sogno dell’artista raffinato scosso da cupidigia e immodestia che lo distraggono dalle controversie terrene sulle quali annega con sofferente consapevolezza.

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L’inganno di Vincenzo Consolo

 

Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha róso, il mio cervello s’è mangiato. Rosa che non è rosa, rosa che è datura, gelsomino, bàlico e viola; rosa che è pomelia, magnolia, zàgara e cardenia. […] Rosa che punto m’ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel cuore.
Lia che m’ha liato la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento, catena di bagno sempiterno, libame oppioso, licore affatturato, letale pozione, lilio dell’inferno che credei divino, lima che sordamente mi corrose l’ossa, limaccia che m’invischiò nelle sue spire, lingua che m’attassò come angue che guizza dal pietrame, lioparda imperiosa, lippo dell’alma mia, liquame nero, pece dov’affogai, ahi!, per mia dannazione. […] Rosalia, sangue mio, mia nimica, dove sei?

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“Bella Cohen” di Adriano Fischer

“Bella Cohen” è stato pubblicato, adesso mi tocca chiedere scusa. Oppure offrire delle spiegazioni.

L’origine di questo libro risale all’aprile 2015 quando, partecipando al concorso letterario la Giara, vinsi la menzione speciale. Allora il libro aveva un altro titolo, più eloquente e meno sborone, ma la giuria, ricordo, lo apprezzò con plausi e ghignatine letterarie.

 

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Cento False partenze di Francis Scott Fitzgerald

 

Una prima considerazione che fa da cornice a quest’autobiografia in racconti riguarda proprio la casa editrice che ha curato la pubblicazione.

Premessa che non posso trascurare.

Alludo, infatti, alla Belleville editore, l’omonima scuola di scrittura di Milano che da due anni si abbiglia da casa editrice. Nella fattispecie, non tradendo i suoi temi, propone al pubblico quanto sul tema della scrittura non è stato tradotto o risulta semplicemente introvabile.

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MI CHIAMO CRISTIANO FERARRESE HO 44 ANNI E MI SENTO UNA PERSONA FORTUNATA di Cristiano Ferrarese

Recensione di Ombretta Costanzo

Una voce al megafono che gioca con i timpani tra le “strofe” di questo libro graffiante e intenso, presenta Mi chiamo Cristiano Ferrarese, ho 44 anni e mi sento una persona fortunata, Galeone editore.

C’è un po’ di malinconia ricoperta da una glassa di sarcasmo con cui l’autore organizza la struttura della sua vita e delle sue pagine, pregne di informazioni incisive e finalizzate a convincere il resto del mondo a cui però forse non sente di appartenere. Con acuta determinazione dirige un monologo su cui si intrecciano umori e sensazioni che hanno reso Cristiano indipendente e audace, consapevole di quanto sia difficile realizzare la propria dimensione nella realtà economica e sociale italiana, continuando tuttavia a fare di tutto: libraio, insegnante, badante, portiere d’hotel, in interrotta spola tra Italia e Inghilterra.

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Come se io fossi te di Andrea Caschetto

Recensione di Ombretta Costanzo

Con Andrea si studia uno spazio cosmico alto un metro da terra e si rotola nel tempo spingendo quattro piccole ruote fino ai confini del mondo. Andrea Caschetto con Come se io fossi te, Chiarelettere editore, regala un’immagine di sé trasmigrata da un’anima immobile; trasforma metaforicamente in un derviscio rotante una donna con impedimenti motori e improvvisa un rapporto simbiotico e delirante con una sedia a rotelle. Una carrozzina diventa compagna di viaggio a cui da il nome Azzurra.

Azzurra è una metonimia che vuole ricordare la vita intrisa di noia e di euforia, staticità e dinamismo, debolezza, malattia, dipendenza e coraggio di “lasciarsi andare nelle braccia dolci della diversità”.

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Personaggio si nasce di Pierfranco Bruni

Recensione di Ombretta Costanzo

Nel calderone di capitoli si delinea un percorso analitico intrapreso con la grinta e la volontà di disegnare la linea sinusoidale di un personaggio in cerca di autore. L’autore diventa Pierfranco Bruni che coinvolge il lettore in un labirinto di riflessioni su Luigi Pirandello con Personaggio si nasce edito da Ferrari Editore.

“L’esistenza di uno scrittore senza capacità di compenetrarsi diventa fattibilità della futilità”

Nei meandri architettati da Bruni si indagano le vie di fuga che collegano le impronte di Pirandello a più protagonisti della letteratura e della filosofia partendo addirittura da Ulisse, tramite cui si inserisce all’interno di processi antropologici, per affrontare il suo vivere in esilio inteso come assenza da uno spazio dell’anima che forse non può colmare ma solo accettare, convogliando qualsiasi soluzione dentro il concetto di maschera.

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Elogio della Costituzione di Giovanni Maria Flick

Il primo di gennaio del 1948 viene promulgata, quindi entra in vigore, la Costituzione della Repubblica Italiana. Piaccia o no, la Carta magna ha compiuto settant’anni e si conserva in ottima forma, probabilmente perché poco applicata.

Le volte che è stata tirata in ballo, negli ultimi anni, sono innumerevoli. Bistrattata, vilipesa, oggetto di infinite discussioni e requisitorie, toccata più volte senza essere, per adesso, deturpata.

Eppure questa settuagenaria è tonica e tosta, checché ne dicano i suoi detrattori, resta la più bella Costituzione di sempre.

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Nicola Rubino è entrato in fabbrica di Francesco Dezio

Così, di primo acchito, mi è venuto in mente Elio Petri, in quel neorealismo impegnato che troviamo nella sua nota trilogia dove mette al centro della scena il lavoratore nella sua dimensione alienata e sfruttata.

Sarà stata anche la copertina a sollecitare questa evocazione, – una chiave inglese e un giravite falceemartellizzati – che richiama, volente o meno, un determinato periodo storico e un preciso schieramento ideologico. Ad oggi, comunque, difficilmente contestualizzabile.

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