Lisbona ultima frontiera di Volodine Antoine

«Onda dopo onda, a ogni scroscio di mota e ciottoli, sulla riva appare un cane con il muso insanguinato. Negli occhi gli si leggono messaggi che soltanto un esperto conoscitore della prateria delle immagini potrebbe decifrare, perché l’uomo che li ha composti, il suo padrone, non sa più che lingue si parlano sulla terraferma, e forse ormai dubita anche dell’esistenza di una costa contro cui l’oceano possa andare a infrangersi.»

Scrittori come Antoine Volodine necessitano di lettori esperti, di visionari, di abili interpreti, di personalità aperte, disincantate, eroiche. Eclettico artista contemporaneo che costruisce, smantella e ricostruisce le sue storie come un bambino che gioca con i Lego.

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La domenica vestivi di rosso

 

Vera è un nome che etimologicamente potrebbe contraddire un atteggiamento, uno stile di vita e addirittura un romanzo.

Nera è un colore, un aggettivo qualificativo, una maschera nuda imbastita su un personaggio in cerca d’autore che si trascina caparbiamente in una rappresentazione scenica, modellando via via un profilo sempre più adatto alla trama della sua vita, misconoscendo i naturali contorni.

E Nerina dunque chi è? Perché chiederlo adesso? La risposta celebra l’epilogo e mortifica l’acutezza strutturale con cui Silvana Grasso ha condotto La domenica vestivi di rosso Marsilio Editori.

Il rosso è un altro colore proposto, una decisa tinta proiettata sulla retina che galoppa in penombra; la domenica vestivi di rosso è un lungo pamphlet introspettivo, una mistura di peso corporeo e finezza sensoriale che in gara tracciano la parabola ambiziosa e ammaliatrice di una ragazza di provincia, nel turbolento 1968.

La profilazione narra che sia nata femmina in uno spazio geografico in lotta col tempo storico, che sia stata provvisoria figlia di una madre suicida, che abbia avuto due madri tacitamente adottive, a loro volta madre e figlia, allevatrici come fossero fatine Disney e ingombrante reiterato tormento di avere dodici dita dei piedi: emblema di presunto rifiuto maschile, nonché freno seduttivo e inasprita prova di resistenza al mondo.

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Vinpeel degli orizzonti di Peppe Millanta

Dinterbild mi ricorda Dogville di Lars von Trier , mi evoca anche l’isola che non c’è di Peter Pan.

Sin dal primo approccio ho frenato la curiosità di capire prima possibile quali fossero gli orizzonti di Vinpeel, ho preferito studiare Vinpeel.

Non racconto la trama di Vinpeel degli orizzonti di Peppe Millanta però mi sento di dire che si tratta di un testo straordinario, Neo Edizioni ancora una volta è garante di successi, mai mi sono lasciata sfuggire tanta enfasi nei giudizi.

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Esche di Andrea Fiorito

Tornato in carcere, qualcuno gli chiede: − Allora? − Bene − risponde lui. − Ti è piaciuto? − No.

Ho scelto questa frase perché algida e sarcastica e rappresenta la mia visione dell’insieme.

Andrea Fiorito concima con ermetici e disturbati dialoghi la sua raccolta di racconti sintetici, costipati e apparentemente irrisolti.

Esche è un bel lavoro edito da Corrimano Edizioni, che presenta per la prima volta uno scrittore sicuro di mettere in scena diagnosi poco convenzionali di tematiche reiterate, investendole schiettamente di connotati agri e diretti.

In primo piano troviamo semplici uomini riportati ad uno stadio primordiale, la cui natura spicca prima di qualsiasi inserimento strutturale o convenzione sociale; se fosse stato un cruciverba avremmo dovuto incrociare turpiloquio e medio registro colloquiale per trovare una chiave di lettura a primo impatto semplice, ma non ci sono parole incrociate, piuttosto sono racconti scollati che richiedono al lettore di scucire le idee per garantirsi il reperimento di un denominatore comune di temi e senso.

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Sicilia terra bruciata di Vincenzo Maimone

Immagino Acireale al buio ma tuttavia percorribile in una confusa alternanza di rumori più o meno ingombranti. Silenziosa ed inquietante deposita dietro le quinte abbellimenti estetici, per poter allestire un palcoscenico scricchiolante calpestato da un protagonista già presentato in veste di commissario, invischiato in nuove avventure.

Sì certo, si tratta di un noir che puzza di bruciato, appunto il titolo “Sicilia terra bruciata” di Vincenzo Maimone, Fratelli Frilli editori, in cui un comune commissario, tale Costante, reduce da una forzata vacanza per un grave incidente, rientra in scena carico di intenti di fronte a due casi lastricati di spine; il primo atto inizia palleggiando il fiuto tra “ordinaria” amministrazione, legata da intimidazioni di stampo mafioso a sindaco e onorevole e anomala, nonché maldestra, uccisione da parte di un pirata della strada dell’ex preside del liceo cittadino.

Le pagine si inaspriscono al cospetto del profilo di una donna brutalmente uccisa e con la lingua mozzata e si diramano nello sfinimento nel momento in cui si reperisce un ennesimo insegnante scuoiato.

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La ragazza con la leica di Helena Janeczek

 

recensione di Grazia Chillè

Il libro vincitore della LXXII edizione del Premio Strega è La ragazza con la Leica di Helena Janeczek (Guanda editore). Una lettura del tutto al femminile, scritto da una donna per le donne, in modo da poter rendere giustizia al volto sfrontato e malizioso, difficile da incorniciare, di Garda Taro.

Il Premio Strega contribuì alla rinascita culturale del Paese del dopo guerra. Un premio letterario che ha sempre evidenziato gli umori dell’ambiente culturale e dei gusti letterari degli italiani, anno dopo anno, dimostrando quali sono gli argomenti ai quali la maggior parte dei lettori si affeziona.

I libri premiati dal 1947 fino ad oggi hanno raccontato il nostro Paese, documentandone la lingua, i cambiamenti, le tradizioni.

La ragazza con la Leica riunisce al suo interno amanti della lettura e della fotografia, in quanto il racconto prende vita proprio a partire da scatti che immortalano attimi di vita eterni, così come può diventare eterna l’esistenza di una donna, Gerda, dentro le testimonianze e le esperienze delle persone che hanno trascorso con lei pezzi di storia. Da questi ultimi scorci di esistenza nasce il romanzo caleidoscopico basato su riflessioni multiple e costruito sulle fonti originali, delle quali Gerda è il cuore pulsante.

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Agenzia Pertica

La casa editrice Miraggi pubblica ancora una volta un testo per temerari scalatori di memorie introspettive, dà voce a tutti quegli autori che hanno l’ardire di smantellare strutture tradizionali e puntare su anarchia e disobbedienza.

Dunque stavolta rimbomba l’eco del torinese Luca Ragagnin che strizza, con stile appuntito, torbidi contenuti per restituire confusione e disorientamento ad un lettore comunque predisposto e pronto ad affidarsi all’idea di un epilogo irrisolto.

Agenzia Pertica è il contenitore di una storia nella storia raccontata e vissuta da un protagonista arrovellato nella continua analisi di sé in rapporto a tutto ciò che esiste fuori di sé tra pronostici, sconfitte, razionalizzazioni, tentativi, adagiamenti, rese e caos.

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«Donna non si nasce. Si diventa»: il mito dell’Orlando

Quello che per la Woolf rappresentava un divertissement, uno svago o, parole sue, «a gay & quickly reading», è risultato essere il libro più venduto della sua produzione letteraria. Un best seller insomma.

Orlando non doveva essere neppure un romanzo, a dire il vero. Una favola forse o, come qualcuno scrisse, la più lunga lettera d’amore mai scritta giacché la Woolf aveva dedicato l’opera alla sua allora amante, la poetessa Vita Sackville West.

Orlando è un uomo che un giorno si risveglia femmina e che per un arco di tempo pari a una manciata di secoli non fa che innamorarsi di uomini e donne, indistintamente.

Viste le premesse, è quindi inverosimile che un romanzo di questa fattura abbia riscosso tanto clamore. Soprattutto per quegli anni, siamo nel 1928.

L’Inghilterra della Woolf aveva delle idee abbastanza chiare sul sesso. La donna era confinata nei ruoli di vergine, moglie, in alternativa vedova.

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Scrivere è roba da uomini?

Anch’io, confesso, sono vittima di questo pregiudizio. Ancora oggi il mio sguardo derapa su un nuovo scaffale appena incrocio un romanzo scritto da una donna. Mi sbaglio. E sono da anni in conflitto.

Immagino sia stata l’educazione impartita ad aver creato l’embrione di questo pregiudizio. O magari semplice diffidenza. Chissà. La puzza sotto il naso è la stessa. Quando devo imputare delle colpe, la mia testa vola subito alla scuola. I programmi scolastici, cadetti di una cultura patriarcale, hanno indubbiamente contribuito alla sedimentazione di questa condizione.

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Che fine ha fatto Dolly? di Lupo Alberto

“Continuo a pensare a un fiume da qualche parte là fuori, con l’acqua che scorre velocissima. E quelle due persone nell’acqua, che cercano di tenersi strette, più che possono, ma alla fine devono desistere. La corrente è troppo forte. Devono mollare, separarsi”

Così un passo del meraviglioso e malinconico libro “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro, il naturalizzato inglese , premio Nobel per la letteratura 2017.Sembra una vita serena e normale quella vissuta in amicizia da Kathy, Tom e Ruth nel collegio di Hailsham, dove insieme a tanti altri ragazzi studiano e gareggiano con i loro prodotti artistici.

Ma tante domande sul loro destino, più o meno velate, non trovano che ambigue risposte nei loro tutori e assistenti scolastici.Vite sospese perché concepite in provetta col metodo della clonazione per realizzare donatori di organi! Ma mentre la vita scorre con i suoi ritmi “normali” i giovani assumono una sia pur piccola presa di coscienza su un percorso segnato ed a cui è difficile offrire una pur minima ribellione….

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