Il Gruppo di Polifemo

Maccheroni Connection di Roberto Minigioia

Un titolo insolito, una copertina dal sapore gangster e una trama avvincente; sono questi gli ingredienti di Maccheroni Connection, un romanzo poliziesco di Roberto Mingioia edito nel 2017 da Imprimatur.

La storia è coinvolgente fin dalle prime pagine, quando il protagonista, Francesco Spina, esce di prigione e si trova a dover scappare da una banda di criminali che meditano vendetta. Rifugiatosi in un bar della movimentata cittadina siciliana di Ogghiularu (località inventata che letteralmente significa “venditore d’aglio”), assiste all’uccisione di un uomo appena arrivato in città, un certo Luca Pappalardo.

Il Bufalo della notte di Guillermo Arriaga

«Prima che esseri umani, siamo animali […] E molto prima siamo dèmoni.»

Parole forti quelle dette da Tania, la protagonista femminile di “Il bufalo della notte”, scritto dal messicano Guillermo Arriaga e pubblicato in Italia da Fazi.
Un romanzo forte, emotivamente destabilizzante, che racconta le intricate vicende amorose e psicologiche di tre amici: Manuel, Gregorio e Tania.

IL GRADE CHIHUAHUA di Luca Raimondi e Joe Schittino

Il grande Chihuahua, secondo romanzo scritto a quattro mani da Luca Raimondi e Joe Schittino, edito da AUGH! nel 2017, è un ardito esperimento letterario, divertente e imprevedibile. La storia viene narrata in prima persona dal protagonista, un giovane studente universitario di Filosofia di Catania con uno strano hobby: l’omicidio.

Corpi estranei di Christian Rovatti

«“Ivan Navi?! Ma è un palindromo!” si sarebbe senz’altro sentito dire… Proprio così: un palindromo! Un nome bifronte, speculare, a due versi, come un errore reversibile, o il lusso di un’altra chance; ma anche illusorio come uno specchio, vano e ridondante come un perpetuo ritorno, beffardo come una condanna a ripetersi in eterno.»

Può un nome concentrare su di sé l’essenza stessa della vita di un uomo? Dopo aver letto Corpi estranei di Christian Rovatti, edito da Giraldi (2017), la risposta è si. Ivan è un musicista over trentenne alle prese con la famosa “crisi” che prima o poi investe tutti coloro che raggiungono quella determinata fascia d’età.

Lisbona ultima frontiera di Volodine Antoine

«Onda dopo onda, a ogni scroscio di mota e ciottoli, sulla riva appare un cane con il muso insanguinato. Negli occhi gli si leggono messaggi che soltanto un esperto conoscitore della prateria delle immagini potrebbe decifrare, perché l’uomo che li ha composti, il suo padrone, non sa più che lingue si parlano sulla terraferma, e forse ormai dubita anche dell’esistenza di una costa contro cui l’oceano possa andare a infrangersi.»

Scrittori come Antoine Volodine necessitano di lettori esperti, di visionari, di abili interpreti, di personalità aperte, disincantate, eroiche. Eclettico artista contemporaneo che costruisce, smantella e ricostruisce le sue storie come un bambino che gioca con i Lego.

La domenica vestivi di rosso

 

Vera è un nome che etimologicamente potrebbe contraddire un atteggiamento, uno stile di vita e addirittura un romanzo.

Nera è un colore, un aggettivo qualificativo, una maschera nuda imbastita su un personaggio in cerca d’autore che si trascina caparbiamente in una rappresentazione scenica, modellando via via un profilo sempre più adatto alla trama della sua vita, misconoscendo i naturali contorni.

E Nerina dunque chi è? Perché chiederlo adesso? La risposta celebra l’epilogo e mortifica l’acutezza strutturale con cui Silvana Grasso ha condotto La domenica vestivi di rosso Marsilio Editori.

Il rosso è un altro colore proposto, una decisa tinta proiettata sulla retina che galoppa in penombra; la domenica vestivi di rosso è un lungo pamphlet introspettivo, una mistura di peso corporeo e finezza sensoriale che in gara tracciano la parabola ambiziosa e ammaliatrice di una ragazza di provincia, nel turbolento 1968.

La profilazione narra che sia nata femmina in uno spazio geografico in lotta col tempo storico, che sia stata provvisoria figlia di una madre suicida, che abbia avuto due madri tacitamente adottive, a loro volta madre e figlia, allevatrici come fossero fatine Disney e ingombrante reiterato tormento di avere dodici dita dei piedi: emblema di presunto rifiuto maschile, nonché freno seduttivo e inasprita prova di resistenza al mondo.

Vinpeel degli orizzonti di Peppe Millanta

Dinterbild mi ricorda Dogville di Lars von Trier , mi evoca anche l’isola che non c’è di Peter Pan.

Sin dal primo approccio ho frenato la curiosità di capire prima possibile quali fossero gli orizzonti di Vinpeel, ho preferito studiare Vinpeel.

Non racconto la trama di Vinpeel degli orizzonti di Peppe Millanta però mi sento di dire che si tratta di un testo straordinario, Neo Edizioni ancora una volta è garante di successi, mai mi sono lasciata sfuggire tanta enfasi nei giudizi.

Esche di Andrea Fiorito

Tornato in carcere, qualcuno gli chiede: − Allora? − Bene − risponde lui. − Ti è piaciuto? − No.

Ho scelto questa frase perché algida e sarcastica e rappresenta la mia visione dell’insieme.

Andrea Fiorito concima con ermetici e disturbati dialoghi la sua raccolta di racconti sintetici, costipati e apparentemente irrisolti.

Esche è un bel lavoro edito da Corrimano Edizioni, che presenta per la prima volta uno scrittore sicuro di mettere in scena diagnosi poco convenzionali di tematiche reiterate, investendole schiettamente di connotati agri e diretti.

In primo piano troviamo semplici uomini riportati ad uno stadio primordiale, la cui natura spicca prima di qualsiasi inserimento strutturale o convenzione sociale; se fosse stato un cruciverba avremmo dovuto incrociare turpiloquio e medio registro colloquiale per trovare una chiave di lettura a primo impatto semplice, ma non ci sono parole incrociate, piuttosto sono racconti scollati che richiedono al lettore di scucire le idee per garantirsi il reperimento di un denominatore comune di temi e senso.

Sicilia terra bruciata di Vincenzo Maimone

Immagino Acireale al buio ma tuttavia percorribile in una confusa alternanza di rumori più o meno ingombranti. Silenziosa ed inquietante deposita dietro le quinte abbellimenti estetici, per poter allestire un palcoscenico scricchiolante calpestato da un protagonista già presentato in veste di commissario, invischiato in nuove avventure.

Sì certo, si tratta di un noir che puzza di bruciato, appunto il titolo “Sicilia terra bruciata” di Vincenzo Maimone, Fratelli Frilli editori, in cui un comune commissario, tale Costante, reduce da una forzata vacanza per un grave incidente, rientra in scena carico di intenti di fronte a due casi lastricati di spine; il primo atto inizia palleggiando il fiuto tra “ordinaria” amministrazione, legata da intimidazioni di stampo mafioso a sindaco e onorevole e anomala, nonché maldestra, uccisione da parte di un pirata della strada dell’ex preside del liceo cittadino.

Le pagine si inaspriscono al cospetto del profilo di una donna brutalmente uccisa e con la lingua mozzata e si diramano nello sfinimento nel momento in cui si reperisce un ennesimo insegnante scuoiato.

La ragazza con la leica di Helena Janeczek

 

recensione di Grazia Chillè

Il libro vincitore della LXXII edizione del Premio Strega è La ragazza con la Leica di Helena Janeczek (Guanda editore). Una lettura del tutto al femminile, scritto da una donna per le donne, in modo da poter rendere giustizia al volto sfrontato e malizioso, difficile da incorniciare, di Garda Taro.

Il Premio Strega contribuì alla rinascita culturale del Paese del dopo guerra. Un premio letterario che ha sempre evidenziato gli umori dell’ambiente culturale e dei gusti letterari degli italiani, anno dopo anno, dimostrando quali sono gli argomenti ai quali la maggior parte dei lettori si affeziona.

I libri premiati dal 1947 fino ad oggi hanno raccontato il nostro Paese, documentandone la lingua, i cambiamenti, le tradizioni.

La ragazza con la Leica riunisce al suo interno amanti della lettura e della fotografia, in quanto il racconto prende vita proprio a partire da scatti che immortalano attimi di vita eterni, così come può diventare eterna l’esistenza di una donna, Gerda, dentro le testimonianze e le esperienze delle persone che hanno trascorso con lei pezzi di storia. Da questi ultimi scorci di esistenza nasce il romanzo caleidoscopico basato su riflessioni multiple e costruito sulle fonti originali, delle quali Gerda è il cuore pulsante.