Debole o forte, nelle tragedie e nei miti psicoanalitici

Nella società 2.0 parlare di debolezza può risultare assolutamente demodè.
Viviamo – o sentiamo di vivere – sotto l’egida dell’efficientismo più sfrenato e selvaggio che ci vuole rapidi, operativi, performanti, socialmente seduttivi ed emotivamente controllati.

Anche ai più piccini spesso, a scuola come in famiglia, viene richiesto un comportamento adultomorfo, un rendimento soddisfacente financo, talora, una pseudo autonomia.

Chiaramente, tutto a vantaggio (ma è solo un’apparenza) degli adulti che, in tal modo, si sentono sgravati dall’impegno, certamente faticoso, richiesto da un accudimento adeguato.

Li vogliamo, questi piccoli, impavidi, produttivi, possibilmente che non piangano molto, ordinati, organizzati nel gioco, aperti alla relazione ma anche in grado, all’occorrenza, di restare da soli.

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Scuola, tra mondo esterno e gruppo interno

 

Bella Cohen, dello scrittore catanese Adriano Fischer, a un primo livello di lettura potrebbe presentarsi come il romanzo d’esordio di un quarantenne che non ha ancora del tutto metabolizzato gli anni controversi e tribolati della scuola, e sulla falsariga di Rostand, secondo cui la “penna ferisce più della spada”, li mette in scena nudi e crudi.

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DACCI LA NOSTRA ARTE QUOTIDIANA

 

“Aci e Galatea” di S. Grasso

Esiste ancora l’artista? E se sì, qual è la sua funzione oggi?

L’arte può essere intesa come un’operazione trasformativa dal sensoriale alla pensabilità, attraverso la simbolizzazione e attraversando le emozioni. Tutto ciò, presumibilmente, a partire dalle pitture rupestri rinvenute sulle pareti di una grotta, risalenti al paleolitico.

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Bella Cohen (Nulladie edizioni) di Adriano Fischer

Recensione di Cinzia Carroccio

Bella Cohen?

E chi era costei?

Glielo chiedo e faccio la figura dell’incolta, o non glielo chiedo affatto e spero di non farglielo notare fino a che, concluso il libro, l’arcano sarà svelato?!

Basta elucubrazioni, inizio e m’immergo in una lettura che, secondo me, ha solo il difetto di essere un po’ breve; mi sarebbe piaciuto ci fosse qualche personaggio in più nella storia.

Però che idea, una genialata, il nome di una scuola, di solito una dedica ad un grande, e non avere nessuna idea di chi sia! Mi fa pensare a Nanni Moretti e al Liceo “Marylin Monroe”, di filmica fama, l’unico che avesse avuto, nei miei ricordi, un’idea altrettanto viva.

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Umano troppo disumano

Non stiamo commemorando l’Olocausto, lo stiamo attuando, attualizzandolo giorno dopo giorno, complici volenti o dolenti di un genocidio di massa.
Il patto che l’Italia ha siglato con la Libia, la scorsa estate, è stato definito dall’Onu «disumano». Schiavitù 2.0 con migranti torturati nelle carceri e venduti all’asta nei lager libici.

Ma, d’altra parte, siamo abituati da anni alla tratta delle schiave africane, soprattutto donne nigeriane, violentate, abusate e costrette, sotto minacce e ricatto, alla prostituzione nelle nostre strade.

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Nessuna donna sceglie la violenza

Il Gruppo di Polifemo ospita il punto di vista di Pina Ferraro Fazio, storica fondatrice del centro antiviolenza di Catania

    La violenza contro le donne è un argomento che fa tanto clamore e su cui si giocano vere e proprie azioni di propaganda. Se ne parla in termini di emergenza e i giornali utilizzano linguaggi, costruzioni simboliche e narrazioni, che non centrano il vero problema, ma contribuiscono, per contro, a rinforzare un concetto distorto del fenomeno: si uccide per troppo amore!

Un’attenta disamina della produzione normativa, nazionale e internazionale, potrebbe indurci a considerare il superamento, già da lungo termine, di ogni forma di discriminazione di genere; sappiamo, tuttavia, che non è affatto così.

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Abuso: un attacco alla mente oltre che al corpo

I recenti casi di molestie e abusi sessuali che hanno interessato il mondo hollywoodiano (e, purtroppo, non soltanto quello), nonché la bagarre che ne è seguita, mi cimentano, da donna e da psicoanalista, in una riflessione che si propone di contribuire a fare chiarezza circa i processi psicologici che entrano in gioco in siffatte situazioni.

Innanzitutto, intendo occuparmi del perché la denuncia, semmai la vittima la inoltri, arrivi di solito a distanza di tempo rispetto a quando si riferiscono i fatti di abuso.

A partire dalla mia esperienza clinica, una donna, così come un’adolescente, per quanto si trovi all’interno di una situazione protetta e scevra da giudizio qual è la relazione analitica, riesce, in genere, a recuperare (ovvero ricordare e parlare di) episodi di molestie con grande fatica e sofferenza, e solo dopo aver stabilito un rapporto di fiducia che richiede un periodo variabilmente lungo di analisi.

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Adozione, un processo psichico e relazionale.

Un bambino adottato è un bambino traumatizzato nelle prime esperienze di vita e di relazione, in quanto ha subìto, inevitabilmente, gravissime carenze nell’ambiente familiare originario.

Accade, inoltre, che difficoltà nell’accudimento, abusi e violenze di varia natura, spesso si protraggono negli istituti ove viene collocato in seguito alla separazione dal nucleo familiare.

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