Dove va a finire la rabbia

 

Articolo di Luciana Mongiovì

«Un giorno, esaminando l’Etna, il cui seno vomitava fiamme, desiderai essere quel vulcano.”Bocca degli inferi, esclamai, se come te potessi inghiottire tutte le città che mi circondano, quante lacrime farei versare!». Così scriveva il Marchese de Sade in La Nouvelle Justine.

L’impulso alla distruzione e ad arrecare danno è certamente insito nell’umanità, per quanto costi ammetterlo. Ne sono testimonianze guerre, discriminazioni, violenze di diverso genere e grado.

Una questione atavica, dunque, su cui ci si è da sempre interrogati. Un problema al quale, negli ultimi anni, si sta provando a fornire una “pseudo-soluzione” facile, acquistando un semplice biglietto d’ingresso per una stanza particolare.

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Che paese siamo diventati

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Quando a una mamma rom che legittimamente (secondo le leggi italiane) sta prendendo possesso della casa assegnata alla sua famiglia, si augura, per insultarla, di essere stuprata; quando per contrastare una persona che esprime posizioni ideologiche diverse (vedi il caso della Capitana Carola Rackete) l’auspicio è che venga violentata dai neri che sta salvando, rievocando, anche in questo caso, l’orrenda consuetudine dello stupro delle donne come arma di guerra, sorge spontanea innanzitutto una domanda: che paese siamo diventati? Che malessere, grave, stiamo vivendo?

Quando si inscenano fittiziamente abusi sessuali a carico di bambini allo scopo di strapparli alle famiglie d’origine e creare un business degli affidi e delle adozioni – e in tal modo si abusano, veramente, sia i minori che quelli che erano considerati presunti abusanti – che perversione è in atto? Che cambiamenti patologici stiamo attraversando?

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Le Vinte e il loro destino

Le Troiane è un testo che parla e fa parlare delle donne.
Cassandra, Ecuba, Andromaca sono le troiane regali, vinte e violate dai greci. Ciascuna, a suo modo, esprime un aspetto del “femminile”.

Cassandra, vergine consacrata al dio Apollo, viene considerata da Ecuba e dalle donne del Coro come una folle, una squinternata. Per la madre sembra, addirittura, vaneggiare a tal punto da risultare paradossalmente motivo di imbarazzo agli occhi dei greci bruti vincitori. Eppure, Cassandra si fa portavoce di una “verità” psichica, la vendetta, che al contempo le da la forza, quel guizzo vitale per reagire a una posizione passiva, ineluttabilmente perdente, cui erano state poste le troiane, le vinte appunto.

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Ade e Adolescenza, una lettura psicoanalitica

Chi è Ade? A questa domanda non possiamo che rispondere che Ade è il dio degli inferi. Pur nondimeno, in quanto dio del cosiddetto “mondo di sotto”, può essere inteso anche come rappresentante di una parte del nostro mondo psichico; la parte più profonda, oscura e perturbante, ciò che chiamiamo Inconscio.

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Donne del 2018

Abbiamo appreso alcune settimane fa dalla cronaca nera – come purtroppo accade periodicamente – che una madre, più o meno giovane, più o meno apparentemente “matta”, ha ucciso il proprio bambino di pochi mesi. Si tratta spesso di accanimenti sul corpicino del piccolo particolarmente efferati, che sembrano andare aldilà dell’intenzione di togliere la vita.

Perché? Domandarsi il perché di tali agiti, in casi come questi, è certamente più difficile che indignarsi, che porsi subito nei panni della vittima. Chiaro! Epperò sussiste anche una responsabilità etica collettiva innanzitutto nel cimentarsi a capire.

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SULL’AGGRESSIVITA’ DEI BAMBINI

Genitori, insegnanti ed educatori si interrogano spesso sulla presunta valenza aggressiva di alcune condotte dei più piccoli, che possono sollevare difficoltà di gestione, specialmente oggigiorno dato il diffuso inserimento precoce dei bambini nella scuola materna se non, ancora prima, presso i nidi dell’infanzia.

In realtà, certi comportamenti dei bimbi – soprattutto quelli dei più piccoli (0-6 anni) – etichettati talora come segnali di aggressività, vanno almeno in parte reinterpretati.
Morsi, pizzicotti, tirate di capelli et similia.,

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Agitare spauracchi per pilotare la paura

Viviamo, oggi più che mai, anni in cui il leitmotiv dei politici in auge e dei sedicenti esperti tuttologi, in bella mostra nei talk show, è quello del bisogno di sicurezza della società, del bistrattato popolo. Tanto che, nell’immaginario collettivo, non risulterebbe affatto bizzarro il paragone con gli anni “bui” del medioevo.

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