Immigrazione: neocolonialismo e sfruttamento economico

The vulture and the little girl foto di Kevin Carter con cui ha vinto il premio pulitzer

lavoro di Lupo Alberto

Sarebbe interessante poter analizzare come ognuno di noi affronta il “problema” delle grandi immigrazioni che da circa un decennio sembrano avere avuto un drammatico incremento.
C’è chi guarda con indifferenza le tragedie dei barconi in mare o i drammi ai confini degli Stati, chi avverte il risveglio di concezioni xenofobe o razziste, chi teme per il proprio lavoro, chi trova modelli facili di sfruttamento, chi teme per la propria sicurezza, chi si adopera con modelli umanitari, chi organizza forme sociali di integrazione, chi spera o si adagia a governi forti, chi organizza modalità di salvataggio o organizzazioni ospedaliere nei territori devastati dalla guerra, chi…

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Appunti per un lavoro sul petrolchimico

Raffineria Sonatrach. Augusta 2019

 

Longview, Texas 1949

La Storia del petrolchimico a nord di Siracusa è indissolubilmente legata a questa cittadina capoluogo della contea di Gregg, che ricade nell’area dell’ “East Texas Oil Field”, uno dei giacimenti più importanti degli Stati Uniti. Longview che oggi conta circa 80.000 abitanti, deve la sua fondazione a Ossamus Hitch Methvin, un proprietario terriero che, nel 1870, svendette alla “Southern Pacific Railroad company” 200 acri del suo impero per permettere la costruzione della linea ferrata da Marshall nella contea di Harrison verso ovest nella contea di Gregg.

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Il Qui e Ora nella scrittura: il buddismo e la letteratura

 

Articolo di Dianella Bardelli

 Scrivere non è denominare le cose, dare loro dei nomi. Scrivere è prendere coscienza delle cose: cose percepite con i sensi, emozioni, ricordi, idee, ispirazioni. Nella Poesia e Prosa Spontanea esperienza e parola coincidono, ovvero si tende a fare in modo che coincidano. Come dire che avere esperienze significa, tramite la scrittura, averne coscienza, averne consapevolezza.

La tecnica della scrittura spontanea inventata da Kerouac è quella che si avvicina maggiormente, nell’ambito letterario, al concetto buddista di consapevolezza e presenza mentale. Al Qui e Ora. Sto in questa situazione (con questo stato d’animo, emozione, ispirazione ) e la scrivo. Non la descrivo o la nomino, ma la scrivo, la racconto, racconto cosa accade a me, qui e ora. Ecco perché, nella scrittura di consapevolezza o spirituale, bisogna prendere sempre appunti; bisogna annotare cosa accade ora, che è come dire bisogna esserne consapevoli.

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La buona novella di Pirandello

Non ci siamo mai curati delle novelle di Gigi. Io no, mai, non a scuola, in casi rari e remoti so che certe persone hanno trattato l’argomento. Io ad esempio ricordo che la mia insegnante che era un’analfabeta polifunzionale si limitava, non a spiegare, bensì a decantare – esattamente recitare con l’empito di una Duse o di una Fabiana del Grande Fratello, non saprei – un Carducci o un Pascoli. Comunque non era una patita del novecento.

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COMING OUT

 

Provenivamo dall’ostello ché avevamo bevuto due ceres ciascuno. Sarei dovuto rientrare a casa ma non ne avevo la minima voglia e poi a quell’ora ci sarebbe stata solo mia madre, e lei, con tutto rispetto parlando, non avrebbe capito. Era meglio che ci fosse anche mio padre, lui a suo modo pondera, argina, mitiga, insomma riesce a essere lo sbirro buono. No, no, mia madre non avrebbe capito, se poi capire è il termine corretto, ecco, non avrebbe accettato questa mia scelta, questo mio essere, questo mio sentire. Non lo avrebbe accettato ancor prima di capirlo.

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Senza vergogna

Se c’è una cosa che sentivo frequentemente da piccolo, e così anche da adolescente, oltre “Molla subito quel cannolo!”, era “Vergognati”.

Non che fossi io l’unico destinatario, anzi, per certi versi era un’abitudine che rischiava di castrare ogni spontaneità, ogni pulsione innocente.

La parola era davvero un tormento a casa, a scuola, alla televisione; ogni istituzione si dotava, già solo perché un crocefisso campeggiava sui muri, della sua quota di “Vergognati!”

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La telefonata

Stavo lì per mettere un punto alla mia prima e soffertissima frase quando il telefono bussa, sì, bussa perché la mia suoneria fa toc toc. De gustibus! Che volete, mi evoca scenari campagnoli, vino, gladioli, poesia. Allora apro, cioè rispondo, e una voce femminile molto educata, molto intrigante, non invadente, mi chiede se sono io la persona cui sta chiamando.

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