Categoria: TEATRO

La vita è un bel casino! Ricordi di case chiuse dopo la Merlin

Articolo di Ciccio Schembari

La legge Merlin eliminò il riconoscimento dei casini da parte dello Stato con relativa riscossione dell’imposta sulla prestazione. La famosa “marchetta”. Prima della legge Merlin la tariffa a Ragusa ammontava a 300 (tre cento) lire così distribuite: signorina 150; tenutaria 100; marchetta 40; igiene e profilassi 10. Tra le altre cose si disse che non era giusto, morale, corretto che lo Stato guadagnasse sul meretricio. Che, oggi e anche allora, guadagna sul gioco d’azzardo diffuso a livello di massa, sulla vendita di armi ai caporioni dei paesi africani che scatenano guerre tra poveri e costringono uomini e donne a intraprendere i viaggi della morte verso l’Europa dove sono costretti a vendersi e prostituirsi è invece cosa giusta, morale e corretta!

Dopo la legge Merlin, si ricostituirono i casini pur non riconosciuti dallo Stato, quindi clandestini, ma noti a tutti. Il più noto era l’albergo Nazionale, attaccato al Palazzo comunale e alla Questura. C’erano fisse due prostitute che si alternavano ogni quindici giorni. La tariffa, per tutti gli anni sessanta, ammontava a 3.000 (tre mila) lire. Si andava da soli o in comitiva, si lasciava la tessera in portineria, e ci si accomodava in una stanza. Poi venivano le signorine, insieme o prima l’una e poi l’altra e si sceglieva. Si pagava in portineria al ritiro della tessera. Delle volte i gruppi erano più di uno e numerosi e il tempo d’attesa lungo. C’era il ragazzo addetto alle pulizie che ne approfittava per ingaggiare con i clienti il gioco con le monete, come quello che da ragazzini si faceva in mezzo alle strade con le monete del vecchio corso con l’effige del Re. Era bravo in questo gioco e così arrotondava alle spalle dei clienti.

La “Neonata”

Nella foto Giuseppe Cutino e Sabrina Petyx

Nel dicembre 2016 ha debuttato al teatro Garibaldi di Enna lo spettacolo Lingua di cane, opera del regista Giuseppe Cutino e della drammaturga Sabrina Petyx. Sullo sfondo della tragedia dell’immigrazione, sei voci urlano i loro drammi, inghiottiti dal mare, prima di scomparire nel nulla. Così come miriadi di pesci, appena nati, spariscono crudelmente nell’indistinta massa di una polpetta di “neonata”. Lingua di cane si riferisce a quel pesce, un tipo di sogliola, che si appiattisce sui fondali marini fino a rendersi invisibile.L’opera è stata pubblicata di recente dalla Glifo Edizioni di Palermo.

Luciana Mongiovì ha intervistato il regista e la drammaturga per il Gruppo di Polifemo.