Perché l’Arte astratta

Nell’articolo ‘Le regole dell’Arte’ pubblicato su questo blog lo scorso ottobre cito ‘Broadway Boogie Woogie’, opera astratta firmata da Piet Mondrian tra il 1942 e il 1943. Questo dipinto per alcuni può essere fonte di perplessità. Cosa rappresenta l’opera? Quali scelte hanno condizionato l’autore per giungere alla sintesi astratta? Nell’articolo è stata suggerita una chiave di lettura del dipinto, ma per avere ulteriori notizie al riguardo è bene, innanzitutto, ricordare qual è la funzione dell’Arte e ancor prima capire come rispondiamo all’Arte figurativa.


«L’arte può essere intesa come un’operazione trasformativa dal sensoriale alla pensabilità, attraverso la simbolizzazione e attraversando le emozioni. Tutto ciò, presumibilmente, a partire dalle pitture rupestri rinvenute sulle pareti di una grotta, risalenti al paleolitico.» (Luciana Mongiovì, 2018).

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La festa della Grande Madre

articolo di Ombretta Costanzo

La festa della mamma fu festeggiata per la prima volta nel 1957 da don Otello Migliosi, un sacerdote del borgo di Tordibetto ad Assisi.
Festeggio la festa della mamma per la prima volta oggi 9/5/2021 e forse avrei sempre dovuto considerarla. Diletta, mia figlia, è colei su cui oggi ripongo un concetto di appartenenza viscerale, precedentemente idealizzata e fatta planare in modo effimero. Io appartengo a lei tanto quanto lei appartiene a me e a sè stessa in modo creativo e connettivo. Abito in lei che sa prendersi cura di me.
La sua nascita ha sancito una specie di risveglio energetico ; un anziano vicino di casa pronunciò delle semplici parole che mi fecero molto bene nel momento di massimo disorientamento cosmico :
«quando nasce un figlio nasce una madre».

Nonostante fossi già nata ho avvertito un’ intima, graduale e tormentata rinascita.
La genesi coincide con il caos che traccia un’alba e disegna l’evoluzione. Per dare un significato forte alla giornata dedicata alle madri è utile sapere che questa figura imperante derivi dall’energia della terra propagata dall’antichissimo culto della Grande Madre, divinità femminile primordiale, presente in quasi tutte le mitologie che rappresentante la terra, la generatività e il femminile come mediatore tra l’umano e il divino .

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cosa il corpo sa di noi

Articolo di Luciana Mongiovì

Come è ben noto, le parole di cui siamo soliti avvalerci sottintendono una certa architettura conoscitiva e un dato modo di pensare l’essere umano, così come il rapporto che questi intrattiene sia con se stesso che con gli altri.

Fino a non molti anni fa, nel linguaggio comune come a livello istituzionale, si ricorreva al sostantivo “sanità” (Ministero della Sanità, Sanità pubblica etc.) per riferirci, fondamentalmente, a una condizione di assenza di malattia.

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Il figlio di un dio minore. Domenico Fasulo

articolo di Sebastiano Grasso

Il portalettere del mio paese ha un talento particolare: riconosce la posta da consegnare ‘con cura’. Quando ciò avviene lo intuisco dal piglio che assume allorché mi dice: «È per il pittore!».
Fu così, alcune settimane or sono, quando mi recapitò una grossa busta proveniente da Roma, il mittente ‘Francesco Mercadante’, Professore Emerito di Filosofia del Diritto dell’Università La Sapienza’ di Roma, un’inossidabile classe 1926 (da Furnari – Messina). Con caparbia tenacia il prof. contribuisce ad arricchire il mio bagaglio di conoscenze attraverso gli studi compiuti dal figlio Antonio Mercadante (Roma 1962 – Sciacca 2018), critico d’Arte.

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Le arcudare volanti

 

articolo di Ombretta Costanzo

Non sono mai stata ad Alicudi nonostante mi abbia da sempre incuriosito in quanto isola, in quanto sud e in quanto minuscola a tal punto da passare inosservata.
Durante le mie solite ricerche improvvise senza nessuna causa scatenante ma probabilmente stimolate dal desiderio di cercare argomenti leggeri, ho letto un po’ di notizie su questo atollo che, a causa della sua estrema perifericità, è uno scrigno in cui resistono intatte credenze antiche e storie affascinanti.

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L’ultimo liberatore

 

 

racconto di Adriano Fischer

Il salone delle cerimonie è finalmente pronto per l’evento. La calca degli spettatori è trepidante fuori le porte. Si strattona fingendo indifferenza, eppure l’impazienza è ben visibile e si mescola a una certa dose di nervosismo. Le porte vengono aperte finalmente. Le luci del salone sono accecanti, partono dalla loggia e in una cascata di piccoli diademi terminano sul palco. La fiumana di gente è controllata appena dalle maschere, un nugolo di signore in uniforme rossa e berretto blu prega in continuazione di fare silenzio. Il brusio è inevitabile, così pure certi risolini isterici che non si riesce a trattenere per l’eccitazione del momento. Gli spettatori cominciano a occupare i loro posti. Alcuni, ritrovandosi lontani dal palco, provano ad avvicinarsi e a sistemarsi in sordina, coprendosi inutilmente il volto con i cappotti e cappelli, nelle prime file. Mezzucci vani perché i posti sono numerati e immancabilmente un’addetta, senza polemiche, affabile, elegante, chiede di mostrare il biglietto e subito dopo i signori vengono accompagnati alle loro poltrone.

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Agli albori della mente

articolo di Luciana Mongiovì

Soltanto negli ultimi decenni si riscontra da parte di medici, psicologi e psicoanalisti un’attenzione più complessa, e dunque più adeguata, alle condizioni e ai bisogni psichici dei neonati. Sino a non molto tempo fa, infatti, si presupponeva quasi che non fossero senzienti e ci si affidava pertanto allo sviluppo più o meno implicito della “natura”, a meno che il piccolo mostrasse segni importanti di malessere o anomalie.

Il dolore, fisico e mentale, del neonato e del bambino, ad esempio, è stato oggetto di scarso interesse nella pratica clinica e nella ricerca scientifica. Fino a pochi anni fa si riteneva che l’infante soffrisse il dolore con minore intensità rispetto all’adulto.

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Quel tipo di donna di Valeria Parrella

 

recensione di Loredana Pitino

Una piccola comunità di donne in viaggio
“Stringiti alla comunità delle donne, perché quando sarai vecchia saranno loro che ti salveranno, non i maschi”

Capita tante volte di doversi difendere e dire di se stessi “non sono quel tipo di donna” (o di uomo), perché non ci piace appartenere a uno stereotipo, essere classificati o doversi, ancor peggio, attenere a un canone prestabilito.

Non piace, in modo particolare, alle quattro protagoniste dell’ultimo romanzo di Valeria Parrella, una scrittrice fortemente contemporanea (giornalista, traduttrice, librettista d’opera, attivista impegnata politicamente) con le radici ben piantate nella sua terra, Napoli (nata a Torre del Greco), e nella sua cultura classica.

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Sapori di Xenia

articolo di Ombretta Costanzo

Ogni domenica mangio ricotta. Il sabato compro una fuscella che divido in due parti, una nell’eventualità che mi vada di affondare in modo estemporaneo il cucchiaio, l’altra ha il destino di essere inesorabilmente frullata con lo zucchero e una goccia di malvasia per trasformarsi in nettare degli dei con cui riempirò le scorze. Dunque, con lo sguardo diretto al frullatore e concentrata sul rumore cadenzato delle lame impazzite, tra vari perché esistenziali e opprimenti mi sono fermata sul principio secondo cui la ricotta sia così fortemente associata alla cialda del cannolo e soprattutto chi lo ha deciso.
«Tubus farinarius, dulcissimo, edulio ex lacte factus», lo definì Marco Tullio Cicerone

Da qui una girandola di improvvise curiosità sulle iniziative culinarie della mia isola. Ho atteso che le lame si calmassero, ho versato in un bicchiere la mousse e ho aggiunto gocce di cioccolata fondente (a me piace l’amaro), barra ricerca Google e “origini cannoli siciliani”. Tutto parte da qui.

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