Articolo di Adriano Fischer

Pier Paolo Spinazzè ha 37 anni e il suo nom de plume è Cibo. Cibo proprio quello che troviamo a tavola tutti i giorni, lo stesso di cui riempiamo i nostri stomaci, ma anche i nostri discorsi, i nostri pensieri, i nostri desideri. Cibo è la nostra tradizione, il nostro territorio, il nostro Dna.

Cibo e il cibo diventano, allora, i protagonisti di un impegno civile che dura ormai da una ventina di anni. A Verona, nella provincia, a ripulire i muri dai simboli dell’orrore e dell’odio, quelli che campeggiano e insozzano le superfici scialbe e anonime della città, quei simboli stagliati sopra gli aloni umorali che lasciano i cani, quegli obbrobri che comunicano il livello evolutivo di una comunità, il suo degrado, la sua sciatteria.

Cibo, con fragole, angurie, salsicce, patatine e via mangiando, arma la comunità del sacrosanto diritto di dire no, che non ci piace, che una svastica fa schifo, che una croce uncinata è disgustosa, e lo fa riportandoci al quotidiano alimentare che seda, che tranquillizza, che offre quel riparo che conosciamo benissimo.

L’arte rigenera la nostra capacità di osservazione, di percepire la realtà e se c’è una cosa contro cui combatte è l’assuefazione, cioè quell’abitudine tossica che ci lascia indifferenti.

Ciao Cibo, prima di tutto perché Cibo? Voglio dire, è nato prima il nome o lo scopo da perseguire? E’ stato un caso, una scelta? 

Come tutte le cose belle nascono per caso. è cominciato per scherzo, ma poi ho scoperto che funzionava per diversi aspetti. innanzitutto per noi italiani è uno scopo di vita, è il nostro vero orgoglio nazionale, rappresenta tradizioni, territori e storie strane. poi per strada è leggibile, leggero, ma allo stesso tempo mi da modo di affrontare temi molto seri. Inoltre io disegno in campagna, dovevo trovare un linguaggio a km 0!

Il tuo nome è saltato agli occhi, almeno a livello nazionale, dopo i fatti di Verona. Hai avuto sostegno da parte dei cittadini o ti sei trovato solo? 

Sicuramente i veronesi di cuore sono di più di tutti i razzisti che purtroppo occupano i telegiornali e le sale dei cittadini. Ho avuto molto sostegno da tutta quella Verona democratica che ha a cuore i valori fondanti della nostra repubblica, ma il silenzio di alcuni politici è forse più preoccupante dell’esplosione. 

Verona è una città notoriamente nera. Trovi che sia una reputazione strettamente mediatica o davvero si respira un’aria così discriminatoria? 

Verona purtroppo è ostaggio dell’odio da troppo tempo, negli anni è stato coltivato, ed è sdoganato. questo lo vedi sia da provvedimenti politici vergognosi, che dalle piccole cose, come le battute al bar, al fatto che le svastiche erano un panorama normale, quasi folklore. dico ‘erano’ perché sono in via d’estinzione da quando ci sono io. bisogna rieducare i cittadini a dei sani principi, a dire di no quando serve, a difendere le libertà ogni giorno, a provare empatia.

Che ne pensi di questa ondata d’odio e di rigurgito neofascista così diffuso nel nostro Paese? 

E’ molto preoccupante, vent’anni fa i neofascisti provano un minimo di pudore, ora fanno gli sbruffoni coperti da una politica fatta di post, slogan e like, e non di valori, progetti e risultati.  L’odio si propaga e diventa esponenziale se incontra un tessuto culturale debole come quello italiano.

Che tipo di progetti hai per il futuro, o meglio come intendi sviluppare questo progetto? 

Bhe! Io sono in strada da 22 anni, di progetti se ne sono susseguiti e sovrapposti parecchi. questo anno voglio fare murales di grandi dimensioni, oltre che a proseguire il mio impegno civico di cancellazione dell’odio.
cerco di inserire festival di street art, ed eventi che mi portino un po fuori dal muro, come le conferenze, anche solo per non annoiarsi.

È sotteso nel tuo progetto che artisti e intellettuali debbano farsi carico in modo esplicito del clima di odio che si respira, ovvero prendere una posizione chiara? 

L’odio si può fermare con la cultura e un pizzico di sorriso, ma è un lavoro lungo, e nemmeno tanto facile in un paese dove i giovani di talento se la svignano. A medio termine bisogna riportare le persone ad una partecipazione civica migliore, ad essere dei cittadini propositivi, con critiche, ma anche buona volontà. Inoltre essere un buon cittadino vuol dire essere un elettore consapevole, i politici dipendono da chi li vota, elettori intelligenti avranno una classe politica virtuosa e viceversa… pensateci!!