Stephen Shore. “2nd Street East and South Main Street, Kalispell, Montana, August 22, 1974″

Quando parliamo di connessione tra cinema e senso del luogo, vogliamo riferirci a quel tipo di racconto dove i personaggi sono immersi in un territorio specifico e peculiare tanto che la sua drammaturgia si possa sviluppare in quel posto e in nessun’altra parte.

Per capire cosa qui intendiamo per luogo, dovremmo distinguerlo dal concetto di spazio.  Lo spazio è l’involucro, quindi si misura. Il luogo è l’anima, quindi si ama o si odia. Il territorio così inteso è un posto pregno di significati che ha a che fare con la memoria, le emozioni e il desiderio; deus ex machina della storia.

Nel cinema spesso i luoghi sono attori della storia alla stregua degli esseri umani. In effetti ogni volta che l’individuo entra in relazione con un luogo stabilisce con questo una sorta dialogo. Ci sono posti che ci danno energia e altri dove ci sentiamo a disagio, e questo dipende per lo più dalla nostra esperienza individuale.

Wim Wenders. “Paris Texas, 1984” 

Il rapporto con il luogo dipende anche dal grado di conoscenza che abbiamo di questo, se per esempio ci siamo nati e cresciuti oppure se lo visitiamo per la prima volta.  

Prendiamo per esempio un cortile del sud Italia, elemento urbanistico e luogo sociale che fa parte della nostra cultura.

Ci troveremo di fronte a uno spazio circoscritto da abitazioni fatiscenti e dai colori sbiaditi, tutte orientate verso il cortile, con le finestre nascoste dalle tende, i portoni arrugginiti, i balconi pericolanti e gli stenditoi colmi di panni gocciolanti. Troveremo quasi sempre un altarino spesso illuminato da luci al neon, con madonnine e pizzini di santi.

Questo spazio che abbiamo appena descritto può assumere diversi significati, in base a chi vi si relaziona.

Così uno straniero, con il suo universo cognitivo, probabilmente presterà attenzione a dei dettagli che l’abitante del cortile darà per scontati, mentre un ex abitante conserverà un’idea legata al passato, un fotografo invece apprezzerà la luce e i colori e un fonico i suoi rumori.

Compito dell’autore, nel caso specifico, sia nella fase di scrittura che in quella delle riprese, è quello di scandagliare a fondo i significati del luogo che si vuole raccontare, immedesimandosi in tutti i possibili spettatori che possano osservare quella realtà, per cercare di renderla universale e comprensibile anche a un individuo che vive agli antipodi del posto in oggetto.

Il cinema del luogo diventa così un’ossessione, dove l’autore vive un conflitto duale tra il coinvolgimento emotivo del posto che vuole raccontare e l’esigenza di farne un’analisi quanto più lucida possibile. Tutto il mondo, poi, trasposto nella finzione cinematografica, deve impregnarsi di immaginazione affinché vi sia una ricostruzione emotiva dei personaggi.

Ecco infine gli attori, che con le loro rughe forgiate dal territorio, in una lotta quotidiana per sopravvivere, guidati dall’istinto di cercarsi un riparo, procurarsi del cibo e proteggersi da un mondo ostile, segnano il tempo del luogo.

Testi consultati:

  • Jenkins W., New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscape. Catalogue. Rochester, NY: International Museum of Photography at the George Eastman House, 1975
  • Russo M., Wim Wenders, percezione visiva e conoscenza, 1999
  • Tagliapietra A., Lo spazio e il luogo. La memoria ospitale, dal Convegno “Spazi del contemporaneo, Alghero, 29 settembre – 2 ottobre 2005
  • Wenders W., Lectio doctoralis. Rettorato dell’Università degli Studi di Catania, 2009
  • Yi-Fu Tuan, Spazio e luogo. Una geografia umanistica, in Vagaggini (a cura di), Spazio geografico e spazio sociale, Franco Angeli, Milano, 1978