Corpi estranei di Christian Rovatti

«“Ivan Navi?! Ma è un palindromo!” si sarebbe senz’altro sentito dire… Proprio così: un palindromo! Un nome bifronte, speculare, a due versi, come un errore reversibile, o il lusso di un’altra chance; ma anche illusorio come uno specchio, vano e ridondante come un perpetuo ritorno, beffardo come una condanna a ripetersi in eterno.»

Può un nome concentrare su di sé l’essenza stessa della vita di un uomo? Dopo aver letto Corpi estranei di Christian Rovatti, edito da Giraldi (2017), la risposta è si. Ivan è un musicista over trentenne alle prese con la famosa “crisi” che prima o poi investe tutti coloro che raggiungono quella determinata fascia d’età.

La sua storia è semplice: dopo essere stato messo di fronte a una separazione temporanea dalla compagna Maria, trascorre un solitario weekend di riflessione. In questi pochi giorni, a cui sono dedicati i capitoli del romanzo, Ivan prova emozioni contrastanti, si dedica a nuove esperienze e prova a riassaporare la gloria dei “vecchi tempi”.

La narrazione è interamente concentrata nella descrizione degli stati d’animo del protagonista, bloccato in una situazione da cui non riesce a uscire; diviso fra la sicurezza del passato (che non tornerà più) e l’incertezza del futuro. Il risultato? Un continuo movimento oscillatorio fra la voglia di andare avanti e la paura di farlo, di abbandonare le sue sicurezze e tutto ciò che conosce. Ivan è incapace di crescere, di farsi adulto, vivendo la condizione di adultolescente che caratterizza la maggior parte degli individui della società contemporanea.

Nel tentativo di fare chiarezza sui propri sentimenti, rispolvera i suoi ricordi e cerca di riportarli alla luce nel presente, sperando di trovare la chiave per dare un senso al suo futuro. Gironzolando fra le strade della sua amata Bologna insieme agli amici di una vita, finisce per scontrarsi inevitabilmente con la cultura delle nuove generazioni. L’abisso è tangibile, la polemica necessaria e questo divario generazionale lo mette di fronte alla necessità di muoversi verso una direzione, qualsiasi direzione.

Non può più rimandare: decidere di rimanere un eterno adolescente, che va a donne mentre fuma uno spinello e beve birra, dopo un pomeriggio di prove con la sua band, rimanendo eternamente insoddisfatto per non aver concluso nulla oppure andare avanti, compiere quel famoso “salto nel buio” e lasciare un lavoro che non lo gratifica per cercare di realizzare le proprie ambizioni? E Maria? Accettare una separazione decisiva per tutti i “contro” scritti nella sua lista o accettarla così com’è perché, in fondo, è l’amore della sua vita?

Durante la travagliata scelta di soccombere a un amore che rende schiavi o accettare una libertà che rende soli, Ivan inizia a percepire davvero la fragilità e precarietà della sua esistenza, arrivando così alla decisione finale…

Corpi estranei è un romanzo intenso e coinvolgente, in cui protagonista e autore sembrano fondersi, condividendo esperienze, stili di vita, passioni, pensieri e paure, e se Christian Rovatti ha trovato la sua ancora di salvezza nella scrittura, che ne è stato di Ivan Navi? Un finale spiazzante, che lascia aperti molti interrogativi a cui il lettore può dare l’interpretazione che preferisce.

Un linguaggio colloquiale, prettamente dialettale e colorito, in cui la volgarità “alla bolognese” è parte integrante della trama e indispensabile per riproporre su carta la purezza di un’ animo tormentato e lacerato dal senso di inadeguatezza rende Corpi estranei un vero e proprio percorso esistenziale che attraversa fasi della vita contrastanti, comuni a molti di noi.

Rovatti ha scritto un libro che rimane dentro, che comunica qualcosa, emozionando e mostrando al suo interno un piccolo frammento di ognuno di noi; un libro che, come una seduta di psicoterapia dal dottor Birra, sembra contenere la chiave per uscire dall’immobilità che ci tiene prigionieri. Un libro che, in realtà, non risolve il problema al posto nostro, ma ci pone di fronte ai grandi interrogativi della vita capaci d’ illuminare la via da seguire.

«La causa principale dei problemi è che al mondo d’oggi gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi!’ Tienitela cara la tua insicurezza: è fonte di saggezza! Poi magari arriverai alla meta un po’ dopo gli altri, ma ci arriverai integro!»

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