Cronache dall’inquietudine – L’incontro – di S. Grasso

Dante e Virgilio

Il monotono fluire degli istanti, i giorni che guardano i giorni. La vita spesso è abitudine, quell’abitudine che puntella la sicurezza, riduce l’ansia, sostiene la tradizione.

L’abitudine fa scivolare nella routine e nell’apatia. Sopportare la deriva quotidiana, rispondere al capo ufficio, inseguire i passi lungo il marciapiede che separa da casa nella convinzione che qualcuno sta aspettando, sbirciare verso le linee sul confine senza riconoscere alcun pensiero amico. Tutto questo non è buono.

Possiamo decidere di scombinare il torpore, ma non è semplice; in nostra assenza ci pensa il fato! Alcuni lo chiamano imprevisto, o incidente, evento singolare, oppure opportunità. Lui, nella buona o nella cattiva sorte, sposta l’ago della bilancia e fa mutare la direzione di marcia, l’angolo di visione.
Dico solo che quando il destino ci da la possibilità di scegliere, lì, bisogna essere pronti. E’ una questione di puro istinto, di sensibilità, nella peggiore delle ipotesi di disperazione.

Dunque.
Alla monotonia degli ambienti affollati io preferisco quelli più solitari della campagna e, scoprirete che, librerie&affini non sono il mio habitat naturale. Una questione di inclinazioni o declinazioni, non cerco giustificazioni. Purtuttavia…

Latito anche tra i social ma quello di Zuckerberg & C. è il meno detestabile: divulgo la mia arte, conosco quella degli altri, ho notizia di appuntamenti ed eventi, non sposto il culo da casa, né devo soffrire al telefono.
A gennaio?… Facebook mi recapitò un invito: “alla libreria Feltrinelli di Catania la presentazione del libro Bella Cohen di Adriano Fischer (edito da Nulla Die). La cosa mi interessava. Avevo imparato a conoscere i tratti di Adriano nel cortile di “Face”, però mi mancava il suo pensiero, che non poteva essere di certo comune visto che era il compagno (oggi marito) di una mia stimatissima amica. Volevo conoscere quell’uomo e, per tale curiosità, sacrificare parte dei miei rituali quotidiani diventava possibile.
Quella sera di febbraio mi recai in una bolgia di menti.

Prima sosta: presso lo scaffale dedicato alla storia dell’arte, lo trovi appena entri. Quella divagazione mi costò un patrimonio (monografie di Hiroshige, Hokusai, Utamaro, Klimt e un testo di Dorfles).
Da lì a poco conobbi lo scrittore. Il tipo era proprio come me lo aspettavo: un omone, occhialuto, sorridente, un gagliardo simpatico dall’aria trasognata ma cauta, quella che fa tendenza, però… il guizzo felino …questo no! Questo non lo avevo calcolato. Pensai: troppo figo per essere un legnoso intellettuale e, scomodando la regola della compensazione, supposi che non avrei letto una gran penna. Sbagliavo.
Tralascio i dettagli che caratterizzarono la serata e mi concentro sul romanzo, che poi ho letto d’un fiato (cosa inaudita considerati i miei tempi biblici).

Un giallo che presenta il mondo con un disincanto singolare ma dissacrante (al punto che per un attimo la finzione sembrò confondersi con la realtà). Seguendo un ritmo non serrato, quasi astratto e di pochi timbri, Bella Cohen risulta “avvolto” da nebbie segrete, simili a quella poesia che si respira tra gli aceri rossi d’ottobre, quando orde di vapori diafani avvolgono la foresta.
Una trama che instilla una quieta ansia: se guardo fuori dalla finestra vedrò quei personaggi? Così tristemente veri, comuni, quasi familiari: il vicino di casa complessato, il vecchietto che cammina indispettito verso la morte, la professoressa contrita nel mascherato perbenismo.

Il romanzo inizia così: “Tutti gli insegnanti felici si assomigliano fra loro, ogni insegnante infelice è, invece, infelice a modo suo…”.
Da subito seguì un cordiale rapporto epistolare con Fischer. Ma il bello venne quando Adriano scrisse di avere visto e apprezzato i miei dipinti; disse che ne fu così entusiasta da voler presentare i miei lavori sul sito “IL GRUPPO DI POLIFEMO” che propone e condivide espressioni artistiche, culturali e professionali aventi come fonte sorgiva la Sicilia.
Accettai.
Poco dopo, il sito, a firma di Luciana Mongiovì (psicologa, psicoanalista, psicoterapeuta), pubblicò un interessante articolo, “Dacci la nostra arte quotidiana. Base di riflessione: “Esiste ancora l’artista? E se sì, quel è la sua funzione oggi?” Venne così proposta la mia ricerca artistica.
Successivamente, il gruppo presentò il mio articolo, “Artisti: sussurri del tempo.”.
Il caso mi aveva offerto un “incontro”, una nuova possibilità, per continuare a guardare più lontano. Misurarmi con il gruppo mi avrebbe obbligato a scelte più “sociali”, ad approfondimenti, a ulteriori analisi. Il rischio: una squallida autocelebrazione. Klimt sosteneva:

«Non valgo molto a parlare o a scrivere, tanto meno se devo esprimermi a proposito di me stesso o del mio lavoro. Allo sola idea di dover scrivere una semplice lettera l’angoscia mi attanaglia come il mal di mare. Temo proprio si debba fare a meno di un mio autoritratto artistico o letterario, ma non è una grande perdita. Chi vuole sapere di più su di me, cioè sull’artista, l’unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio»

Nei prossimi appuntamenti, sul GdP, proverò a raccontare le soluzioni (e non è semplice, Hopper sosteneva: “se potessi esprimerlo con le parole, non ci sarebbe nessuna ragione per dipingerlo”) nate sull’onda dell’impulso creativo, come risultato catartico conseguente ad un evento (incontro).

Vi racconterò dell’Arte che ho conosciuto e, soprattutto, che ho sentito in Sicilia e non solo. Un intreccio di esperienze e dialoghi che mi hanno permesso di modificare la percezione del mondo: da una Sicilia di umilissime origini, alla consapevolezza. Da una condizione di muta rassegnazione trasmessa da padre in figlio – inconscia convinzione che il destino sia l’ineluttabile volere di un dio imperscrutabile che divide gli uomini in servi e figli di servi da una parte, e in padroni e figli di padroni dall’altra – alla determinazione che non esistono verità assolute.
Se il mio epitaffio reciterà: «Qui giace l’uomo che si credeva un pittore”, beh! Sappiate che fare Arte, per me, è stato un bellissimo sogno»

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