Il Gruppo di Polifemo

Elogio della Costituzione di Giovanni Maria Flick

Il primo di gennaio del 1948 viene promulgata, quindi entra in vigore, la Costituzione della Repubblica Italiana. Piaccia o no, la Carta magna ha compiuto settant’anni e si conserva in ottima forma, probabilmente perché poco applicata.

Le volte che è stata tirata in ballo, negli ultimi anni, sono innumerevoli. Bistrattata, vilipesa, oggetto di infinite discussioni e requisitorie, toccata più volte senza essere, per adesso, deturpata.

Eppure questa settuagenaria è tonica e tosta, checché ne dicano i suoi detrattori, resta la più bella Costituzione di sempre.

Elogio della Costituzione, di Giovanni Maria Flick, edizioni Paoline, non è – come del resto il titolo suggerisce – un saggio storico sulla Costituzione, ma appunto un tributo, un suo elogio.

E perché un elogio?

Perché la Carta Costituzionale rappresenta più di ogni altra cosa una testimonianza indiscussa di come forze diverse, con storie contrapposte si siano messe a un tavolo, e unendo ambizioni e speranze, abbiano tracciato il DNA di un Paese civile e democratico.

Di un paese che sceglie il lavoro, non il censo, non il privilegio, come strumento per garantire la dignità e la libertà di ogni cittadino.

Di un Paese che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.

Di un Paese che s’impegna a rimuovere tutti quegli ostacoli, di ordine economico e sociale, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

Un elogio perché la Carta Costituzionale, sia pure con qualche acciacco e qualche ruga, resta ad oggi un patrimonio comune di una nazione il cui futuro, come diceva Giuseppe Mazzini, non può che essere proferito da una Costituente e non può che incarnarsi in un patto nazionale.

 

 

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