Emozioni in digitale

Questo è un periodo in cui l’immagine è troppe volte svilita dalla sua immediatezza. La possibilità di essere autori d’immagini pervade tutti perché è immediata. Telefonini, macchine digitali, reflex e mirrorless; una rivoluzione che ha reso tutti potenziali autori. Oggi le possibilità sono infinite. Il digitale ha democratizzato la possibilità di creare quantità infinite d’immagini, cosicché, molte volte, la discriminante tra un lavoro “professionale” e uno “amatoriale” sembra dipendere quasi esclusivamente dalla sua definizione: hd, full hd, 4k e 5k e poi chissà dove si arriverà. È una corsa ossessiva all’immagine più nitida, che sembra non avere un punto di arrivo.

Davvero è questa la strada per valutare la qualità di un racconto per immagini?
Sicuramente la qualità dell’immagine e la sua definizione hanno una loro importanza se funzionali alla storia che si vuole raccontare, ma presi da soli, come spesso accade, diventano un puro bene di consumo.
Le immagini oggi si consumano rapidamente, hanno vita breve, perché servono a raccontare un momento, un istante da mostrare nei famigerati social networks e da sottoporre alla gogna dei “mi piace”.
Più che la definizione allora, la qualità di un’immagine dovrebbe partire dalla ricerca di uno sguardo consapevole sul tempo presente.
Il nostro è un mondo complesso da capire. Le rivoluzioni tecnologiche e sociali hanno da un lato semplificato e accelerato molti passaggi che prima erano lunghi e laboriosi, ma dall’altro hanno messo in crisi alcuni ruoli che prima erano capisaldi delle società moderne. Viviamo nell’era del disincanto e dell’incerto; quella che alcuni chiamano società postmoderna.
Come si dovrebbe approcciare il cinema nei confronti di questi cambiamenti?
Molte volte ci si lamenta che il cinema non è più in grado di raccontare il tempo presente, ma con la tecnica che oggi abbiamo a disposizione, a costi ridotti, potremmo potenzialmente realizzare lavori qualitativamente più raffinati dei primi film del passato. Eppure oggi si fa spesso riferimento con nostalgia a quel mondo perduto dei grandi autori della storia del cinema.
È inutile illudersi, i grandi maestri del passato, da Chaplin a Renoir e Ozu fino al periodo d’oro del cinema italiano con Fellini, Visconti, Pasolini e Antonioni non torneranno più, ma i loro film sono ancora lì, disponibili alla visione di tutti e sempre pronti a farci emozionare come un tempo.
Ecco cosa rimane in eterno: le emozioni. Il cinema degli albori era impulsivo, semplice e diretto, era pura sperimentazione e ricerca di raccontare per immagini delle emozioni. Chi costruiva una storia per immagini era un pioniere, un inventore di suggestioni.
Se non riusciremo a ripetere la storia del cinema, potremo sempre servirci di questi grandi esempi del passato per reinventarla e sperimentare nuovi linguaggi visivi che cerchino di interpretare il nostro presente e se quest’ultimo ci disorienterà perché indefinito, liquido e incerto, avremo sempre una bussola importante: regalare emozioni in digitale allo spettatore.

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