Esche di Andrea Fiorito

Tornato in carcere, qualcuno gli chiede: − Allora? − Bene − risponde lui. − Ti è piaciuto? − No.

Ho scelto questa frase perché algida e sarcastica e rappresenta la mia visione dell’insieme.

Andrea Fiorito concima con ermetici e disturbati dialoghi la sua raccolta di racconti sintetici, costipati e apparentemente irrisolti.

Esche è un bel lavoro edito da Corrimano Edizioni, che presenta per la prima volta uno scrittore sicuro di mettere in scena diagnosi poco convenzionali di tematiche reiterate, investendole schiettamente di connotati agri e diretti.

In primo piano troviamo semplici uomini riportati ad uno stadio primordiale, la cui natura spicca prima di qualsiasi inserimento strutturale o convenzione sociale; se fosse stato un cruciverba avremmo dovuto incrociare turpiloquio e medio registro colloquiale per trovare una chiave di lettura a primo impatto semplice, ma non ci sono parole incrociate, piuttosto sono racconti scollati che richiedono al lettore di scucire le idee per garantirsi il reperimento di un denominatore comune di temi e senso.

I protagonisti non possono né sanno accettare la loro carente realizzazione e si raccontano tramite turbamenti e becere convinzioni, urtando la sensibilità del mondo femminile? Mica tanto secondo me. Insomma le esche sono prostitute vispe, sveglie e vigili tanto da far credere che l’unica velleità sia quella di soddisfare pulsioni animalesche, ma oltre la feroce rabbia non mi sembra sia molto nascosta la loro innata capacità di dominare e tutto sommato gestire machiavellicamente la prevedibilità dell’uomo.

Parliamo di donne e Fiorito lo sa.

Quanta dipendenza nei suoi “ominicchi” si nota al cospetto degli obelischi, ognuno intarsiato di storia, a bordo strada! L’incapacità di esprimere amore e rispetto si tramuta in sollazzo e inefficiente comunicazione di coscienza, insomma un branco di automi accomunati da impotenza intellettiva? Non credo. E’ un’esasperazione dell’indolenza che colora i lati peggiori, costruendo storie aride con gente inaccessibile che deve necessariamente distrarsi da qualcosa, creando esperienze trasparenti da assemblare come lego componibili di una vita altrettanto trasparente.

Uomini brancolanti e donne graffite nelle trame delle pagine; la notte di Natale non può che essere intima, calda, onesta, e non è solo questione di accordo etico, lo sappiamo tutti o almeno quasi, tranne chi si ostina ad andare controcorrente senza sapere però da che lato soffia il vento. Non mi va di trascurare le emozioni. Musica, alcol e sesso si intrecciano freddamente per una vendetta da consumare, non c’è un senso così, ne’ un epilogo sicuro. Come negli altri paragrafi.

Quindi ok, leggiamo Esche come un prodotto sperimentale che ha bisogno di forte senso critico, per gestirne il contenuto e scegliamo un punto di vista da proporre per dibattere su tutto questo bel materiale usato per la costruzione, sempre attenta a non nuocere minimamente alla leggibilità.
Nervosismo e confusione da rimescolare e ordinare in attesa di risposte.

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