di Sara Bartolucci

Approcciarsi a un libro come “Gelosia” non è facile, soprattutto se non si conosce l’ autore, Alfredo Oriani. Egli, come i suoi romanzi, sono fra i “dimenticati”, coloro che, seppur dotati di enorme talento, non hanno avuto il riconoscimento che meritavano né in vita né dopo.
Oriani (1852-1909) è uno scrittore di fine Ottocento incompreso dalla maggior parte della critica del tempo e dal suo pubblico. A rivalutarlo fu Mussolini, che volle pubblicare tutta la sua opera in una raccolta di ben trenta volumi, regalandogli una popolarità post mortem più che meritata.

“Gelosia” (1984) è uno dei romanzi più riusciti; possiede una forza che arriva dritta al punto, un dramma moderno in cui gli uomini e i loro animi vengono messi a nudo e mostrati al pubblico in tutta la loro fragilità. Come la maggior parte delle sue opere, anche questa è un drammatico resoconto di un fallimento; per stile e tematiche potrebbe ricordare Zola, tuttavia il tratto personalissimo di Oriani separa la sua produzione dai tipici romanzi naturalisti francesi.

È grazie a questo tratto che i suoi scritti sono dotati di una grande carica emotiva; c’è una forte identificazione fra le esperienze dell’autore, le sue sofferenze, e il fallimento dei personaggi.
Oriani infatti discende da una famiglia della piccola aristocrazia ma crebbe senza affetto, diventando quindi un uomo scontroso e solitario, caratteristica che traspare in tutta la sua produzione. Il suo è un destino crudele, seppure sia stato un autore profondamente italiano, patriottico, provocatorio, irriverente, idealista, diretto e inflessibile, la maggior parte delle sue opere non sono più state ripubblicate. La caduta di Mussolini ha decretato anche la fine del suo breve momento di gloria e non c’è più stato un serio tentativo di rivalutazione da parte di studiosi e critici.

Ciò che emerge più di tutti nella sua vasta produzione, compreso “Gelosia”, è il tormentato rapporto dell’autore con la donna. Egli ha vissuto nel momento storico dell’emancipazione femminile, che bolla direttamente come uno dei “mali” del suo tempo. I personaggi femminili di Oriani non vanno al di là della mediocrità; seppur belle, sono prive di concretezza, di spessore. La donna “oraniana” è un corpo sensuale privo di integrità morale, gentilezza e affabilità, è egoista e calcolatrice e
guarda solo ai propri interessi. Una donna che non è né una buona madre né una buona moglie, incapace di comprendere cosa sia l’affetto e l’amore, che vuole raggiungere i suoi scopi e trarre il miglior vantaggio possibile dalle situazioni. Anche Annetta, la protagonista femminile di “Gelosia” è così: moglie di un famoso avvocato più vecchio di lei, che l’ama e la venera, cede alla avance di Mario, il giovane praticante dello studio. Quando l’insistenza di Mario diventa insopportabile, ella
gli rinfaccia la ricchezza e la posizione del marito, distruggendo l’autostima del ragazzo e ogni sua volontà di rifarsi una vita, tornando senza sensi di colpa dall’ingenuo consorte.

Dichiaratamente maschilista, Oriani non si vergogna di sottolineare l’insofferenza che ha per il genere femminile, sottolineando senza vergogna come essa sia un tentativo di imitazione del maschio e ribadendo la sua inferiorità.
« Egli […] avrebbe voluto lasciare sulla donna la propria impronta,cristallizzandola nella adorazione di se stesso. Solamente così avrebbe sentito la pienezza dell’amore e quell’orgoglio maschile che nulla può attutire nell’uomo,e basta a rialzarlo, anche se inferiore di mente e di corpo, dinanzi a qualunque donna. »

La critica della società ovviamente non è assente, come in ogni romanzo di fine Ottocento che si rispetti; la borghesia perbenista del suo tempo viene giudicata attraverso l’accentuazione della passione. L’approfondimento psicologico dei personaggi verte proprio sulla debolezza della carne, capace di annichilire l’essere umano e far muovere ogni cosa.

Ecco che “Gelosia”, dramma di uno squallido amore provinciale di un giovane un po’ inetto (che ricorda lo sveviano Alfonso Nitti), per la moglie del suo principale di cui diventa l’amante, diventa una metafora perfetta di questo modo di vivere borghese. L’amore fra i due giovani è breve e falso, la frivolezza e la cattiveria di Annetta nel rinfacciargli la superiorità del marito renderanno Mario prima pazzo di gelosia, poi lo ridurranno a un corpo vuoto senza stimoli e prospettive, condannandolo a un’esistenza di solitudine in quella provincia romagnola che era Faenza.

Per capire l’Italia del tempo bisogna leggere Oriani, la sua moralità e lo sdegno verso la borghesia sono sentimenti veri, autentici. Non scrive per moda ma per necessità e passione; i suoi ideali lo spingono in alto mettendolo sullo stesso piano dei più grandi scrittori idealisti. Certamente è un autore controverso, che deve essere capito per essere apprezzato ma più che meritevole di essere riscoperto.