Giovanni Verga e l’illusione (o la disillusione) della realtà

 

“L’onorevole Scipioni” sarebbe stato un compendio di dominio e ingegno innestati in assoluta autonomia su un progetto di auto esaltazione, frutto di una considerazione negata dal pregiudizio sociale attento alla sua nascita illegale; altresì un uomo di legge nato fuori da principi legittimi. E’ un archetipo dell’uomo politico inserito in qualche corrente attualizzata a posteriori;

“L’uomo di lusso” invece si accomoda sull’alloggio spigoloso dell’ambizione socio culturale, ingloberebbe, a quanto pare, il sogno dell’artista raffinato scosso da cupidigia e immodestia che lo distraggono dalle controversie terrene sulle quali annega con sofferente consapevolezza.

Due ritratti per un’ouverture da cui dipanano semplici e personali divagazioni per immaginare l’indole di Giovanni Verga, di cui oggi 27 gennaio ricorre il 96° anniversario dalla sua morte.

E’ uno strano personaggio in bianco e nero, taciturno, austero, nascosto dietro baffi dipinti che segmentano la sua severa espressione di giustificata superbia; suscita roventi passioni e stimoli politici evasi da una sostanziale adesione all’atteggiamento positivista proprio degli studiosi impegnati nella messa a fuoco, in tal caso, della questione meridionale.

Il borghese di Vizzini sceglie un circuito tortuoso da percorrere ad alta velocità e preme sulle pagine la sua giovane penna confusa per incidere la contestazione di una società amorale, ipocrita e frivola dell’alta borghesia, mosso da rimpianto per un mondo rurale minato dal progresso.

Sin dai primi contatti con la Scapigliatura (movimento artistico metà Ottocento) inizia la smania di ritrovare la spontaneità e la durezza della vita quotidiana degli umili.

Tra il ’74 e il ’78 con le pubblicazioni di Nedda e Rosso Malpelo avviene il salto qualitativo che lo allontana dall’ alta società milanese e fiorentina per rimbalzare nella Sicilia dei “vinti”. Questi rappresentano coloro che “cadono lungo la strada” con dignità umile e rassegnata di chi sa di non poter modificare il corso degli eventi e dunque si affida inesorabilmente al destino.

«Nei Malavoglia non è ancora che la lotta pei bisogni materiali. Soddisfatti questi, la ricerca diviene avidità di ricchezze, e si incarnerà in un tipo borghese, Mastro-don Gesualdo, incorniciato nel quadro ancora ristretto di una piccola città di provincia, ma del quale i colori cominceranno ad essere più vivaci, e il disegno a farsi più ampio e variato. Poi diventerà vanità aristocratica nella Duchessa de Leyra; e ambizione nell’Onorevole Scipioni, per arrivare all’Uomo di lusso, il quale riunisce tutte coteste bramosìe, tutte coteste vanità, tutte coteste ambizioni, per comprenderle e soffrirne, se le sente nel sangue, e ne è consunto».

Convogliano proprio nel nucleo contenutistico dei Malavoglia gli elementi estratti dalla lucida disamina della questione meridionale: la prepotenza, l’ingiustizia e la sopraffazione del più debole da parte del più forte, all’interno di un tessuto sociale di stampo quasi feudale, fanno da scenografia alle pagine dell’inchiesta e fungono da travi alla vicenda romanzesca. Una delle pochissime recensioni positive che intendono i Malavoglia come “studio sociale” uscì sulle colonne della «Rassegna Settimanale», rivista degli stessi Franchetti e Sonnino.

“…in cima alla scala sociale le differenze dell’uomo del popolo sono così enormi che può dirsi addirittura si tratti non di un’altra razza, ma di un’altra umanità.”

L’immobilismo siciliano colto argutamente da Verga, si conferma nella presa di coscienza di una profonda distanza tra Paese reale e Paese legale, in cui l’economia para-feudale del meridione ottocentesco paralizza il nuovo Stato nazionale e cristallizza le sue leggi di cui Verga fa una analisi minuziosa di contenuti affiancando ideologicamente Sonnino nell’emisfero della Destra storica seppur con atteggiamento ovattato.

Tra gli schemi di tale fetta politica ricerca tentativi, quantomeno ipotetici, di stabilità del quadro sociale minacciato da imminenti passi di matrice socialista, rinsaldando il suo scettico rifiuto delle lotte politico-sindacali del “quarto stato” che, sebbene potesse organicamente costituire una valvola alternativa allo stesso socialismo, istigherebbe all’odio sociale senza dare risposte attuabili e concrete alle contraddizioni del Mezzogiorno.

Verga, in veste di monarchico unitario capiva bene il tradimento della borghesia post unitaria e ingenuamente si era illuso che l’unificazione avrebbe comportato per i meridionali una sorta di rivoluzione democratica “dall’alto”, senza un’effettiva partecipazione delle masse popolari.

Anche la sua filologia si contamina di espedienti selettivi che vedono l’uso di un registro linguistico regionale, ma comunque italiano, piuttosto che dialettale, vaglio probabilmente derivante da una rivendicazione dell’Unità e delle sue implicazioni culturali influenti anche al sud, che ricalca in alcuni articoli scritti durante la sua attività giornalistica a Catania.

Affido l’epilogo dei connotati verghiani a una disquisizione diffusa tra i critici di impostazione marxista, secondo cui ogni forma culturale, ermeneutica o artistica, delinea una “sovrastruttura” della società che riveste la “struttura” data dai processi produttivi.

Nel caso specifico la produzione letteraria di Giovanni Verga può lecitamente essere valutata anche sotto un profilo politico, dal momento che, in forma più o meno esplicita, funge da stampella e da giustificazione ideologica ad atteggiamenti di rivalsa acquietata da un’ inestirpabile stratificazione sociale.

E’ troppo “borghese” per piacere alla sinistra, ma lo è troppo poco per piacere alla borghesia.

About Ombretta Costanzo

Ombretta Costanzo si occupa di marketing operativo, ha una formazione universitaria umanistica con una laurea in Scienze della Comunicazione indirizzo editing. Gestisce da otto anni l' ufficio stampa di un centro commerciale impegnandosi nella stesura e veicolazione di comunicati stampa in testate giornalistiche locali, nonché redazione di articoli ed elaborazione di redazionali. Collabora con il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”.

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