Il Gruppo di Polifemo

Il Bufalo della notte di Guillermo Arriaga

«Prima che esseri umani, siamo animali […] E molto prima siamo dèmoni.»

Parole forti quelle dette da Tania, la protagonista femminile di “Il bufalo della notte”, scritto dal messicano Guillermo Arriaga e pubblicato in Italia da Fazi.
Un romanzo forte, emotivamente destabilizzante, che racconta le intricate vicende amorose e psicologiche di tre amici: Manuel, Gregorio e Tania.

La ragazza infatti è fidanzata con Gregorio, ma ha una relazione clandestina con Manuel, che a sua volta ne ha una con Margarita, sorella di Gregorio. Ambientata nell’alta borghesia di Città del Messico, la storia di questo trio si fa via via sempre più complicata: tutto sembra scorrere liscio fino a quando Gregorio non si spara un colpo in testa, dando il via alla scia di eventi che costruiscono il romanzo. Manuel, perseguitato dal fantasma dell’amico suicida, inizia ad abbandonarsi e a vagare per la città, smarrito e tormentato dai pensieri e dai sensi di colpa per quella relazione con Tania da cui non riesce a staccarsi. A enfatizzare il tutto ci sono le lettere minatorie scritte dal ventiduenne
defunto che vengono puntualmente recapitate da un suo “complice”.

«Il piano di Gregorio si rivelava fin troppo efficace. Solo la rabbia di un morto poteva essere così efficace.»

In effetti, nonostante il suicidio, Gregorio è sempre presente nella vita di Manuel e Tania,
tormentando le loro fragili menti; entrambi i ragazzi infatti condividono una personalità
problematica e fuori dal comune: mentre Manuel è vittima di allucinazioni simili a quelle di Gregorio, Tania soffre di megalomania e manie di controllo. La sua presenza incostante fa sì che Manuel giunga all’esasperazione e, in un crescendo psicotico, finisce per sfogare la sua rabbia sparando a un giaguaro all’interno di uno zoo.

Viene arrestato subito dopo la denuncia di Tania ma liberato grazie alle conoscenze della madre, senza però sfuggire alla violenza fisica inflittagli da due poliziotti tutt’altro che amichevoli. Il bufalo che Manuel e Gregorio hanno tatuato sull’avambraccio non è solo un legame fra i due ma il vero e proprio filo conduttore di tutta la narrazione. È il simbolo della morte imminente, della follia che ha portato via Gregorio e che presto inghiottirà anche Manuel.

«Su sua iniziativa, entrambi ci eravamo tatuati la sagoma di un bufalo americano sul braccio sinistro. […] Troppo tardi compresi che il senso di quel tatuaggio era quello di consolidare il suo assedio, di perseguitarmi fin dentro il mio corpo, attraverso il mio corpo stesso.»
Il ritmo della narrazione è lento, a tratti ridondante, ma assolutamente necessario per assaporare le diverse sfumature della follia descritte pagina dopo pagina. Ne deriva una narrazione tesa, attenta, piena di sussulti e di piccole emozioni che tengono viva l’attenzione.

Caratteristica di questo scrittore è la tendenza a intrecciare più storie e destini di vari personaggi fino a uno scioglimento finale che lascia di stucco e scatena profonde emozioni, tuttavia, nonostante l’andamento quieto, il senso di movimento viene dato dalla cornice, dal pathos e dalla presenza costante della morte che aleggia imperterrita vicino ai giovani protagonisti. La tensione palpabile, il sangue, le bugie, i misteri e la violenza, insieme alla metafora della vita intesa come una prateria sconfinata dove galoppa il bufalo della morte, sono ingredienti indispensabili per creare un romanzo
noir di successo dal gusto latino, diverso dai canoni americani a cui si è abituati.
Non stupisce che questo e altri romanzi di Arriaga siano finiti sul grande schermo, consolidando la sua fama e confermando le sue grandi doti artistiche.

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