Il comunismo spiegato a mio figlio

Racconto di Adriano Fischer

(Domenica. Tarda mattina. Un raggio tiepido di sole illumina il soggiorno. Piero sta leggendo il giornale, svogliatamente. Sospira. Martin giace pigramente sulla poltrona, le gambe lunghe sulla sedia. Sonnecchia. In Tv, in questo momento, una compagnia telefonica sta lanciando la sua ultima promozione)

  • Martin, le gambe!
  • Cosa?
  • Le gambe, ho detto. Abbassa quelle gambe. Sporchi la sedia.
  • Ma sono con i calzini!
  • Per ogni giustificazione te la vedi con tua madre. Con me devi limitarti a obbedire!
  • Papà!
  • Ti prego, Martin. Non ti fare ripetere le cose. Sento già le lamentele di tua madre.

(Martin obbedisce sbuffando. Si mette a sedere davanti al padre. Gli sfila una sigaretta da sotto il naso)

  • Che leggi?
  • Il giornale, Martin.
  • La Sicilia, però!
  • Sì, già.
  • Ma se dici sempre che è un giornale ridicolo.
  • Avevo voglia, infatti, di farmi quattro risate prima di pranzo.
  • Funziona?
  • Non tanto.

(Martin si accende la sigaretta. Lo schiocco dell’accendino fa trasalire Piero che schiude le labbra in un’espressione d’incredulità)

  • Che vuol dire? Che fai? Fumi?
  • Lo sai che fumo, papà.
  • Ti preferivo con i piedi sulla sedia di mamma. Spegni quell’affare.
  • Tu fumavi da giovane.
  • Martin, io ho iniziato a vent’anni. Tu ne hai quindici.
  • I tempi sono cambiati.
  • Cioè, hai quattro polmoni adesso?
  • Che c’entra…
  • Ascolta, non voglio più discutere. Spegni Martin.

(Piero fa un gesto di stizza che nasconde dietro le pieghe di una pagina. Martin scatta in piedi, mortificato. Smorza la sigaretta nel posacenere)

  • Ma non avevi da studiare?
  • Oggi è domenica.
  • E ieri era sabato!
  • Comunque ho studiato papà!
  • Non vedo libri in giro, né ti ho visto farlo.

(Martin si porta un dito sulla testa e sorride malignamente. Piero cerca di tirare fuori qualcosa da quell’espressione)

  • Ho tutto qui dentro!
  • Vedi se ci trovi pure la paghetta del prossimo week.
  • Minacce, sempre minacce.
  • I genitori li chiamano compromessi.

 (Martin scrolla le spalle. Arriccia le labbra contrariato. Si muove così verso la sua stanza. Silenziosamente. Piero lo segue allontanarsi. Chiude il giornale. Decide di raggiungerlo. Martin è in camera, curvo su un quadernone. Si sorregge la fronte con un palmo della mano. Il libro di storia sulla sua destra è aperto sulla seconda guerra mondiale. La pagina è interamente evidenziata di giallo e arancione).

  • Senti un po’, ma tu ci capisci qualcosa?
  • La prof spiega veloce. Mi adatto. Non ci capisco più di tanto neppure io di quello che scrivo. Cerco di memorizzare il più possibile.
  • Almeno hai il libro. Studia da quello, no?
  • No, quest’argomento no. Non c’è sul libro di storia. La prof ha voluto che prendessimo appunti.
  • Che c’è scritto lì sopra?
  • Papà, ma che vuoi?

(Piero indica il punto. Appoggia delicatamente una mano sulla spalla del figlio e si sporge per leggere meglio. Martin prova a tradurre)

  • È sempre italiano, vero?
  • “equiparazione fra fascismo e comunismo”, c’è scritto qui.
  • sì? Che vorrebbe significare “equiparazione”?
  • Stiamo studiando la seconda guerra mondiale, papà.
  • Lo vedo ma…
  • E “nazismo” qui…
  • Come?
  • Qui, in piccolo, vedi? C’è scritto nazismo sotto la parola fascismo.
  • Ho capito. Chi sarebbe la tua prof di storia?
  • Chi sarebbe? È la Tordonato!
  • La Tordonato.
  • Già!
  • E che vuole dimostrare la professoressa?
  • Niente, immagino. Fa semplicemente il suo lavoro d’insegnante.
  • Parlando di equiparazioni?
  • Sì, di parallelismi. La prof dice che il fascismo, il nazismo e il comunismo sono stati la stessa cosa. Sintetizzando…
  • Sintetizzando…? questa non è una sintesi, Martin!
  • No?
  • No, è una mistificazione.

(Martin annuisce non sapendo cosa aggiungere. Piero recupera una sedia che sistema vicino al figlio. E’ pensieroso. Le ginocchia di padre e figlio si sfiorano, si scontrano, si allontanano. Piero si prepara una sigaretta)

  • Fammi capire cosa vorrebbe dimostrare la tua prof.
  • La prof ha spiegato che sia il comunismo, che il fascismo, che il nazismo, sono stati dei sistemi totalitari molto simili. Hanno avuto un partito unico, hanno esercitato il potere in modo autoritario e dispotico, hanno commesso delle atrocità.
  • E tu cosa ne pensi?
  • Che dovrei pensare, papà? La Tordonato è la mia prof. Devo crederle. No? E’ stata convincente. Almeno io ho capito che…
  • Hai capito cosa?
  • ….abbiamo visto un documentario, papà. L’altro ieri. Un filmato. Ed effettivamente, la prof ha ragione. Le purghe di Stalin, il genocidio del nazismo, tanti tantissimi massacri, milioni di persone uccise, torturate e gasate.
  • È vero, è orribile. Ci sono analogie, ce ne sono diverse. Ma, Martin, non è la stessa cosa.
  • Non lo è. Lo dici tu!
  • Lo dice la storia, Martin.

(Piero apre un’anta del balcone. Si accende una sigaretta, riparando inutilmente la fiamma con una mano. Non c’è vento. Si raccoglie nei suoi ragionamenti infettati da quella parola, “equiparazioni”. Ritorna seduto)

  • Il fascismo è stato un regime, Martin, che è durato un ventennio. Alla fine è stato spazzato via dalla storia. Non esiste più se non nella testa di qualche nostalgico. Era una dittatura che s’identificava esclusivamente con il suo dittatore.
  • Mussolini?
  • Lui, Mussolini. Significa che non troverai nessun fascista che appoggia il fascismo senza sostenere il suo fondatore. E lo stesso vale per il nazismo.
  • con Hitler!
  • Anche lui, un dittatore carismatico in cui tutti s’identificavano. Non c’è differenza tra nazista e hitleriano. Il nazismo muore con Hitler. Il fascismo muore con Mussolini. Il comunismo, Martin, è un’esperienza che è durata centocinquant’anni. Non venti, non un paio d’anni. E’ stato presente per 150 anni in tutto il mondo, facendo cose diverse da un paese all’altro. Nei paesi in cui i comunisti sono saliti al potere, generalmente, c’è stato un cattivo governo. Verissimo. Spesso ci sono stati regimi totalitari, dittatoriali e inefficienti e crudeli e disumani. Lo stalinismo ne è stato un esempio. Ma il comunismo non è stato solo quello. Il comunismo è stato un modo diverso di concepire il mondo. I comunisti credevano e miravano alla libertà e all’uguaglianza fra i popoli. E questo, secondo il loro modo di vedere, era possibile solo attraverso l’abolizione della proprietà privata e il dominio dei padroni. Chi era comunista alla fine dell’Ottocento era chi, vedendo lo sfruttamento degli operai, pensava che gli operai avrebbero dovuto organizzarsi per strappare dei diritti. Essere comunista, in quasi tutti i paesi del mondo, ha significato essere costantemente perseguitato, fucilato, incarcerato. E’ difficile, e quantomeno ingiusto, sostenere che essere comunista ha corrisposto a essere colpevole dei lager di Stalin o degli stermini di Mao. Non credi?
  • La prof ha liquidato quella parte…
  • Quale parte?
  • Quella dei movimenti operai, dei diritti. Ricordo qualcosa ma è tutto molto vago, fumoso.
  • Fumoso, dici? Ricordi però dei parallelismi, vedo.
  • E certo, si è soffermata molto. E poi ci ha detto di prendere appunti. Non li prendo mai. Lo sai. Non sono abituato.
  • Sì, so bene.

(Piero si affretta a chiudere il balcone. Adesso c’è freddo ma il sole resiste contro un graduale rannuvolamento. Qualche luce filtra, qualche altro soffoca, Martin si sfrega le mani. Sfoglia le pagine sottolineate e rigide)

  • Perché allora la prof avrebbe detto una cosa del genere?
  • Non saprei. Ti inviterei a domandarglielo, Martin.
  • A domandarglielo? Alla prof?
  • Sì, esatto, inizia sempre dalla storia.
  • Cioè?
  • Ricordale, ad esempio, che in Italia quelli che si sono dichiarati comunisti, dal ‘21 al ‘89, hanno avuto sempre un ruolo attivo nella vita democratica del paese. Ricordale che chi era comunista in Italia non ha fatto alcuna rivoluzione, né ha instaurato alcun regime. Chi era comunista in Italia è stato una forza di opposizione, clandestina durante il regime fascista. Dal ’44 in poi, i comunisti in Italia sono stati una forza che ha partecipato in pieno alla vita democratica italiana. Ricordale che insieme agli altri partiti ha diretto la resistenza, ha voluto la Repubblica e ha scritto la Costituzione, la stessa, quella stessa che tu studi in educazione civica. E ricordale che i fascisti non sono mai stati una parte integrante della vita democratica di questo paese, loro no, loro non c’erano. Parti dalla storia, Martin.

(Martin chiude il libro e il quadernone. La mamma ha chiamato. È l’ora di pranzo. Piero aiuta il figlio a sistemare. Si fermano prima in bagno per lavarsi le mani. Si sente solo lo scroscio d’acqua. Piero e Martin si contendono quel filo d’acqua che separa due generazioni. Martin finisce e cede il posto al padre. Poi gli passa l’asciugamano. Sfilano in silenzio l’uno accanto all’altro. I gomiti si sfiorano, si incontrano, si allontanano).

Informazioni su Adriano Fischer

Adriano Fischer è docente di diritto e scrittore. Si occupa di narrativa e scrittura creativa. Gestisce il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”. Collabora con numerose case editrici. Ha pubblicato i seguenti libri: “Bella Cohen” per Nulladie Edizioni; “Dissipatio G. M.” per Robin Edizioni; “Assenze” per Delfino Edizioni.
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Un commento

  1. Condivido pienamente. Dialogo ben scritto e chiarificatore. Merita di esser diffuso perchè in questo periodo germogliano senza freno quelle idee che hanno reso tragica la storia. La storia non ha scolari!!

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