Il figlio di un dio minore. Domenico Fasulo

articolo di Sebastiano Grasso

Il portalettere del mio paese ha un talento particolare: riconosce la posta da consegnare ‘con cura’. Quando ciò avviene lo intuisco dal piglio che assume allorché mi dice: «È per il pittore!».
Fu così, alcune settimane or sono, quando mi recapitò una grossa busta proveniente da Roma, il mittente ‘Francesco Mercadante’, Professore Emerito di Filosofia del Diritto dell’Università La Sapienza’ di Roma, un’inossidabile classe 1926 (da Furnari – Messina). Con caparbia tenacia il prof. contribuisce ad arricchire il mio bagaglio di conoscenze attraverso gli studi compiuti dal figlio Antonio Mercadante (Roma 1962 – Sciacca 2018), critico d’Arte.

Quando la busta mi svelò il suo contenuto vidi un volume pubblicato dallo studioso nel 2009 e capii subito trattarsi di un tema caro all’intellettuale romano, la ricerca dell’espressioni di arte minore in Sicilia.
Sono certo che a colpire il cuore più dell’immaginazione di Mercadante fu il singolare aneddoto su cui verte la scoperta narrata nel testo, vicenda che percorre la verticale di un secolo!
La riassumo.

‘Nel 1975, in una plumbea giornata d’inverno, bussa alla porta dell’Abbazia di Santo Spirito (Caltanissetta) un anziano restauratore. Tra le impolverate penombre abbaziali il vecchio fiuta un bambinello di cera, in lui riconosce l’abile grazia del vecchio maestro ceroplasta, Domenico Fasulo (Palermo 1834 – 1920 c.) e gli fa festa. Accanto a lui il quindicenne appassionato che lo accompagna si stupisce all’emozione del vecchio e timidamente lo interroga.’

Nel 2009 il Conservatore del Museo Diocesano del Seminario di Caltanissetta, Felice dell’Utri, il giovinetto di allora, consegnò quelle risposte a Massimo Naro, direttore del ‘Centro Cammarata’ di San Cataldo, per la realizzazione del settimo volume della collana ‘Scrinia’ (Edizioni Lussografica). All’opera venne dato il titolo di ‘Bambini di cera’, testo e resoconto fotografico a cura di Antonio Mercadante.

Ottenere la riabilitazione per questa classe di artisti non è certo cosa facile, se di fondo insistono perplessità di merito. A Mercadante non mancavano certo gli strumenti di giudizio. Dimostrando che la presunzione di merito per Fasulo era assolutamente spendibile, la sua arringa tessé sottili ragionamenti che misero in evidenza le lacune di giudizio dettate dalle griglie critiche del Novecento.

Dunque.
Ci troviamo in pieno Ottocento. La rivoluzione industriale fautrice del riconoscimento che attribuì valore all’arte minore paradossalmente si rivelò causa di declino per i prodotti in cera. La ceroplastica, dapprima arte a servizio del positivismo scientifico per via della fedeltà con cui seppe restituire preparati anatomici sempre più complessi e raffinati, con il mutare delle tecniche di riproduzione perse il consenso detenuto e scivolò in una dimensione artigianale, sacrificando buona parte della finezza fin lì raggiunta. Ritroveremo il genere in ambiti regionali a esigenze chiesastiche, nel rispetto di locali tradizioni votive.

In Sicilia i bambinelli di cera ingraziavano molte case siciliane, per devozione o per propiziare fortuna. A Palermo i ‘cirari’ produssero i bambinelli proprio dietro l’abside di San Domenico, in via dei Bambinai. Questi figli di un dio minore seduti su panchetti modellavano le loro creature. Lì si formò Domenico Fasulo. Le sue mani fasciate da mezzi guanti di lana, che lasciavano libere soltanto le dita, furono capaci di modellare blocchi di cera d’api sino a dar forma a bambinelli dalla squisita fattura.
Dotato di particolare abilità plastica, esponente di spicco nell’arte degli stuccatori siciliani e di quella ceroplastica, che nel Seicento ebbe in Gaetano Zummo da Siracusa l’indiscusso capostipite, Fasulo riuscì ad esprimere disinvoltura nel disegno e nella risoluzione delle forme plastiche.

Mercadante si interrogò: Gesù bambini o solo bimbi?
Dei bimbi il Fasulo subì il fascino e indagò il mistero di quella grazia pura che ne da sostanza ai corpi, ai gesti. Ogni riferimento lo appuntò alle sue spalle, epigono di una tradizione di fatto già morta mentre egli la esercitava. Quando nel 1875 il Fasulo si trasferì a Caltanissetta, nel cuore della Sicilia, trovò intorno a sè una pigra società cittadina di fine Ottocento, senza mare, feudale, mineraria, gialla di zolfo e argille; mentre, nel cuore dell’Europa, spronata da Rimbaud, si consumava la rivoluzione del linguaggio artistico tra Otto e Novecento (Mercadante pensa a Cezanne, Medardo Rosso, Boccioni e Picasso). A tale rinnovamento il palermitano si dimostrò sordo, scelta che ipotecò la sua eredità artistica. Fasulo scompare e il suo lavoro sarà oggetto d’interesse capriccioso e acritico dei nostalgici collezionisti d’oleografie religiose.

Come collocare la figura del Fasulo nella Storia dell’Arte del Novecento? Mercadante ritenne i criteri di giudizio dettati dalla critica d’arte ufficiale colpevoli di sussiegosa insipienza, volta ad una pratica puramente descrittiva e mai valutativa. Nel Novecento la Storia dell’Arte è la storia dell’evoluzione del linguaggio. A parere dell’intellettuale, l’Arte non è fatta di correnti ma di opere, è su queste, sui contenuti (significati), che la storia deve esercitare il suo interesse.
Alla luce di queste considerazioni il corpus fotografico del volume dimostra la cifra artistica di Fasulo, che nelle sue opere traspare semplice, diligente, abile, sincero e umile.
Il suo fare offre una valutazione specifica: quando il contenuto della natura umana emerge nel lavoro di un artista abbiamo traccia di ‘un fatto morale’, qualificante, che identifica lo spirito.

La bellezza evidente che si effonde dai Bambinelli di Fasulo trascende la loro materia. Nessuno di questi bimbi è copia dell’altro. Alcuni sono firmati – altri sebbene privi di firma – sono comunque riconoscibili per precise peculiarità: l’incarnato delicato e realistico, la capigliatura curata nel dettaglio, l’orlo dorato e increspato dei perizoma, il cuoricino rosso tenuto in mano dal Bambin Gesù, o adagiato sul suo petto (quest’ultimo una sorta di firma dell’autore). Di piccole dimensioni (meno di 30 cm.) e i più dal vero: supini con le braccia aperte; riversi su un fianco con le braccia piegate; supini; assisi frontalmente, braccia al petto; spesso con un cuoricino rosso in mano . Fasulo sembrava sapere tutto di loro; li vide con occhi sinceri e rapaci, colse ogni singola posa e la rese eterea con la sua arte; siano essi distratti con la collana della mamma appesa al collo, o quelli dormienti colti al primo risveglio, o mentre si abbandonano al sonno. Alcuni sono niente affatto graziosi, con la gote in eccesso, le palpebre gonfie sugli occhi cisposi. Ciascuno esprime una sua personalità.

«Eppure nessuna gravità li informa» osservò Mercadante.
La ricerca di una verità artistica intrinseca al lavoro, superflua per quella che fu la destinazione ultima, rende il lavoro di Fasulo unico, di evidente livello superiore, anche nel confronto con i migliori Maestri cerai coevi.
La libertà espressiva di Fasulo consegna un soggetto insidioso, privato da ogni ristagno di sagrestia e dimostra un’intuizione di sintesi formale che apparterrà di diritto al Novecento.
«Sono Gesù questi bambini o bimbi?» Mercadante si rispose «Davvero non importa.» e – lasciando scivolare il cuore tra i tanti dettagli sapientemente fotografati: i piedi, le mani, gli interni delle bocche dischiuse, i profili mirabili, le pance, i polpastrelli, i morbidi panneggi sulle carni – concluse «So che per fare questo si deve amare. E amare è essere con Dio.»

A dodici anni da quelle riflessioni, Domenico Fasulo ha ottenuto la sua riabilitazione? Difficile da dire, poiché l’uomo che sapeva fare bimbi di cera sembra appartenere ancora alle nebbie di un tempo vago e distratto.
Questo è il destino che accomuna i figli di un dio minore? Mercadante conosceva benissimo i rischi dell’impresa; ma davvero …non importa.

Informazioni su Sebastiano Grasso

Sebastiano Grasso (Udine, cl.1965), pittore. Apprende i primi rudimenti dal carnico Arturo Cussigh (allievo di Morandi, Guidi e Saetti). Pur collocandosi nella sfera dei pittori, cosiddetti, “autodidatti”, l’artista vanta una formazione accademica. Ha fatto parte del gruppo artistico: “I dodici movimenti (Sicilia - Acireale)” e “I pittori della luce” (Triveneto). Ha esposto in prestigiose collettive (tra gli altri, con P. Guccione, S. Alvarez, F, Sarnari, il Gruppo di Scicli, A. Forgioli. R. Savinio, A. Gio-vannoni, C.M. Feruglio, Ennio Calabria). E’ presente in varie collezioni private e pubbliche. Vinci-tore della XII^ Biennale d’Arte Internazionale di Roma.
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