Il Gruppo di Polifemo

IL GRADE CHIHUAHUA di Luca Raimondi e Joe Schittino

Il grande Chihuahua, secondo romanzo scritto a quattro mani da Luca Raimondi e Joe Schittino, edito da AUGH! nel 2017, è un ardito esperimento letterario, divertente e imprevedibile. La storia viene narrata in prima persona dal protagonista, un giovane studente universitario di Filosofia di Catania con uno strano hobby: l’omicidio.

Disgustato dall’ambiente borghese in cui è nato e cresciuto, fuori corso in una facoltà universitaria che non lo interessa, annoiato dalla routine e dalla società che lo soffoca decide di dare una svolta alla sua vita iniziando a uccidere persone a caso.
Viene mantenuto dai suoi genitori, due irresponsabili individui che si godono le compagnie più disparate e che accettano di buon grado di pagare pur di tenere il loro figlio lontano e godersi la piena libertà. Il giovane ragazzo divide un appartamentino con il suo fedele amico Grande, un chihuahua dotato di molte qualità e si dà alla pazza gioia con qualche amico.

Mentre la sua compagnia è formata da ragazzi dediti all’alcool, alla droga e al sesso, il protagonista invece sente il bisogno di trascorrere del tempo da solo, ascoltando i suoi pensieri e dialogando con se stesso, al fine di giustificare le sue azioni violente.
«Sono consapevole del fatto che uccidere è un tabù […] Ne sono consapevole. Però lo faccio. Perché? Ecco, forse perché lo posso fare. Cosa me lo vieta? Un codice morale […]? Sono solo balle […]»

Fra lezioni saltate, avventure amorose del momento e intense riflessioni degne di una seduta psicoanalitica, emerge sempre più il bisogno di sfogarsi e l’unico modo per soddisfarlo è assecondare i suoi istinti omicidi spezzando una vita scelta completamente a caso. Le vittime infatti si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato; individui sfortunati destinati a soccombere sotto una brutale follia omicida.

A fare da sfondo a questi delitti c’è una Catania degradata, brulicante di individui senza morale e senza uno scopo, costretti a ubriacarsi, drogarsi e vendere il proprio corpo e la propria dignità pur di sentire (e sentirsi parte di) qualcosa. Tutto sembra scorrere liscio come l’olio, fino a quando non fa la sua comparsa Carmen F. Beretta, un’aspirante poetessa che ruba il cuore del giovane assassino. La ragazza è sveglia, intelligente, dotata di cultura e di un grande senso pratico; è completamente l’opposto di lui. Allora perché se ne innamora? La loro relazione non ha un senso apparente e ciò rispecchia perfettamente l’impostazione stessa del romanzo. Con l’ingresso di questa ragazza l’umorismo e il sarcasmo delle riflessioni del killer lasciano sempre più il posto a pensieri filosofici spiccioli e allucinanti, anche se sono moltissime le citazioni e i rimandi che accompagnano questo delirante e paradossale monologo.

L’assurdità delle vicende si mescola con l’abbondante presenza delle citazioni in modo impeccabile; il linguaggio scurrile, brutale e violento arriva a toccare le più alte vette della cultura in modo fluido e rassicurante. Il lettore si trova di fronte una lettura apparentemente “non-sense” che raggiunge l’apice attraverso un disorientante e geniale finale.

Il grande Chihuahua è un’opera politicamente scorretta, volgare e violenta, a tratti eccessiva tuttavia è capace di tenere incollato il naso alle pagine. Un secondogenito partorito dalle menti di due geniali scrittori che hanno saputo tenere alta l’asticella delle aspettative rischiando e vincendo.
«E non importa se insieme all’erba cattiva ho bruciato un po’ di grano: gli incendi non guardano in faccia a nessuno e io sono puro fuoco.»

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