Il Romanzo di formazione. Da Goethe ad Ammaniti.

La dimostrazione di quanto il romanzo sia elastico, e quanto, altresì, si modelli ai cambiamenti sociali – o per via di questi sia foggiato – è la vitalità di cui dispone ancora il romanzo di formazione.

Cos’è, in due parole?

È un genere letterario che traccia l’evoluzione del protagonista verso la maturità.

È un genere immenso, nel senso che sotto la sua etichetta possono sfilare innumerevoli generi e sottogeneri; esistono insomma romanzi di formazione polizieschi, psicologici, erotici, fantascientifici, storici, epistolari e via etceterando.

Il tedesco, le cui parole notoriamente compongono più significati, traduce questa forma letteraria con Bildungroman, dove la radice bil sta per magia o immagine, bildung per formazione, interpretabile come quel romanzo che guarda all’apparire della persona, alla nascita delle sue emozioni, dei suoi sentimenti, alle sue continue scoperte, a una prima consapevolezza di se stessi.

La struttura di romanzi di questo tipo rimanda all’articolazione delle fiabe dello scrittore russo Vladimir Propp. Un’analogia, per nulla casuale, che deriva dal fatto che, tanto i romanzi di formazione, quanto le fiabe, rispecchiano i riti di passaggio che gli adolescenti dovevano affrontare nelle società primitive.

Qui l’iniziazione cominciava con l’allontanamento dal proprio gruppo di appartenenza per rientrarvi, in un secondo momento e a pieno titolo, in qualità di membri esperti della vita e all’altezza dei compiti da svolgere.

Ora, in Italia, chi ha approfondito lo studio del romanzo di formazione – pubblicando un saggio dal titolo, appunto, il romanzo di formazione – è stato, ed è, Franco Moretti.

Questi –fratello del più noto regista –ha collocato la nascita del romanzo di formazione precisamente nel 1796 con l’opera di Goethe Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister.

La data, qui, non è arbitraria ma ha un preciso fondamento che Moretti spiega nel saggio. Sono anni di radicali e profonde trasformazioni. Fresca di cronaca la rivoluzione francese, si aprono nuovi scenari sociali, il capitalismo fa la sua prima comparsa, si passa da un sistema agricolo – artigianale – commerciale a uno industriale, moderno, dove le macchine e nuove fonti energetiche diventano le principali protagoniste di un nuovo mondo.

Si afferma, così, un nuovo modello letterario che è identificato nella gioventù. Il romanziere trova in questa fase della vita una seducente forza simbolica sulla quale ripone speranza e fiducia.

Il romanzo di Goethe racconta, infatti, le vicende di un giovane borghese che è iniziato alla vita e all’arte attraverso i viaggi, spirituali e materiali, che affronta in solitudine per l’Europa.

Il periodo di maggiore espressione del romanzo di formazione – sempre secondo Moretti – andrebbe, quindi, dalla rivoluzione francese ai moti del 1848, le anche note con il nome di primavere dei popoli.

Parliamo di quelle ondate rivoluzionarie determinate ad abbattere i governi della Restaurazione e insediarne di nuovi e liberali.

L’ingresso alla società non è più un passaggio garantito come un tempo, quando il giovane seguiva un percorso noto, inevitabilmente dettato dal padre. Il mondo del lavoro sta subendo enormi trasformazioni, ovunque, e i giovani lottano per trovare una loro identità.

In Francia troviamo Stendhal con il Rosso e il Nero, Maupassant con Bel Ami, Flaubert con Educazione sentimentale; in Inghilterra, invece, abbiamo Jane Eyre della Bronte, Dickens con David Copperfield, in Italia, Nievo con Confessione di un italiano.

A differenza tuttavia del senso comune, che vede ancora oggi vivo e florido il romanzo di formazione, per Moretti, al contrario, questo genere trova una battuta d’arresto che decreta la fine di questa stagione.

La crisi, più concretamente, ha due cause facilmente sintetizzabili nello smarrimento d’identità dell’individuo/giovane. E sono una storica, che coincide con lo scoppio della prima guerra mondiale, e un’altra psicologica, che si configura con la scoperta dell’inconscio.

Nel caso del conflitto mondiale, a sentire Moretti, il trauma che investirà le generazioni sarà tanto lacerante da non riuscire a essere rappresentato nel romanzo di formazione.

La seconda ragione, abbiamo detto, riguarda la formalizzazione della scoperta dell’inconscio attraverso Freud che mette in crisi il genere.

Se il personaggio- nella letteratura ottocentesca – alla fine di un travagliato percorso era qualcuno cui identificarsi, di cui si conoscevano le ragioni e i sentimenti che ne dominavano le azioni, con la scoperta dell’Es si registra l’impossibilità di identificazione, perché esiste un inconscio che sfugge alla conoscenza e al controllo dell’Io.

È evidente che le analisi cui sopraggiunge Moretti si riveleranno degli azzardi.

Il romanzo di formazione, infatti, ha subito sì delle battute d’arresto, ma il novecento offre molteplici esempi di un genere tutt’altro che desueto o, peggio, finito.

Si rilevano, adesso, delle novità importanti che rivoluzionano i paradigmi originari del genere. Nel nuovo romanzo di formazione, di cui Moravia sarà il capolista, sono anticipati gli inizi. Non si parla più, infatti, di giovinezza ma di adolescenza. Non è più sul diciottenne o sul ventenne che si costruisce la storia, ma sul quattordicenne che diventa il motore d’ispirazione della maggior parte dei romanzieri italiani. Trovano spazio nuove soggettività come la scuola, l’istituzione in conflitto perenne con la crescita e la consapevolezza del giovane; le figure femminili ricoprono ruoli determinanti; il padre, diversamente, quando non è assente, ha rapporti ostili e conflittuali con il figlio.

Gli esempi sono numerosi e creano precedenti importanti per il genere; abbiamo La Disobbedienza e Agostino di Moravia, L’isola di Arturo della Morante, Ernesto di Saba.

L’età giovane diventa standard, la predisposizione all’innamoramento e l’emarginazione, il conflitto con la società, la difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo, sono tutte prove che, superate con altalenante difficoltà, portano il giovane a completare il suo processo di formazione e a riconquistare così un nuovo equilibrio.

Per alcuni scrittori, addirittura, la giovane età, e quindi il processo formativo ad essa connesso, rappresenta un tratto distintivo.

Niccolò Ammaniti, ad esempio, ha scritto diversi romanzi con adolescenti come protagonisti, Io non ho paura, Come Dio comanda, ed Io e te.

È bene non trascurare, a questo punto, che il romanzo di formazione non lascia il lettore puro spettatore del processo di maturazione del protagonista, né, sia detto, giudice morale di questi eventi. Esso subisce un’inevitabile trasformazione e a seguito della vicenda narrata verrà a sua volta educato nel senso più strettamente etimologico cioè – ex duco – condotto fuori, allevato, formato.

D’altronde chi confesserebbe mai di non essere stato educato dal Giovane Holden?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

About Adriano Fischer

Adriano Fischer è docente di diritto e scrittore. Si occupa di narrativa e scrittura creativa. Gestisce il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”. Collabora con numerose case editrici. Ha pubblicato i seguenti libri: “Bella Cohen” per Nulladie Edizioni; “Dissipatio G. M.” per Robin Edizioni; “Assenze” per Delfino Edizioni.

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