INCONTRO CON IL COLLETTIVO TODO

I componenti del Collettivo TODO su ISOLE in Movimento. Anno 2017

TODO è un collettivo siciliano composto da Marco Terranova, Alice Palazzo, Concetto Vecchio ed Emanuele Saluzzo, quattro architetti, artigiani e sognatori con esperienze molteplici nell’ambito della sostenibilità, della bioedilizia e dell’autocostruzione.

Non è facile inquadrare il collettivo entro i tradizionali confini dello studio di progettazione, perché TODO non si occupa soltanto di questo. Il loro è un approccio interdisciplinare che nasce e si sviluppa a partire da realtà professionali e artigiane che operano sul territorio. Si occupano di rigenerazione urbana attraverso processi inclusivi e partecipativi. Su questa scia si inserisce la maggior parte dei progetti del collettivo. Tra questi è rappresentativo l’allestimento per la sede di Trame di Quartiere, all’interno dell’antico quartiere San Berillo, nel centro storico di Catania.

Siamo con Alice alla quale abbiamo rivolto qualche domanda.

EF: Potresti raccontarci l’esperienza di Trame di Quartiere e la natura del vostro contributo?

AP: La collaborazione con Trame di Quartiere ha avuto inizio da un’idea di Emanuele e dalla mia partecipazione attiva alla realizzazione del progetto dell’associazione: la riattivazione di un centro culturale per la città di Catania, partendo dal nucleo storico della città stessa. Da qui è nato un rapporto di fiducia e scambio di idee che ci ha portato alla realizzazione di alcuni dispositivi multifunzionali in occasione del rinnovamento dei locali interni di Palazzo De Gaetani.

Materiale d’elezione è il legno, utilizzato sia per il BankOn, che per il dogato del pavimento, che per gli altri elementi di arredo dello spazio espositivo. BankON, il bancone reception, è dotato di ampio scrittoio e ante richiudibili oltre che di una mensola per i libri e una bacheca in sughero sul muro retrostante. L’illuminazione è stata studiata ad hoc, sia per l’esposizione dei poster degli eventi che per lo studio e l’accoglienza.

Il nuovo BankOn per la sede di Trame di Quartiere, presso Palazzo De Gaetani. Anno 2017

La porta scorrevole nasce dall’esigenza di separare i due ambienti principali della sede (sala convegni/laboratori e spazio mostre) così come la posa in opera del pavimento in dogato di legno ha risposto alla necessità di rendere confortevole la fruizione della sala di rappresentanza, dove si svolgono le tante attività del centro, tra cui il corso di teatro sociale e la scuola di corano.

Il progetto voleva essere inizialmente realizzato secondo la tipica modalità operativa TODO, ovvero il cantiere aperto, coinvolgendo una comunità attiva più ampia, tramite un workshop di progettazione partecipata. Tuttavia, a causa dell’imminente apertura dello spazio, siamo riusciti a coinvolgere solo i membri dell’associazione e qualche volontario del quartiere, con i quali ci siamo confrontati sui temi del recupero, del consumo critico e dell’ecologia.

EF: Come definireste il concetto di rigenerazione?

AP: TODO è un gruppo che si occupa di rigenerazione dello spazio attraverso condivisione e autocostruzione. E’ una pratica che mira a restituire qualità agli spazi di vita quotidiani. In Italia, non essendoci un inquadramento normativo preciso per consentire il coinvolgimento diretto delle comunità locali e della cittadinanza più in generale, si traduce in processi ed azioni per lo più affidati ad associazioni e gruppi informali.


EF: Come riferimento normativo, prendiamo a spunto quanto espresso dalla legge della Regione Puglia, la N.21 del 29 Luglio 2008, che cita testualmente: “La Regione Puglia […] promuove la rigenerazione di parti di città e sistemi urbani […] finalizzata al miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, socio-economiche, ambientali e culturali degli insediamenti umani e mediante strumenti di intervento elaborati con il coinvolgimento degli abitanti e di soggetti pubblici e privati interessati”.
Secondo la succitata legge gli interventi che puntano al miglioramento nell’ambiente urbano dal punto di vista sociale, ambientale, fisico possono già essere considerati come interventi di rigenerazione urbana.
Si può quindi affermare che la rigenerazione, attraverso processi di coinvolgimento dal basso, ed in generale, di tutti i soggetti che operano nel territorio e con esso strettamente connessi, persegue l’obiettivo di avviare una rieducazione dal punto di vista ambientale, sociale, culturale ed infine abitativa, dello spazio pubblico e privato.

EF: Potresti descrivere il progetto ISOLE?

AP: Uno degli interventi più rappresentativi della modalità operativa di TODO è ISOLE. Nato in occasione del SabirFest 2016, il progetto sviluppa il tema del festival “Città Arcipelago” e prevede l’installazione di alcune piattaforme fisse e altre mobili all’interno del cortile Platamone (Palazzo della Cultura di Catania), da vivere/abitare durante i quattro giorni dell’evento. Ogni isola ha la sua identità e modula il tema dell’accoglienza e dei luoghi della lettura.
ISOLE di Bo’, ISOLE in Movimento, ISOLE a Colori, ISOLE al FilFest sono declinazioni del progetto nate portando “a spasso” le ISOLE, attraverso la collaborazione ad eventi e manifestazioni. Esempi di micro-architetture che ben si modellano sulle varie esigenze: all’occorrenza diventano baldacchini nel vento dentro cui rifugiarsi nelle calde ore della canicola estiva, comode e condivise sedute con schienali imbottiti dallo stile retrò, oppure capanne su ruote, piattaforme colorate come punto di ritrovo per bambini (che le dipingono a loro piacimento con l’utilizzo di stampini realizzati in materiali naturali).

ISOLE a colori. Anno 2017

EF: Come si coniuga questa tipologia di interventi con l’idea più generale di rigenerazione urbana?

AP: L’architettura (anche se micro) nasce sempre dalla necessità di soddisfare un’esigenza di miglioramento (che sia quella dell’abitare o del vivere urbano o della condivisione della cultura, del benessere o del gioco); TODO ha creato le ISOLE come modello leggero di rigenerazione.

Siamo partiti dal recupero di uno scarto – le bobine in legno – per poi modellarne la forma finale e la funzione. Le ISOLE permettono al visitatore di vivere in prima persona la possibilità di migliorare la qualità dello spazio che ha intorno, modificando la posizione degli elementi e partecipando al processo di costruzione (i grandi aiutano a montare, i più piccoli possono aiutare a passare gli impregnanti naturali a base di oli vegetali). L’isola è sicura, è un luogo di accoglienza, ristoro e socialità, si può stare scalzi, ci si può sedere, stendere all’ombra, dormire, raccontare, ballare, imparare giocando, ascoltare la musica, odorare le piante.

EF: A supporto di questo modello di rigenerazione, si parla di autocostruzione.
Alcune normative regionali consentono l’autocostruzione ai proprietari di immobili attraverso la forma dell’economia diretta, con l’aiuto di familiari conviventi di primo grado; oppure è permessa ad un certo numero di soci riuniti in cooperativa edilizia (nel caso, ad esempio, della costruzione di edifici plurifamiliari attraverso l’autocostruzione assistita). Non esiste insomma una via di mezzo, una forma di partecipazione a parenti, vicini e sodali, per le rigorose norme di sicurezza dentro i cantieri. Numerosi sono, nonostante i limiti della normativa italiana, gli effetti positivi riscontrabili nell’autocostruzione, dalla sensibilizzazione verso i materiali naturali, al recupero della manualità, alla condivisione ed alla trasmissione dei saperi, alla costruzione degli spazi e della comunità che li abiterà ed animerà.

EF: Cosa intende TODO per autocostruzione?

AP: TODO si definisce un collettivo “a supporto” dei processi di autocostruzione, proprio perché la normativa italiana non è ancora al passo con la definizione di questo tipo di azioni e anche perché sarebbe troppo impegnativo al momento gestire cantieri più grandi di quelli che facciamo. Puntiamo piuttosto a dare forza (non solo fisica, ma anche culturale, estetica, e comunicativa) a piccoli momenti di costruzione partecipata all’interno delle comunità. Per questo il cantiere aperto è la forma di azione che prediligiamo e per questo ci avvaliamo delle nostre esperienze e della nostra rete per collaborare con committenze che sono già ampiamente radicate nel territorio di intervento. Così anche un dispositivo come l’ISOLA, o un elemento multifunzionale creato ad hoc e costruito con la comunità e con i materiali reperiti in loco, diventa un oggetto di cui prendersi cura insieme e che rimane al servizio delle persone che ne hanno bisogno.

EF: Tra le attività che vi hanno visto protagonisti c’è la partecipazione come partner ad un workshop sui sistemi costruttivi in legno con tamponatura in balle di paglia, attraverso la costruzione di un prototipo didattico. L’evento è stato promosso dall’azienda Guglielmino Cooperativa, si è svolto presso la loro sede a Misterbianco (CT) ed  è stato coordinato da  Paolo Robazza di BAG, Beyond Architecture Group, col supporto di Marco Terranova di TODO. Ampia è stata la partecipazione, a riprova che l’argomento appassiona tecnici e non solo.

EF: Potresti raccontarci la vostra esperienza al workshop?

AP: E’ stata innanzitutto una bella occasione di collaborazione con professionisti ed artigiani con una consolidata esperienza di cantieri in bioedilizia. Paolo Robazza ha avviato la sua attività con la realizzazione di EVA, un piccolo villaggio di case in legno e paglia realizzato in autocostruzione con gli abitanti di Pescomaggiore, un borgo distrutto dal terremoto dell’Aquila. Da allora è uno dei riferimenti italiani in tema di legno e paglia. Gli artigiani della Guglielmino hanno invece recuperato le tecniche tradizionali per la realizzazione di intonaci in calce ed in argilla, veri e propri processi alchemici per ottenere superfici e colori dimenticati. I cantieri didattici sono una prova di come il sapere si trasmetta più facilmente attraverso il fare, lo sperimentare in prima persona, il capire anche sbagliando.
TODO ha collaborato alla realizzazione della struttura in legno del modulo didattico, sulla quale i partecipanti hanno messo in opera le tamponature in balle di paglia e l’intonaco in terra. Un workshop di questo livello inevitabilmente si rivolge non solo a studenti curiosi ma anche a professionisti e soprattutto ad altri artigiani che possono portare in cantiere l’esperienza acquisita.
Facendo insieme si chiacchiera, ci si racconta e confronta per cui è stata infine un’occasione per condividere e per stringere nuove amicizie.


EF: Le imprese locali conoscono questo sistema costruttivo?

AP: La realtà siciliana più strutturata in tema di edifici “ecologici”, ad alta efficienza energetica, è quella di Etna-Re Casa, una rete di imprese nata a Linguaglossa (CT) che, a partire dalla decennale esperienza della Segheria Vecchio in tema di costruzioni in legno, è in grado di gestire il processo progettuale e costruttivo di edifici anche molto complessi. Tra cui due case con tamponamenti in balle di paglia di cui una a Belpasso con pareti curve!
Per quanto riguarda la normativa in Italia le balle di paglia sono utilizzabili esclusivamente come tamponamento all’interno di una struttura, solitamente in legno, che viene regolarmente calcolata e depositata al Genio Civile. C’è purtroppo ancora resistenza nei confronti di queste tecniche costruttive e dei materiali naturali, più in generale, che in realtà non sono altro che un recupero ed un aggiornamento di saperi tradizionali e di un sapiente uso delle risorse del territorio.

EF: Avete sviluppato con il tempo una rete di contatti con cui collaborate. Persone con cui condividete valori ed obiettivi. Ci potresti raccontare l’esperienza con i ragazzi di Periferica?

AP: L’incontro con Periferica è avvenuto tre anni fa col coinvolgimento di Marco, prima, come giurato per il concorso “10 metri quadri” e, successivamente, quale direttore tecnico e coordinatore del workshop di design del loro Festival estivo (edizioni 2016 e 2017). Quest’anno i ragazzi di Periferica hanno vinto il bando Culturability per la realizzazione di Evocava, un museo diffuso delle cave. TODO è partner del progetto ed è responsabile della realizzazione in autocostruzione di gran parte degli interventi previsti nonché del coordinamento di alcuni workshop all’interno del prossimo Festival che si svolgerà tra la fine di Luglio e gli inizi di Agosto prossimi.

EF: Ti sentiresti di suggerire un libro per il GDP?

AP: “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono. Una piccola favola in cui grazie alla pazienza e ad un semplice gesto quotidiano di un singolo uomo, un territorio che sembrava ormai compromesso, torna alla vita.


 

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