Ristrutturazione di residenza privata con ampliamento. Piscina chiusa (particolare della finitura in marmo). Anno 2010

Lo studio OnArch è una piccola ma interessante realtà di progettazione architettonica presente sul territorio catanese. La qualità dei progetti proposti mi ha spinto a chieder loro un incontro.

Nella splendida cornice del centro storico catanese, esattamente quella che guarda al suo passato greco-romano, uno di quei posti in cui non si può non essere ispirati, si aprono le porte di quello che, per quanto accogliente, sembra tante cose oltre ad uno studio di architettura. E d’altronde la sua natura multidisciplinare è dichiarata nelle parole stesse dei suoi fondatori. Lo studio nasce a Firenze nel 2011, quando Matteo Malevolti e Paolo Manganaro, colleghi ed amici, decisero di rendere proficuo il loro rapporto convertendolo in lavorativo e “dall’associazione di professionisti nel campo dell’architettura e della creatività […]” attivarono una realtà a metà strada tra l’impresa, il design e l’architettura. Come molte storie di amicizia fortunatamente è sopraggiunta la distanza e grazie a questa i due non hanno mai avuto crisi sentimentali, ma hanno collaborato sempre in totale sinergia con un piede in Toscana ed un piede in Sicilia.

Ed è qui che arriviamo, in Via Teatro Greco a Catania, dove incontriamo gli architetti Paolo Manganaro e Serena Scalia, componenti della “sezione” catanese dello studio Onarch.

Lo studio lavora molto nel campo della ristrutturazione, l’attenzione al dettaglio è maniacale, e l’obiettivo è la costante ricerca di nuove soluzioni tecnologiche, che puntano sia all’economicità che alla sostenibilità. Ne sono prova l’utilizzo di materiali locali, maestranze locali, tecniche e pratiche costruttive “tradizionali” ma con apertura verso quello che la tecnologia ha permesso di facilitare e velocizzare.  

In quest’ottica si introduce il progetto della casa in acciaio, realizzata a Giarre, in provincia di Catania. Caratterizzata da un sistema costruttivo a secco, le connessioni sono di natura meccanica.

Qui si inserisce  a pieno titolo il ruolo del professionista: la fase progettuale diventa molto importante, in quanto tutto viene disegnato e dimensionato prima; in cantiere svaniscono le incertezze e si lascia il posto al montaggio, con rapidità e riduzione delle spese. Il sistema si basa sull’impiego di componenti strutturali ottenuti mediante la piegatura a freddo di lamiere sottili, opportunamente collegati tra loro per la realizzazione di sistemi intelaiati portanti. I vantaggi nell’utilizzo di questa tipologia di elementi sono evidenti: in primis la leggerezza, l’elevata efficienza strutturale, la durabilità, la rapidità di montaggio.

Il sistema in cold-formed è perfettamente integrabile con i prodotti dell’edilizia a secco, consentendo dunque di realizzare involucri altamente prestazionali ed energeticamente efficienti.

Com’è stata l’esperienza di cantiere nella costruzione della casa in acciaio?

Il cantiere della casa in acciaio leggero è stato sicuramente molto interessante e stimolante. C’è da considerare che la casa è stata realizzata con una tecnologia mai usata prima in Sicilia, ovvero il light steel frame, un sistema realizzato tramite acciaio piegato a freddo di bassi spessori e, quindi, basso peso. I vantaggi di questo tipo di sistema, come per molti altri sistemi a secco, sono molteplici: la pulizia, la velocità e ovviamente la leggerezza che aiuta non poco a fronteggiare eventuali eventi sismici. 

C’è anche da considerare che, teoricamente, tutto il sistema è smontabile e quindi riutilizzabile ed in grossa parte riciclabile.

Ritenete ci sia stata la rapidità, che tanto si desidera da un sistema costruttivo del genere, o non è stata rispettata per ragioni dettate da una maestranza ancora non competente?

La velocità nel montaggio della struttura è stata pienamente rispettata, anzi, al contrario, i fattori che possono causare degli sprechi di tempo riguardano proprio il fatto che non siamo abituati, noi tecnici ed i clienti ad un sistema così veloce e preciso, che di conseguenza permette pochi ripensamenti facendo emergere l’importanza di una progettazione attenta svolta a priori.

In fase progettuale avete avuto dei limiti, o il sistema costruttivo ha rappresentato una risorsa?

Il sistema costruttivo non si adatta in effetti a sbalzi eccessivi [1 edil. Struttura architettonica aggettante: pensiline a s., ndr] ma, anche in questo caso, se progettati con attenzione esistono degli escamotage validi per risolvere tranquillamente questi nodi, come ad esempio l’utilizzo di acciaio lavorato a caldo.

Di quali cantieri avete un ricordo positivo?

Di tutti i cantieri nei la quali i clienti sono rimasti soddisfatti c’è un ricordo positivo; se dovessi citarne qualcuno indicherei l’ampliamento della Villa a Valverde, la ristrutturazione in chiave contemporanea di un palazzo storico in Corso Italia a Giarre e l’attico al Parco degli Ulivi a Giarre. Come progetto d’interni, invece, ricordiamo con tanto piacere il Wine Bar Timido Ubriaco a Giarre.

Ristrutturazione in chiave contemporanea dell’edificio sito in Corso Italia, Giarre. Anno 2015

 

Wine Bar Timido Ubriaco, Giarre. Anno 2016

In quale progetto siete riusciti, con l’ausilio di una buona committenza, a sfruttare a pieno le vostre risorse di professionisti?

Proprio in questi ultimi cantieri citati siamo riusciti, grazie all’ausilio di una committenza illuminata, a lavorare nel rispetto della nostra professione; in effetti la committenza ci ha riservato la massima fiducia, ottenendo quindi dei risultati pienamente soddisfacenti.

Si può fare buona progettazione in Sicilia? E se sì, dove avete riscontrato un miglior feedback?

Si può fare una buona progettazione, e lo testimoniano il gran numero di bravi professionisti oramai presenti sul nostro territorio.

Nella stipula di un contratto con la committenza a cosa fate riferimento?

Facciamo riferimento all’esperienza, cerchiamo di essere molto dettagliati, per noi è importante che il cliente capisca cosa c’è dietro un progetto ed in generale al nostro lavoro.

L’Antitrust ha recentemente bocciato l’equo compenso per i professionisti in quanto definito anticoncorrenziale. Il presidente del Cnf (Consiglio nazionale forense) Andrea Mascherin ha definito quella dell’equo compenso una vera battaglia di civiltà per il riconoscimento della dignità e per il rilievo del lavoro autonomo. Ritenete che sia opportuno ritornare ad una condivisa regolamentazione delle retribuzioni per i libero-professionisti, o pensate sia più corretto adeguarsi alle logiche del mercato?

Noi crediamo che, affidarsi esclusivamente al mercato sia sbagliato, o meglio non sia possibile in quanto manca di fatto una vera e propria “educazione” alla parcella professionale. Educazione che dovrebbe riguardare i clienti, ma soprattutto i tecnici.

La tua esperienza professionale si forma tra la Toscana e la Sicilia. Quanto del tuo background toscano è rimasto nella tua attività progettuale?

Quello che mi è rimasto maggiormente credo che sia la cultura della collaborazione e della condivisione. Cosa che trovo più complicata qui.

E in cosa sposa la tua cultura siciliana?

La mia appartenenza siciliana si sposa senza dubbio con la scelta dei materiali, ma credo che questo sia una vera e propria filosofia progettuale, cioè quella di prediligere i materiali e gli elementi caratterizzanti i luoghi nei quali ci si approccia al processo architettonico.

Ristrutturazione di residenza privata con ampliamento. Anno 2010