Il Gruppo di Polifemo

La buona novella di Pirandello

Non ci siamo mai curati delle novelle di Gigi. Io no, mai, non a scuola, in casi rari e remoti so che certe persone hanno trattato l’argomento. Io ad esempio ricordo che la mia insegnante che era un’analfabeta polifunzionale si limitava, non a spiegare, bensì a decantare – esattamente recitare con l’empito di una Duse o di una Fabiana del Grande Fratello, non saprei – un Carducci o un Pascoli. Comunque non era una patita del novecento.

È stato più il cinema a occuparsi delle novelle, i fratelli Taviani, Luigi Zampa, Mario Soldati, Steno, Vittorio De Sica, Michele Placido, Monicelli, senza considerare le innumerevoli ispirazioni che hanno varcato gli oceani, ecco questi sono stati i nostri educatori.

Oggi che ricorre il Pirandelliversario – morì il dieci dicembre del 1937 per una polmonite – vorrei dedicare quest’articolo alle sue novelle, consigliarne qualcuna tra le duecento quarantuno che ha scritto. Il corpus è immane, lungimirante, imponente, sensazionale, e soprattutto carico di quella poetica, del nichilismo, della sua filosofia, che troveremo nei suoi romanzi, nel suo teatro.

Ed è così, ed è per questo che sarebbe utile conoscerle, giacché dall’ottanta per cento di quest’ambizioso lavoro sono nate le sue opere successive, i suoi drammi, e grazie a queste che si è affilato il suo pensiero. Ah, ecco, dramma! Concretamente non possiamo parlare di tragedie o di commedie, no! Se esiste una differenza scolastica fra commedia e tragedia, e qui sintetizzabile, è che le prime finiscono bene, le seconde, no.

In Pirandello si parla di drammi.

Le novelle non hanno una fine, non un’epifania, non svelano nulla, non dettano morale, non suggeriscono niente, semmai invitano a pensare. Pirandello è molto di più. Nelle novelle c’è sì il suo pensiero, ma sotto le varie vesti dei suoi protagonisti c’è la sua autobiografia, i suoi traumi, nel Ritorno, ad esempio, racconta di come da piccolo ha scoperto l’adulterio del padre con una cugina, o meglio una che spacciava come tale. E per lui, legatissimo alla madre, rappresentò una tragedia, nel senso proprio che finì male, determinando un’estrema misoginia. Nella novella la Trappola Fabrizio, un suo alter ego, sostiene, in un lungo monologo, che la vita sia una trappola che conduce inevitabilmente alla morte. Le persone si danno una forma fissa e una consistenza che altro non sono che costruzioni artificiali, maschere che nascondono altre realtà, sempre diverse. Tra queste costruzioni artificiali abbiamo la famiglia, congegno pericoloso attivato dalla donna che, come essere diabolico, è congegnata per intrappolare gli uomini al fine di mettere al mondo altri infelici.

Torniamo più propriamente alla Novella.

Partiamo da un punto importante, il fil rouge che lega l’intera produzione è il Caos, il disordine, l’entropia e questo secondo una dinamica indeterministica che ha influenzato autori di tutte le discipline tra la fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri. Questo porta Gigi a non offrire alcuna chiave di lettura, nessun appiglio. Le novelle non hanno un ordine cronologico, o a tema, o concetto: la sistemazione, infatti, è libera e caotica intenzionalmente. Sfugge così all’unità del significato, ne rivela a più riprese la vanità e l’irrealizzabilità.

Pirandello riprende la tradizione novellistica di Boccaccio ma la svuota di significato. Nel Decamerone, il cui titolo già suggerisce un progetto, Dieci giorni, la disposizione delle novelle è ordinata, esiste una collocazione temporale, – la Firenze durante la peste – Boccaccio orienta la sua tematica narrativa verso un fine.

Nelle Novelle per un anno, la dimensione temporale, che suggerisce il titolo, non riesce a farsi storia il susseguirsi caotico di fatti, parole e idee resta fine a se stesso. La novella è stata il genere letterario per antonomasia di Gigi, il primo approccio con la scrittura, ma è stata altresì la sua rinascita. Quando, infatti, la zolfara di cui il padre era proprietario e dalla quale lui riceveva una rendita fu allagata, le sue condizioni economiche calarono vertiginosamente a picco. Cominciò allora a scrivere novelle con una furia creativa senza eguali, che spedì in un secondo momento alle più disparate testate giornalistiche, quali il Corriere della Sera, quando, un tempo, gli inserti dei giornali raccoglievano lavori di questa fattura. Questo gli procurò molti benefici economici.

Di là del valore strettamente commerciale le novelle, alle quali Gigi si dedicò per oltre un quarantennio e fino all’ultimo giorno di vita, offrono la rappresentazione della figura di ognuno di noi entro il proprio mondo. Un piccolo fatto di cronaca, un amore finito o mai cominciato, un lutto, una cattiva abitudine, tutto esplode nell’apparenza del semplice fatto che è, in realtà, la maschera dell’assurdo che l’autore vuole veicolare.

Nella mia selezione squisitamente personale fra le novelle di Pirandello, qui elencate, e senza spoiler, alcune fra le intriganti, più assurde, più grottesche,

  1. I nostri ricordi.
  2. La patente.
  3. La trappola.
  4. La carriola.
  5. Il vitalizio
  6. La cattura.
  7. Il signor Ponza e la signora Frola.
  8. Certi obblighi.
  9. La verità
  10. Il lume dell’altra casa.
  11. Pensionati della memoria.
  12. La viva e la morta.

 

 

Leggete, leggete, leggete.

 

 

 

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