La casa che respira

Toti Domina (agronomo) e Tiziana Cicero (antropologa), sono i protagonisti del primo esempio di costruzione di una ‘Casa di Paglia’ in Sicilia, ai piedi dell’Etna, a 900 m s.l.m., in un piccolo angolo di paradiso, circondato ovunque dalla ‘felce rossa’, pianta dalla quale prende il nome la casa stessa.

Il Gruppo di Polifemo, nelle persone di ElianaRachele, li ha voluti intervistare. Ci accolgono Toti, Tiziana e il piccolo Lele, con una calda e profumata tisana alle erbe.

Qual è stata l’esigenza di costruire una casa in paglia e come mai vi siete spostati dalla città?

Tiziana: A entrambi piace la campagna, questa è sicuramente stata la fortuna e poi avendo dei bambini mancavano spazi verdi. Vivevamo in via del Rotolo, una zona bellissima della città con un clima meraviglioso, sempre ventilata ma sporchissima. I bambini non erano liberi di giocare senza sentirsi sbagliati.  Inizialmente, ci siamo entusiasmati all’idea del co-villaggio, ovvero le esperienze di comunità in famiglia. Avevamo visitato una di queste realtà in Piemonte, dove tante persone vivevano vicine, i bambini erano guardati da tutti, ognuno con la propria abitazione. Condividevano tutto. Una cosa del genere in Sicilia non sarebbe stata possibile. Abbiamo deciso, allora, di far tutto da soli. Cercare un terreno dove poter andare a vivere. Era il 2006.

Toti: Un’altra condizione che ci ha spinto a muoverci verso la campagna, è stata la totale assenza della politica. Nel complesso, nessuno è riuscito ad assicurare degli spazi che potevano interessare la comunità. Ricordo come nel 2000, l’anno della mia candidatura a sindaco di Catania, i primi a proporre un progetto di compostaggio atto a preservare l’ambiente, siano stati il sottoscritto e Piero Mancuso. Nessuno riusciva a intercettare l’urgenza e la necessità di quei problemi.

E quindi siete partiti dalla conoscenza di un sistema strutturale che era la casa di paglia…

Tiziana: L’ispirazione, a dire il vero, è provenuta da un libro che trattava di autocostruzioni in balle di paglia, da lì abbiamo cominciato a indagare.

Toti: Facendo progetti di eco – sostenibilità con i bambini ci è venuto naturale arrivare a progettare una casa di paglia. Anche se, inizialmente, eravamo più orientati verso la costruzione di una casa di legno.

Questa casa è su due piani…

Tiziana: Sì, lo strutturale è in legno. Per la legge non è consentito costruire il sistema strutturale portante in balle di paglia. Diversamente da quanto succede all’estero.

Dove si va a reperire il materiale? Nell’ottica del km 0 come vi siete comportati con il legno?

Tiziana: Una casa del genere sarebbe potuta costare un terzo. Ad esempio, si sarebbero potuti assumere operai che provenivano dalla Bulgaria ma non sarebbe stata una scelta etica. Le ditte che sono entrate in Felcerossa erano assolutamente in regola.

Toti: La paglia l’abbiamo presa da un signore che fa il grano a Castel di Judica, mentre il legno non poteva che venire da fuori in quanto il castagno non è certificato.

Ci vuole anche manovalanza specializzata?

Tiziana: Non ci vuole una specializzazione per le case in balle di paglia perché la parte strutturale è in legno. Generalmente, si frequenta un corso per la posa delle balle. Così, abbiamo fatto pure noi. Siamo stati coordinati da una donna che era stata la docente di Toti di permacultura, nel periodo di costruzione della casa. Lei è quella che ci ha fatto anche la stufa, la rocketstove e fa parte dell’Accademia di Permacultura e quindi ci ha anche indicato come tagliarla, segarla finché non siamo andati avanti da soli. Abbiamo impiegato in tutto un paio di settimane per il piano di sotto, qualche settimana in più per quello di sopra. Il tetto spiovente ha portato maggiori difficoltà nel taglio delle balle. Tempi ancora più lunghi, invece, sono stati necessari per l’intonacatura esterna. Qui entrava in gioco il clima. Gli esterni si fanno con la calce, detta idraulica, un tipo di calce romana di cava che si usa in edilizia. Per lavorarla, infatti, non dev’esservi né troppo freddo, né troppo caldo. Abbiamo tenuto la casa, quindi, “impacchettata” fino alla primavera.

Toti: Un operaio dell’est lavora il legno benissimo e chiede 40 €/ 50 € al giorno. Diversamente qui chiedono 150 €.

Al netto dei problemi, a vostro avviso, in quanto tempo potrebbe esser costruita una casa di paglia?

Tiziana: I tempi si sarebbero potuti dimezzare se si fosse deciso di fare le pareti interne  con dei mattoncini o tramezzature in gesso fibra (per mantenersi sulla bioedilizia n.d.r.). Noi abbiamo sbagliato applicando tutta quell’argilla.

Toti: Credo un anno sia sufficiente. I problemi sono più di natura tecnica piuttosto che    dovuti da fattore umano. L’argilla comporta lunghi tempi d’attesa prima che si asciughi.

Avete risparmiato rispetto ad un edificio in muratura o cemento armato?

Toti: il costo è quasi uguale a quello di un normale edificio in c.a. Il vantaggio sta nei costi energetici che sono totalmente differenti. Una casa come questa a 500/600 m (s.l.m.), così com’è costruita, esposta a sud, non ha bisogno di essere riscaldata. In questi giorni in cui la temperatura è scesa notevolmente, non abbiamo acceso i riscaldamenti. Soltanto una volta la stufa. La balla di paglia e i 4,5 cm di calce e intonaco per lato (interno esterno) bastano completamente a coibentare l’ambiente.

Qual è il procedimento per la messa in opera della balla di paglia?

Tiziana: Le balle di paglia si fanno a giugno. La balla può anche bagnarsi. Se, per esempio, dovesse essere bagnata dalla pioggia, non è perduta; piuttosto basta evitare di chiuderla immediatamente, e quindi di intonacare, in modo da garantire il tempo per asciugarsi. La cosa importante è che non si bagni il cuore, ma anche in quel caso, l’importante è evitare di usarla subito.
In fondo, lo stesso cocciopesto che la ricopre non è totalmente impermeabile; è capace di assorbire acqua fino a quando la balla non si bagna, in ogni caso non arriverà ad entrare per 45 cm e nel frattempo, dall’interno, l’ambiente riscaldato produce l’effetto contrario, respingendo l’umidità. Più pressata è la paglia, migliori sono le sue capacità di resistere agli agenti atmosferici, quali, in primis la pioggia.

Toti: L’idea principe è che il tamponamento di paglia deve respirare; ciò che impedisce questo processo, nelle case comunemente costruite a Catania, è proprio il cemento. Invece nelle case di paglia c’è proprio un movimento di aria e rilascio di umidità, tale da farle assimilare a delle strutture che respirano.

L’umidità è il vantaggio delle case in paglia in quanto i muri sono auto traspiranti e quindi permettono lo scambio tra aria interna ed esterna, regolando l’umidità interna in maniera ottimale e garantendo un livello igrotermico degli ambienti interni di qualità molto elevata. Infatti, una casa di paglia, rispetto a una tradizionale, “respira” mediante le pareti […]”

Sono state costruite altre Case di Paglia?

Toti: Sì, un paio. Adesso esiste una ditta che utilizza delle ‘balle’ più piccole, ha una gestione d’impresa con tanto di architetti e operai. Noi eravamo sei persone sprovvedute che hanno fatto una meravigliosa esperienza. Io ho imparato ad impastare l’argilla e adesso, dopo tutte le volte che l’ho impastata, riesco a capire se l’impasto è buono o no in relazione a quanta argilla mi resta attaccata alla mano.

Un’ultima domanda. Le balle di paglia si comprano in previsione del numero necessario oppure si comprano a peso?

Tiziana: Conviene comprarle tutte in una volta chiedendo che vengano raccolte la mattina presto in modo tale la fibra si conservi umida e la paglia non si spezzi quando la macchina la cominci a compattarla. Complessivamente noi abbiamo utilizzato 500/550 balle di paglia.

Toti: Si comprano a numero. E’ necessario prenderne in più, perché una parte va poi triturata per la malta con funzione di legante.

 

About Rachele Tosto

Rachele Tosto Geometra, Architetto, Fotografa, Grafica, Artigiana del riciclo; nasce a Catania il 23-11-1981, trascorre i primi 13 anni della sua vita a Varese. Frequenta il geometra di Acireale, appassionandosi di edilizia e architettura e iscrivendosi successivamente alla facoltà di Catania con sede a Siracusa; laureatasi in Architettura a Siracusa con votazione di 110/110, si avvicina al mondo del volontariato nel 2009, iniziando con attività di doposcuola presso il Centro Iqbal Masih al viale moncada 5, a Librino, quartiere periferico di Catania; intraprende un lungo percorso che la vede protagonista di eventi, laboratori didattici e di riuso coi più piccoli; si prende cura della grafica di locandine, flyer e loghi promozionali per le attività dell’Iqbal Masih e del Campo San Teodoro e si avvicina alla fotografia, creando reportage fotografici, inerenti il rubgy, l’architettura e l’arte in generale; ad oggi, collabora con una ludoteca, con servizi di post scuola, doposcuola e laboratori manuali di riciclo creativo; cura inoltre una linea di manifattura artigianale di oggetti di design ricavati con il riutilizzo di camere d’aria e cinture di sicurezza.

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