La Dora dei miei sogni di Massimo Torre

L’onirico percorso tortuoso che Massimo Torre costruisce tra carta e momenti lirici, è un romanzo di impronta distopica che ondeggia tra realtà e illusione. Si chiama La Dora dei miei sogni edito da Giulio Perrone Editore, dunque un nome preso in prestito da Freud, degno maestro di menti perverse in costante affanno interpretativo, e un palese riferimento allo psicanalista che continua ad avvolgere autori e lettori in nevrosi esistenziali.

Dora è una fittizia presenza che tuttavia esiste e persiste finché morte non la separi dalla voce narrante che si chiama Mauro, un uomo avvolto tra pensieri scomposti, azioni sconnesse e profonde paure che si rifugia nella più assurda fantasia riabilitativa.

Il protagonista ci confessa che resiste all’urto con la realtà, da cui si distacca per vivere nell’illusione del sogno che lo confina allo straniamento e all’inquietudine. La messa in discussione di sé è il leitmotiv e la condizione pirandelliana su cui dipana la trama è lo scheletro di questo articolato lavoro.

A questo punto spero sia chiaro per tutti voi che Dora è, letteralmente, la donna dei miei sogni, e che abita esclusivamente lì, nei miei sogni, ma è più vera di me stesso.

Mauro Sardonico è un agente assicurativo di successo, soprattutto è l’ inventore della polizza Vitanaturaldurante, insolito progetto che porta avanti insieme alla sua ordinaria vita articolata in modo stazionario e uniforme, fino a che una serie di omicidi né sconvolge l’assetto; uno dopo l’altro i suoi clienti sono vittime seriali di uno spietato assassino, tutti ritrovati col cranio rasato e un aforisma di Zurau scritto sulla fronte, particolare che lo mette, a poco a poco, sempre più nei guai. Qualcuno probabilmente vorrebbe incastrarlo e Mauro conduce le sue indagini con opprimenti “perché” che lo ossessionano e sbattono bruscamente da una sponda all’altra della sua area di confort in cui continua a padroneggiare la fluttuante Dora, sempre splendida e inafferrabile, ideata come tranquillante e rifugio per abbandonare ogni alterazione sismica.

Sono sei mesi che ci frequentiamo quotidianamente. Io le racconto tutto di me. Non ho segreti per la mia Dora, che è una persona molto attenta. Riesce a vedere le cose con una nitidezza tale che assumono sempre contorni precisi.

Le cose che appaiono più indecifrabili, lei le interpreta con una facilità disarmante. I suoi consigli mi sono preziosi. Io ormai li applico costantemente, avendo verificato sul campo la loro validità assoluta.
Tutto sembra gelosamente ovattato e Sardonico non deve mai perdere la calma ne’ l’occasione di ipotizzare verità.

La conca del romanzo è il nido domestico talmente vuoto da risentire dell’eco delle illusioni fanciullesche in cui si privilegia il riparo e la comprensione per qualcosa di non meglio definito, il luogo felice che possa saziare ogni più recondito desiderio. Dora è l’occasione di cui parlava Montale oppure è l’amore per la donna nella sua irresistibile pienezza, secondo me è un valido tentativo di salvezza di sé da sé stesso, un espediente assurdo per affidare ad una terza via quel conflitto interno che sembra tanto caro agli studi attuali.

E’ anche ammissibile pensare a Dora come possibilità di superare le paure amiche e nemiche che alimentano i limiti e le personali precarie certezze; Dora sarebbe pure la meta di una consapevolezza di fuga dal mondo e riparo nel personale e confinato spazio vitale che definiamo assemblando mattoni impilati con lo sputo, quindi franabili.
Solo nelle pagine finali, Mauro si arma di coraggio per affrontare la sua realtà-sogno e torna ad aprire la finestra della sua giovinezza.

L’assassino lancia un messaggio disperante, secondo il quale non c’è niente da salvare nella realtà, contro cui Sardonico riesce a battersi con l’ovvio contributo della Dora risolutiva. Mauro è rimasto solo in carcere, solo perché Dora decide di non manifestarsi più nei suoi sogni, finché lui non si deciderà ad affrontare e scovare il suo nemico senza demandare ad altri il compito, sembrerebbe l’ unico modo per mettere al sicuro la loro presunta e impalpabile armonia. Quanto saranno veri i sentimenti di questa relazione sinistramente biunivoca?

Potrei ideare un rigurgito retorico della serie: a cosa serve amare un sogno se non per dar forza alla propria incapacità di autogestione morale?! E domande simili concatenate ma la trama vuole che si analizzi la maturazione del protagonista che dapprima si nasconde dietro il mondo arido dei numeri, del profitto e del mero interesse, per scomparire infine nel relativismo di un treno che corre indisturbato trasportando illusoria felicità.

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