La festa della Grande Madre

articolo di Ombretta Costanzo

La festa della mamma fu festeggiata per la prima volta nel 1957 da don Otello Migliosi, un sacerdote del borgo di Tordibetto ad Assisi.
Festeggio la festa della mamma per la prima volta oggi 9/5/2021 e forse avrei sempre dovuto considerarla. Diletta, mia figlia, è colei su cui oggi ripongo un concetto di appartenenza viscerale, precedentemente idealizzata e fatta planare in modo effimero. Io appartengo a lei tanto quanto lei appartiene a me e a sè stessa in modo creativo e connettivo. Abito in lei che sa prendersi cura di me.
La sua nascita ha sancito una specie di risveglio energetico ; un anziano vicino di casa pronunciò delle semplici parole che mi fecero molto bene nel momento di massimo disorientamento cosmico :
«quando nasce un figlio nasce una madre».

Nonostante fossi già nata ho avvertito un’ intima, graduale e tormentata rinascita.
La genesi coincide con il caos che traccia un’alba e disegna l’evoluzione. Per dare un significato forte alla giornata dedicata alle madri è utile sapere che questa figura imperante derivi dall’energia della terra propagata dall’antichissimo culto della Grande Madre, divinità femminile primordiale, presente in quasi tutte le mitologie che rappresentante la terra, la generatività e il femminile come mediatore tra l’umano e il divino .


Seppure il culto della Grande Madre risalga ad un periodo storico antichissimo (dal 30. 000 al 1000 a.C.), la fase più fiorente si situa nel Neolitico da l 7000 al 3000 a.C. e la sua spiritualità si rivolge verso l’aspetto femminile e materno di Dio.
Questo assioma primordiale ha investito le varie civiltà scardinando rivisitazioni in base al patrimonio culturale.
L’immagine che noi occidentali abbiamo introiettato della figura materna riflette sicuramente il mito greco : secondo Esiodo in principio c’era il Caos e dal Caos nacque Gea , la dea della terra, riferibile dunque alla Grande Madre, che diede alla luce DA SOLA (anche lei) Urano, re del Cielo, entrambi protagonisti di uno dei tanti incesti della storia mitologica greca, poiché insieme procrearono i dodici Titani, primogeniti ed antenati di tutti gli dei dell’Olimpo.
Senonché Urano, prima figura paterna che compare nella mitologia greca, odiava i figli procreati con Gea e perciò li seppelliva nel corpo di lei, vittima del sesso maschile ad eccezione di Crono che tagliò i genitali del padre e li scagliò nel mare. Gli incesti si ripropongono quando, dall’unione con la sorella Rea, dunque madre di tutti gli dei, nacquero Estia, Demetra, Era, Ade, Poseidone e Zeus.

I maschi si spartirono l’universo mentre le tre sorelle Estia Demetra ed Era non avevano nessun diritto di proprietà, come indicava la natura patriarcale della religione greca tuttavia godevano di altre facoltà .
Tutto questo preambolo per presentare Demetra, interprete nell’Olimpo greco dell’archetipo materno che orienta ogni donna ad essere nutrice generosa e disinteressata, cercando la propria soddisfazione nel curare ed accudire gli altri. Da lei apprendiamo quindi quanti significati possa avere “nutrice” che troverà molto più tardi espressione professionale in attività sociali come l’educazione, l’insegnamento, la cura dei malati, dei deboli, in attività consultive, e in qualsiasi rapporto protettivo preveda la natura . Ecco perché la maternità oltre che da intendersi nei suoi connotati biologici, ha ragione di esser definita tale in un’infinità di altre incarnazioni. ​

Jung scrive : «La magica autorità del femminile, la saggezza e l’elevatezza spirituale che trascende i limiti dell’intelletto; ciò che è benevolo, protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondità, la nutrizione; i luoghi della magica trasformazione, della rinascita; l’istinto o l’impulso soccorrevole; ciò che è segreto, occulto, tenebroso; l’abisso, il mondo dei morti; ciò che divora, seduce, intossica; ciò che genera angoscia, l’ineluttabile».

Il potere della donna, in senso cosmico, è sempre stato inteso non come dominio, ma come capacità di illuminare e trasformare la coscienza umana.
Dalla concezione greca a tutte le successive epoche diverse , il denominatore comune riconduce dunque al rispetto verso la Madre Terra come simbolo della Grande Madre che governa tutto il mondo:
in Africa la Grande Madre viene chiamata Nana e Iside; in America la Dea dall’abito di
serpente;presso i Navajos e gli Apache la Estsanatlehi era la Madre di tutti gli esseri viventi che all’alba del mondo, quando si unì al sole, partorì due gemelli che sconfissero i mostri che popolavano il suolo terreste. In Asia, in area mesopotamica e in area anatolica viene adorata come Ninhursag , Cibele e Anahita, in Cina è chiamata Qan – Yin, in India Durga.

Più tardi nell’epoca medievale tutto ciò sarà simboleggiato nel vaso femminile: il calice del Sacro Graal; un potere, quindi, non terreno ma spirituale che si estrinseca non solo nella conoscenza e nella saggezza, ma soprattutto nella verità, nell’amore, nella giustizia.
Queste qualità verranno in seguito attribuite dalla religione cattolica alla Vergine Maria così la dispensatrice della nascita e la Madre Terra si fusero in una unica icona : quella della Madonna.
Piano piano la spiritualità antica della Grande Madre gradualmente si attenuò fino a scomparire come risultato delle scontro tra culture diverse e del successivo affermarsi delle religioni patriarcali.

Tra archetipi e stereotipi, le madri hanno attraversato nei secoli percorsi di autodefinizione e autoaffermazione tutt’altro che semplici e tuttora sono in bilico s u un ben più complesso dilemma: come essere dispensatrici di cura come Demetra, amare e sentirsi realizzate nella dimensione di madri senza che questa carica sovrasti il resto e annienti il desiderio di un progetto di vita che sia distinto da quello dei propri figli. L’a vvitamento penetrante nonché la confusione tra senso del dovere e senso del piacere determina una fusione sconcertante di emozioni speculari: essere capaci di generare oltre che corpi anche pensieri che sfidino gli equilibrismi più arditi e che inevitabilmente alterano lo stato psico fisico di una donna.

Questo giorno ricorda di onorare le madri e tutte le estensioni semantiche , non solo per la generatività di cui sono artefici ma anche e soprattutto per la facoltà primordiale di originaresentimenti panici di cui sono espressione.

Informazioni su Ombretta Costanzo

Ombretta Costanzo si occupa di marketing operativo, ha una formazione universitaria umanistica con una laurea in Scienze della Comunicazione indirizzo editing. Gestisce da otto anni l' ufficio stampa di un centro commerciale impegnandosi nella stesura e veicolazione di comunicati stampa in testate giornalistiche locali, nonché redazione di articoli ed elaborazione di redazionali. Collabora con il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”.
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