La figlia femmina di Anna Giurickovic Dato

Devo ammettere che quello che mi ha convinto a intraprendere la lettura del romanzo è stata l’immagine sulla copertina, ovvero il quadro di Balthus dal titolo Ragazza con gatto. E a me Balthus piace un botto. Quell’inclinazione, lontana dal perverso e dal pornografico, di provocare, di suscitare del disagio/scandalo attraverso la rappresentazione della sessualità infantile che spesso ha quasi dello sfacciato come nella Lezione di chitarra. L’immagine, era vero, poteva suggerire il contenuto, ma non vi badai minimamente.

Adesso, lungi dal voler giudicare il libro dalla copertina, devo dire che è stata una fortuna che questa sia diventata un espediente per leggere il romanzo. La figlia femmina, Fazi editore, romanzo di esordio di Anna Giurickovic Dato, potrebbe essere definita, a buon conto, una serendipità letteraria.

Iniziamo con l’ambientazione. Il romanzo alterna le sue vicissitudini tra Rabat, Marocco, e Roma, sì, Italia, tempi diversi, un prima e un dopo in un gioco di rimandi continui e costanti.

È nella capitale marocchina che Maria, novenne, subisce ripetuti abusi da parte del padre, Giorgio. La madre, Silvia, non capisce o nega, e questo nonostante gli inviti dell’insegnante a farla vedere da qualche specialista. È irritabile, è muta, è scontrosa, tocca e gioca con le parti intime dei compagni.

Una situazione che si conserverà inalterata fino a quando Silvia, la madre, non troverà un giorno il corpo del marito per terra, in una pozza di sangue.

Suicidio, è la tesi che convince tutti.

La verità, invece, è stipata e palpita dentro Maria e i segreti, com’è noto, sono respiri trattenuti. Silvia ricomincia da capo a Roma.

Ha un nuovo compagno, fa il pittore, si chiama Antonio. Maria, qui, cambia radicalmente. In brevissimo tempo diventa la cicala di Lefebvre di questa nuova presenza; si rivela seduttiva, smaliziata, si atteggia da adulta quando in realtà è una tredicenne impudente che riesce a piegare alla propria volontà un uomo che potrebbe esserle padre. Antonio ne rimane totalmente rapito ma quel gioco, perverso e conturbante, finirà per mano di Silvia che si riguadagnerà la fiducia della figlia.

Non cederò alla tentazione di portare a confronto il romanzo in questione con il Lolita di Nabokov, le atmosfere pruriginose sono piacevolmente sovrapponibili. Alla giovane scrittrice, giovane ed esordiente, va senza dubbio il merito di aver affrontato un tema difficile, ostile e l’ha fatto con il tatto di chi sa raccontare le storie senza abusare della pazienza del lettore.

Anna Giurickovic Dato: Catania, 1989, vive a Roma. Nel 2012 un suo racconto si è aggiudicato il primo posto al concorso Io, Massenzio in seno al Festival Internazionale delle Letterature di Roma. Nel 2013 è stata finalista al Premio Chiara Giovani. La figlia femmina è il suo primo romanzo.

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