Il Gruppo di Polifemo

LA VITA INAUTENTICA

articolo di Emma Montalto

L’uomo è e sarà sempre determinato dagli interessi materiali, chi vuole migliorarsi e si allontana dalla famiglia si perde per sempre.
Giovanni Verga, consapevole che certi valori appartengano al passato, fa prevalere, alla fine del suo romanzo più famoso, il suo materialismo pessimistico: il giovane ‘Ntoni è un escluso, simbolo di quel mare “ che non ha paese nemmeno lui ”, non gli resta dunque che accettare la legge della realtà e abbandonare il paese-nido.
-Te ne vai?
-Sì, – rispose ‘Ntoni.
-E dove vai?- chiese Alessi.
-Non lo so. Venni per vedervi. Ma dacché son qui la minestra mi è andata tutta in veleno.
Per altro qui non posso starci, ché tutti mi conoscono, e perciò son venuto di sera. Andrò lontano, dove troverò da buscarmi il pane, e nessuno saprà chi sono.(…)
(…) Alessi non rispose nemmeno: allora ‘Ntoni che era sotto il nespolo, colla sporta in mano, fece per sedersi, poiché le gambe gli tremavano, ma si rizzò di botto, balbettando:
(…)Addio addio! Lo vedete che devo andarmene?(…)
(…)Addio – ripeté ‘Ntoni. – Vedi che avevo ragione d’andarmene! Qui non posso starci. Addio, perdonatemi tutti.(…)
Cosi stette un gran pezzo pensando a tante cose, guardando il paese nero, ascoltando il mare che gli brontolava lì sotto (…) Allora tornò a chinare il capo sul petto, e a pensare a tutta la sua storia. (…)Tornò a guardare il mare, che s’era fatto amaranto tutto seminato di barche che avevano cominciato la loro giornata anche loro, riprese la sua sporta, e disse: – Ora è tempo d’andarmene, perché tra poco comincerà a passare gente.
Ma il primo di tutti a cominciare la sua giornata è stato Rocco Spatu.

La frase finale è emblematica e soggetta a molteplici interpretazioni critiche, convergenti nell’unanime riconoscimento di una contrapposizione tra la realtà atemporale dei pescatori di AciTrezza e i personaggi ammaliati dalla brama del progresso e la frenesia del cambiamento. Verga ha volutamente evitato un epilogo patetico concentrato sulla tristezza di Ntoni, ma ha puntato il riflettore su un personaggio del tutto secondario come Rocco Spatu, probabilmente per dare
l’impressione di quella statica quotidianità intesa come rifugio sicuro, scansata con amaro sapore da ‘Ntoni che sceglie di insinuarsi in un circuito di ignote prospettive, preludio di sconfitta che non risparmia nessuno.

Nell’addio di N’toni si intravede la sorte stessa dell’artista moderno, consapevole di dover rinunciare ai valori della natura e della famiglia in nome di una modernità imbevuta di estraneità.
In una società come la nostra, in cui il progresso scientifico e tecnologico ha comportato grandi miglioramenti, la lettura di Verga dovrebbe fare riflettere: il progresso dovrebbe consentire una riappropriazione maggiore del proprio tempo per ristabilire rassicuranti contatti e rapporti umani e non produrre “barbarie”.​
Sofocle nell’ Antigone afferma la positività del progresso ma sostiene anche che esso debba essere rispettoso dei valori etici e comportamentali.
Antigone è un’ esclusa, incolpevole frutto dell’incesto tra Edipo e Giocasta, è costretta a lasciare Tebe e a vagare in compagnia del padre e ad assistere allo strazio del suo corpo da parte delle Eumenidi. Ritorna Antigone a Tebe e qui, sola contro il potere del re Creonte, fiera detentrice di moralità e simbolo di quell’ etica tanto cara a Sofocle, dando voce alla propria coscienza e alla legge morale, seppellisce il fratello Polinice. Per aver infranto le leggi della città, murata via, morirà.

“ O rocca paterna del suolo tebano, e voi, Numi antenati, mi traggono via: non v’è indugio. Vedete, o signori di Tebe, che debbo soffrir, da quali uomini, perché pïetosa volli essere, io, sola superstite del sangue dei re”.
La comunità tebana, tacciando di superbia e disubbidienza Antigone, ne fa un’esclusa.
” Non sono nata per condividere odio ma amore”
Antigone per amore ha seguito il padre pur nella consapevolezza di essere figlia di una colpa, per amore ha seppellito il fratello, traditore della patria. Nella tragedia sofoclea ha la famiglia, per la sua eroina, una potenza imprescindibile, un valore assoluto. In suo nome Antigone è pronta al sacrificio.

E noi?
L’ uomo riuscirà un giorno a bilanciare progresso, relazioni, cultura ed etica?
Forse ci si potrebbe riuscire se si prestasse attenzione e si riflettesse maggiormente sul pensiero dei tanti poeti che, nel tentativo di risollevare l’ umanità dalle “magnifiche sorti e progressive”, ci invitano alla solidarietà sociale e ad un contatto reale ed autentico con il mondo, sempre più
difficile nell’era della comunicazione virtuale.

“ andiamoci incoraggiando e dando mano e soccorso scambievolmente……… e quando la morte verrà……..gli amici e i compagni ci conforteranno ”. ( G. Leopardi, Dialogo di Plotino e Porfirio)

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