Il Gruppo di Polifemo

L’ alchimia della sala cinematografica

La gente di ogni ceto sociale si accalca nell’atrio del cinema e attende il turno dello spettacolo serale. Si aprono le porte dell’unica sala del cinematografo e bambini, donne, uomini, anziani, mignotte, papponi, intellettualoidi, sognatrici e disturbatori entrano per celebrare il rito collettivo della condivisione. Si spengono le luci e inizia lo spettacolo nello spettacolo.

Il cinema “era come una parrocchia” diceva Marco Ferreri a proposito del suo ultimo film testamento sui cento anni del cinema “Nitrato D’Argento”. E come una parrocchia aveva le sue regole, i suoi riti e rituali, gli incontri desiderati e quelli dai quali nascondersi. Aveva le sue sale d’essai, le arene estive, i cineclub e le sale di paese. Una sorta di tempio laico con lo schermo al posto dell’altare e con gli spettatori al posto dei fedeli, ordinatamente disposti per consumare il rito della transustanziazione del mondo in immagini.

Il nitrato d’argento è un composto chimico che sta alla base del processo di fotosintesi della pellicola, scoperto accidentalmente durante un esperimento dal chimico tedesco Johann Heinrich Schulze, nel 1727.

Ferreri parte da questo titolo per raccontare un periodo alchemico del cinema che ormai sembra finito per sempre. Non è sbagliato supporre che quello scomodo anarchico di Marco Ferreri che, con i suoi film mortificava il maschio occidentale, fosse veramente proiettato nel futuro. Un alieno e alienato che aveva profetizzato la morte della sala. Basta leggere questo suo ultimo testamento per vedere cosa è diventato oggi il cinema; un luogo virtuale che scegli tu dove vedere, fatto di canali tematici e di visioni individuali. Il cinema non è più una sala, ma cento sale di un multisala. Si è frammentato è diventato seriale, intrattenimento per una singola fruizione. Il cinema è morto ripete Ferreri.

Oggi di quella sala che vediamo nel film rimane poco. Tanto per citare un altro nostro film sul cinema: la sala viene demolita e lascia spazio ai ricordi. Ma forse tra quei ricordi è proprio quello dell’alchimia, come evoca l’ultimo film di Ferreri, che dovrebbe essere riesumato per interpretare anche il nostro tempo.

Termina lo spettacolo. Ritorna la luce in sala e il pubblico, che nel buio appariva come entità indefinita, adesso si può riconoscere nei volti provati dalla visione della pellicola. É arrivato il momento di ritornare a fare i conti con la realtà. La sala si svuota lentamente; c’è chi si alzato prima della fine del film, chi ne ha approfittato per recuperare un po’ di sonno, chi rimane incollato alla poltrona fino all’ultimo titolo di coda. Fioccano i commenti. Molti di questi a voce alta per farli intendere anche al più sordo. Forse nel pubblico qualcosa è cambiato anche se per poco. La magia condivisa del cinema.

 

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