Le arcudare volanti

 

articolo di Ombretta Costanzo

Non sono mai stata ad Alicudi nonostante mi abbia da sempre incuriosito in quanto isola, in quanto sud e in quanto minuscola a tal punto da passare inosservata.
Durante le mie solite ricerche improvvise senza nessuna causa scatenante ma probabilmente stimolate dal desiderio di cercare argomenti leggeri, ho letto un po’ di notizie su questo atollo che, a causa della sua estrema perifericità, è uno scrigno in cui resistono intatte credenze antiche e storie affascinanti.

Ho scoperto che nei primi anni del Novecento uno strano fenomeno colpì gli isolani di Alicudi. L’autore di un racconto carino che ho trovato navigando, descrive questa isoletta rotonda tipo quelle dei fumetti, come una terra di “via vai” continui fin dalla preistoria; si trovano resti di insediamenti risalenti all’età del bronzo, oltre le varie dominazioni e persino i pirati la presero di mira tra incursioni e assalti, sciacallavano e depredavano tutto, eliminavano ogni traccia di cibo e di qualsiasi materia prima tanto che Alicudi a causa di queste violente razzie subì uno spopolamento.

Il ripopolamento avvenne gradualmente solo dopo il 1600 fino ad arrivare al 1902 in cui si contavano poco più di 1500 abitanti. Oggi 150. E risale proprio ai primi mesi del 1902, il periodo in cui la gente cominciò ad avere strane visioni.

C’è stato un tempo su un’isoletta remota in cui le donne volavano, gli uomini sapevano come fermare il vento e non passava giorno che gli abitanti non fossero protagonisti di magie e prodigi.
Lo spettacolo comincia con i primi racconti fatti in confidenza e sottovoce che parlano di donne che si lanciavano dal balcone e volavano sull’isola, di uomini che tagliavano le trombe marine come spighe di grano, di giovani che si trasformavano in strani animali, di marinai che volavano in cielo con le loro barche, di oggetti incantati e di incontri con gnomi, diavoli e santi, pietre che venivano lanciate dall’alto e rumori di catene. Insomma una confusione di assurdità che però incantano.
In breve tempo queste dicerie attrassero molti curiosi e studiosi che approdarono nell’isola avvolti da scetticismo e si ritirarono stupefatti, se non altro per l’inimmaginabile cattura dei sensi.

Uno degli studi antropologici ed esoterici più curiosi e accreditati narra che ad Alicudi fosse molto frequente impastare il pane usando anche la segale, un cereale dall’azione anti-arteriosclerotica, che malauguratamente fu infestato dal fungo patogeno Claviceps pupurea, chiamato pure Ergot, dalle potenti proprietà allucinatorie e psichedeliche che ne compromise le proprietà tanto che fu denominato “segale cornuta”. Fu addirittura utilizzato dallo scienziato Albert Hoffman durante i suoi esperimenti che portarono alla scoperta dell’ Lsd.

Insomma avvenne di fatto una mutazione letale che nel medioevo aveva sterminato intere città. Nel pane, in dosi contenute, si limita a causare potenti allucinazioni, tuttavia a quei tempi nessuno si sarebbe mai sognato di buttare via la segale solo perché il chicco era diventato nero e, considerata pure l’abbondanza, si continuava ad utilizzarlo indisturbatamente per pane e biscotti.

Insomma per tre anni gli acurdari non avevano fatto altro che “ammuccare” pane al gusto di LSD! 

Ci sono due differenti ipotesi sulla presenza della “segale cornuta” ad Alicudi: per alcuni il cereale proveniva da derrate alimentari che venivano portate sull’isola da Palermo e Messina, per altri erano le piccole coltivazioni locali che venivano colpite dal parassita. Gli arcudari in ogni caso sembrano aver consumato in massa pane contaminato tanto da renderli protagonisti di allucinazioni collettive protratte per anni fino a produrre la vasta congerie di racconti e storie fantastiche.

Secondo questa prospettiva dal 1902 al 1905 gli isolani dovettero fare i conti con una percezione espansa della realtà e abituarsi a stati alterati di coscienza che inducevano a familiarizzare con le visioni fino al punto di ritenerle reali. L’ipotesi relativa al consumo di pane prodotto con cereali colpiti dall’ergot sembra essere oggi quella più avvalorata e che mantiene Alicudi a cavallo tra realtà e fiaba.

Si avallerebbe quindi la leggenda più in voga e più discussa di Alicudi, relativa alle donne che volano o meglio, chiarirei a rigor di conseguente logica, degli uomini mangiatori di carboidrati (!) che vedevano le donne volanti. Sembra che le streghe arcudare fossero capaci di levitare in aria, di cavalcare scope al pari delle loro ‘colleghe’ continentali, ma anche di spiccare il volo alla guida delle piccole barche dei pescatori che in molti giuravano di avvistare mentre solcavano i cieli durante le notti stellate e di luna piena.

Spesso le mahare che di notte volavano verso il mare aperto erano le mogli dei pescatori impegnati in lunghe e pericolose battute di pesca, per questo le streghe volavano alla ricerca dei mariti al fine di proteggerli dalle insidie del mare, propiziarne la pesca e sorvegliarne il rientro a casa.

Oggi i pochi arcudari che popolano l’isola affermano di non vedere più nulla da tempo, (probabilmente non mangiano più pane) ma continuano fermamente a credere alla veridicità di queste ineffabili visioni. Un racconto intrigante e molto diffuso sull’isola, narra di tre donne vestite di nero che venivano avvistate in spiaggia intente nella preparazione di una pozione magica con dell’acqua in una ciotola mentre recitavano formule segrete. La pozione a volte era utilizzata dalle mahare per spiccare il volo, altre volte era offerta ai pescatori aprendo loro le porte di regni fantastici. L’acqua come elemento magico caratterizza anche i racconti che tramandano di donne capaci di trasformarsi in uccelli, in particolare in corvi: queste versavano acqua in una bacinella nella quale mettevano a mollo i piedi, in pochi minuti si trasformavano in uccelli e volavano via verso luoghi lontani.

Non è da escludere quindi che le mahare di Alicudi conoscessero bene l’ergot e le sue proprietà visionarie e lo utilizzassero a scopi rituali. Secondo questa prospettiva le donne volanti di Alicudi si inseriscono nel vastissimo campo della stregoneria europea con connotazioni sciamaniche e del suo stretto rapporto con gli unguenti magici che permettevano di raggiungere luoghi remoti.

Le streghe di Alicudi molto probabilmente tramandano quindi un millenario sapere misterico, antico come le Eolie e i suoi abitanti, o forse sono solo inconsapevoli visionarie capaci di influenzare la tradizione locale fino al punto da confondere reale e fantastico.
Cosa è rimasto un secolo dopo di tanto rumore? Il fascino del mistero che “isola” Alicudi.

Certo appare strano che un patrimonio di credenze e di racconti così capillari che influenzarono nel profondo l’insieme della collettività dell’isola, possa essersi raccolto nell’arco di soli 3 anni; va chiaramente considerato che ci si riferisce ad eventi di portata straordinaria, ma tre soli anni sembrano troppo pochi per poter spiegare racconti così dettagliati. È probabile che gli episodi possano essersi verificati nell’arco dei soli tre anni in questione, ma altrettanto plausibile può essere la congettura su un possibile uso conscio e cultuale della pianta, retaggio di antiche pratiche religiose.

Informazioni su Ombretta Costanzo

Ombretta Costanzo si occupa di marketing operativo, ha una formazione universitaria umanistica con una laurea in Scienze della Comunicazione indirizzo editing. Gestisce da otto anni l' ufficio stampa di un centro commerciale impegnandosi nella stesura e veicolazione di comunicati stampa in testate giornalistiche locali, nonché redazione di articoli ed elaborazione di redazionali. Collabora con il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”.
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *