A QUARANT’ANNI DALLA LEGGE “BASAGLIA”

Quarant’anni fa – il 13 maggio del 1978 – venne approvata la legge n.180, la cosiddetta legge “Basaglia”, che rivoluzionò il modo di pensare la sofferenza mentale, la sua cura e la sua collocazione all’interno della società, rispetto agli orrori e abomini precedentemente perpetrati.

La legge 180 rappresentò il risultato di elaborazioni culturali e scientifiche innovative, sviluppatesi tra gli anni ’50 e gli anni ’80 in Europa, soprattutto in Francia e in Germania. Eppure, se da una canto costituì il punto apicale di tale spinta al cambiamento radicale, segno di un’epoca di altissima civiltà, dall’altro ne rappresentò l’inizio della crisi.

Un po’ di storia.
In realtà, più che Franco Basaglia, fu Bruno Orsini, sottosegretario della DC alla Sanità, a presentarla in Parlamento, una volta scritta celermente in stretta contrattazione con Basaglia.
Basaglia era contrario alla psichiatria negli Ospedali Generali, ai Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), contrario a qualunque forma di “medicalizzazione” della malattia psichiatrica. Era rappresentante dell’area più avanzata ed estrema per la de-medicalizzazione della sofferenza psichica.

Orsini, esponente di una corrente “riformista moderata” della psichiatria, era invece preoccupato dal più contingente rischio che con l’imminente referendum abrogativo, che per come era stato formulato sarebbe incorso in un insuccesso garantito, si sarebbe sancito definitivamente il sistema manicomiale e, quindi, posta una pietra tombale sul nascente progetto “riformista”. Tale progetto consisteva nell’introdurre una psichiatria moderna nell’alveo del Servizio Sanitario Nazionale che si stava istituendo proprio in quei mesi.

Orsini convinse Basaglia che, per impedire il referendum, occorresse stralciare dalla legge n.833, in preparazione per l’istituzione del Sistema sanitario, la parte riguardante la malattia mentale e approvarla rapidamente. Possiamo pensare a uno dei tanti compromessi democristiani cui siamo stati abituati che, tuttavia, rese possibili alcuni avanzamenti di straordinaria importanza.

C’erano una volta i matti.

C’erano una volta i matti, gli alieni che andavano controllati e tenuti lontani dalla collettività. C’erano una volta, dunque, i manicomi, luoghi-lager con celle d’isolamento, fili spinati, cinghie di cuoio, camicie di forza e guardiani-carcerieri. Strutture fatiscenti dagli odori nauseabondi, dove spesso si andava avanti a forza di botte e soprusi, luoghi dove i confinati perdevano di fatto ogni diritto (ad esempio, diritto di comunicare e diritto di voto).

La legge n.180/78 si proponeva come punto di arrivo di idee rivoluzionarie: innanzitutto la psichiatria, che fino a quel momento era stata praticata seguendo modalità brutali e spesso disumane, peraltro con un sistema parossisticamente arretrato in Italia in special modo, era divenuta emblema della protesta contro l’ordine costituito tout court e le sue conseguenti ingiustizie.
L’abbattimento delle mura dei manicomi assurgeva a simbolo di demolizioni di tanti altri muri.

La Psicoanalisi fu una delle fonti sorgive di queste elaborazioni epocali, composite, dalla portata dirompente, così come furono numerosi gli psicoanalisti attivi in quel periodo nelle istituzioni, impegnati a trovare punti di connessione tra la cura psicoanalitica e la cura psichiatrica.

Furono, quelli, fervidi anni di lotta contro i pregiudizi e l’oppressione, che riguardò il malato psichico tramite una condanna del trattamento violento della psichiatria manicomiale, ma che condusse anche a un fiorire di leggi, quali quella sul divorzio nel ’70 e quella sull’aborto nel ‘78. La rivoluzione della psichiatria proseguì quindi in parallelo con i mutamenti sociali e politici che contrassegnarono quegli anni.

Basaglia, colta la mostruosità dell’istituzione totale, dimostrò che è possibile assistere le persone con malattia mentale in un altro modo. Vennero aperti i cancelli, i pazienti furono lasciati liberi di passeggiare, di consumare i pasti all’aperto, di lavorare.

Fece una scelta di campo fondamentale: riconoscere l’Altro. Gli internati riacquistarono un nome e una storia. Si iniziò a prestare attenzione alle loro condizioni di vita, ai loro bisogni e diritti, e si organizzarono assemblee di reparto e plenarie.
Basaglia cavalcò la spinta rivoluzionaria che si respirava in quegli anni, volta in primis alla restituzione della dignità della persona predisponendo luoghi dedicati alla cura, con personale non solo qualificato ma anche sensibile e rispettoso dell’altro.

La sua posizione radicale, tuttavia, diede adito a una sorta di tenaglia, tra le proprie e le posizioni conservatrici, nella quale le idee riformatrici, che appoggiavano la battaglia anti-istituzionale ma non riducevano la sofferenza mentale all’effetto dell’azione del potere, non ebbero facile attecchimento.

Cosa rimane, oggi, di quella spinta straordinariamente innovativa?

La legge, che ha avviato la rivoluzione degli istituti psichiatrici italiani sancendo la chiusura dei manicomi, lascia in eredità una valida riforma della psichiatria che, però, è andata smarrendo la ratio originaria per scarsità di risorse, per incuria politica e amministrativa, ma anche per il prevalere di istanze oggettualizzanti, istituzionalizzanti, protocollari.

Viene considerata dai critici una legge incompleta e incompiuta giacché monca nella definizione dei servizi e presidi alternativi all’Ospedale Psichiatrico e delle conseguenti linee guida. L’effetto più grave è stato, pertanto, quello di aver lasciato che i pazienti psichiatrici venissero scaricati direttamente sulle famiglie d’origine e/o di lasciare il malato alle sole cure farmacologiche tralasciando altre modalità terapeutiche, e soprattutto psicoterapeutiche e psicoanalitiche.

Alcune conquiste rivoluzionarie sono rimaste comunque fondamentali: il rispetto della persona, la dignità del paziente psichiatrico, il trattamento sanitario in psichiatria basato sul diritto della persona alla cura e alla salute, l’abolizione, con i manicomi, della netta separazione fra la sofferenza mentale e la sofferenza umana nella sua totalità.

Conquiste di civiltà cui difficilmente si potrà rinunciare e tornare indietro.

L’Italia, con la legge Basaglia, è stato il primo paese al mondo a stabilire la chiusura dei manicomi. Un primato che ha fatto sì che il modello italiano facesse scuola in Europa.
Occorre tuttavia ancora molto lavoro, che non può prescindere da una politica illuminata che disponga l’investimento di risorse significative, affinché si possa continuare e attuare appieno quanto iniziato mirabilmente da Franco Basaglia.

About Luciana Mongiovì

Psicologa, Psicoterapeuta, Psicoanalista, è membro associato della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association. Lavora presso il suo studio a Catania con pazienti adulti, adolescenti e bambini. Si occupa di clinica e ricerca in campo psicoanalitico. I suoi interessi vertono innanzitutto sullo sviluppo affettivo con particolare attenzione ai livelli primitivi della mente e alla precoce relazione madre-bambino. Suoi oggetti di cura sono: i cosiddetti “sintomi della contemporaneità” quali ansia e attacchi di panico, depressione e sofferenza legata a separazioni e dipendenze; le vicissitudini psichiche dell’adolescente connesse al corpo che cambia; le problematiche riguardanti l’adozione; il disadattamento scolastico con eccessi di aggressività e/o chiusura. Tel. Studio 095/090 26 06

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *