Perché in Italia non si leggono libri?

Paolo e Francesca
Mosè Bianchi

Non mi occuperò in questa sede di statistiche. Sebbene la tentazione sia forte, fortissima. E’ vero anche trattasi di materia assolutamente inutile. Ricordo che De Crescenzo sosteneva che la statistica è come mettere la metà di un corpo dentro un forno e l’altra dentro un freezer e concludere che il corpo è tiepido.

Ad ogni modo per chi volesse perdersi in numeri o in indignazioni sul terzomondismo letterario del nostro paese troverà qualcosa altrove, tipo qui.

L’annosa questio, invece, del perché in Italia non si legge è il tema della giornata.

Cioè quali sono le ragioni, quali le argomentazioni a suffragio di una così inspiegabile resistenza. Perché ad esempio a Catania è più facile far passare un arancino attraverso la cruna di un ago piuttosto che incrociare un homo legens.

Prima di tutto, confessiamolo apertamente: la crisi non c’entra una beneamata sulla nota refrattarietà alla lettura. Anzi, a dire il vero, la crisi, proprio perché crisi – dal greco κρινο=distinguere, scegliere, valutare- presupporrebbe un periodo di riflessione, atto a rivedere certi valori, sacrificarne di vecchi, recuperarne di nuovi.

Fuori discussione pure il non avere tempo, l’averne poco, il prezzo dei libri, la qualità degli stessi e la varietà, quasi inesauribile, dei prodotti d’intrattenimento sul mercato o l’indole pigra delle popolazioni del sud del mondo.

Le ragioni  sono prevalentemente due, una storica e una culturale.

Nell’Europa settentrionale la lettura è stata incoraggiata grazie all’intelligentissima operazione di due personaggi lungimiranti: Lutero e Gutenberg. Lutero, siamo nel XVI secolo, in piena riforma protestante, tradusse in tedesco la Bibbia perché i fedeli potessero avere accesso ai testi sacri.

Il fil rouge del teologo tedesco si fondava sul principio del libero esame secondo il quale la Bibbia era un testo destinato all’intera umanità e che ogni credente avesse il diritto di leggerla senza l’intermediazione del clero. Gutenberg fece il resto. Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, infatti, curò le molteplici edizioni che si diffusero in breve tempo nell’Europa protestante.

Fu un evento che rivoluzionò la cultura dei popoli di quell’area che ancora oggi godono un tasso di alfabetizzazione superiore al nostro, dove, ormai da qualche anno e per definizione del ei fu linguista Tullio de Mauro, gira l’imbarazzante attributo di analfabeta funzionale.

In Italia la cultura ha remato in direzione contraria ma mai a sufficienza contrariata. Alla riforma pertanto la Chiesa Cattolica risponde proditoriamente con la controriforma. La propaganda papale replica e sottoscrive quanto già detto prima della riforma luterana: al fedele è preclusa la lettura della bibbia. I trasgressori sarebbero finiti cotti al rogo. Così il fedele astuto decide di fare l’unica cosa possibile: non imparare a leggere. Lascia che sia il prete a cantar messa. Lascia quest’ultimo il potere di amministrare la sua fede.

Fino al 1963 il prete diceva messa, voltato di spalle, in latino, lingua che nessun fedele del popolo comprendeva. È noto come il verso Dona nobis hodie fu adulterato in Donna Bisodia, e così il Dona a noi oggi si è trasformata in un’affascinante donna su cui il popolo piaceva fantasticare. La Bibbia, per la religione cattolica, è rimasta, fino a non molto tempo fa, un testo il cui accesso era riservato al clero.

Viste le premesse,  scoraggiata la lettura,  sopravvisse l’oralità, – la parola, il canto – come unica testimone, sia pur corrotta nel tempo, di conoscenza e di tradizione.  Questo spiega il motivo per cui siamo notoriamente un popolo che tende al melodramma, esprimendoci con canzonette e gestualità, rappresentative queste ultime di un linguaggio codificato e nazionalmente condiviso.

Possiamo dire, senza impermalirci troppo, che l’italianità va dalla canzonetta neo melodica, al parlare ad alta voce al telefono, all’applaudire per un atterraggio riuscito, fino alla stessa religione, un potpourri fra testi sacri, credenze popolari, superstizioni, congetture astrologiche.

La seconda ragione in grado di spiegare perché gli italiani non leggono è culturale ed è rintracciabile nell’aver mancato la stagione storica del romanzo. Mentre l’Europa tutta, Germania, Inghilterra, Francia, sfollava tra romanzi e racconti, l’Italia è riuscita a produrre una sola opera letteraria: siamo nel 1827, I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Dovranno passare molti anni prima di vedere altri autori nostrani cimentarsi con l’arte del romanzo. Prima di questo momento tuttavia i letterati vergheranno algidi poemetti, carmi, inni sacri.

Il romanzo entra nelle nostre case per importazione. Numerosi romanzi stranieri da Le Sage a Prevost da Fielding a Swift valicheranno le Alpi, per essere tradotti (male) e finire nelle mani della solita cricca di letterati.

La realtà è che le cose in futuro non cambieranno. Resteremo il fanalino di coda dell’Europa? Sì, senza ombra di dubbio. Per quanto impegno si profonda nella promozione della lettura il numero dei lettori resta scarsamente invariato. Il rischio è che finiremo pure per conoscerci tutti.

Dante, in fine dei conti, aveva avvisato del pericolo delle lettura quando, nell’inferno, nel cerchio dei lussuriosi, incontra Francesca da Rimini la quale confessa al poeta la sua passione adultera per Paolo scoppiata lì, proprio mentre leggevano un passo di un poema cavalleresco

«Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante»

lo stesso, racconta qualcuno, che avrebbe letto l’hidalgo di Cervantes prima di scambiare mulini a vento per giganti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

About Adriano Fischer

Adriano Fischer è docente di diritto e scrittore. Si occupa di narrativa e scrittura creativa. Gestisce il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”. Collabora con numerose case editrici. Ha pubblicato i seguenti libri: “Bella Cohen” per Nulladie Edizioni; “Dissipatio G. M.” per Robin Edizioni; “Assenze” per Delfino Edizioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *