Leggere per legittima difesa

…diceva Woody Allen. Voglio dire, se esiste un motivo concreto per leggere, beh, è quello, per legittima difesa. Che si capisca o no, il libro resiste a qualunque aggressione e nella maggior parte dei casi mette in fuga l’aggressore. Quest’ampliamento della solitudine come lo definiva, boh, non ricordo, è il rifugio in cui si forma, si educa la personalità di un individuo.

Si sviluppa uno spirito critico le cui radici affondano, immagino, nella dialettica con le diversità di pensieri, di storie, di vissuti. È qualcosa di fisiologico che davvero con la cultura non c’entra granché. Non è alla cultura quello che si aspira quando si legge Dostoevsky, Pirandello o chissà chi altro.C’è a questo proposito una frase indicativa e bellissima, ed è di Flaubert, dice, Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere. Ecco è esattamente questo il concetto.

Ma c’è un altro punto di cui non sento mai parlare e a mio avviso è importantissimo. Anzi, essenziale. La lettura insegna le emozioni, i sentimenti. Quell’energia emotiva che scombussola i sensi. Dalla natura, infatti, l’uomo riceve istinti e pulsioni. Il bagaglio emotivo deve essere invece edificato.

È sempre stato così. Prima, infatti, che i libri avessero una dimensione universale, prima che la parola scritta fosse alla portata di tutti indiscriminatamente, c’erano i miti. Questi erano dei racconti di gesta compiute da dei e semidei, eroi e mostri, attraverso cui s’intendeva offrire una spiegazione dei fenomeni naturali. Più propriamente si cercava di dare risposte alle grandi domande che l’uomo si poneva. Così il mito, come la parabola e la favola, permetteva all’ascoltatore di accedere al mondo dei princìpi attraverso il coinvolgimento emotivo. Princìpi che erano comunque assimilati inconsciamente. Qui, infatti, non si parla di razionalità che subentra in un secondo momento.

L’esempio del bambino, offertoci da Levi Strauss, mi sembra a questo punto appropriato.

Il bambino è solito porre domande le cui risposte superano le sue capacità di comprensione. Per queste ragioni ci si avvale dei racconti, di miti o di favole, il cui obiettivo è di condurre il bambino al significato della cosa. Sì, attraverso il coinvolgimento emotivo. Ecco per mezzo della lettura, se vogliamo essere didascalici, ogni individuo potrà tornare bambino e trovare le risposte alle domande che si poneva.

È proprio in virtù di quest’ultima analisi che ancora oggi esiste un certo pregiudizio nei confronti dei lettori di saggi, considerati non lettori, o semmai lettori di serie b. Nel saggio, divulgativo o di approfondimento che sia, la risposta è confezionata e il lettore sa quello che sta leggendo. Il romanzo investe al contrario l’inconscio del lettore, l’approccio sarà verosimigliante a quello del bambino con la fiaba. Si sente parlare spesso di viaggiare come metafora picaresca del romanzo. Ed è un viaggiare sì, perché i lidi non sono noti al lettore, così come neppure il senso di un’avventura che, se è in buona fede, potrà ripetere un’infinità di volte.

Ora, a seguito di quanto detto, cosa si potrebbe dire di un individuo che non legge. Forse stupido? O insensibile? Un reprobo? Un essere ignobile? No, chiaramente. Non sarà nulla di tutto questo e laddove lo fosse non in forza di queste condizioni.

L’uomo che non legge però è chi si consegna alla sorte, alla superstizione o all’uomo solo al comando. È chi si affida a un proclama, a un pensiero unico e dominante. È chi non regge il confronto, chi lo svilisce, chi lo elimina. È chi ha tutte le risposte o crede di averle. È chiunque neghi, o rimuova, la sua parte più infantile, quel bambino che chiede una nuova fiaba.

 

About Adriano Fischer

Adriano Fischer è docente di diritto e scrittore. Si occupa di narrativa e scrittura creativa. Gestisce il sito di approfondimento culturale “Il Gruppo di Polifemo”. Collabora con numerose case editrici. Ha pubblicato i seguenti libri: “Bella Cohen” per Nulladie Edizioni; “Dissipatio G. M.” per Robin Edizioni; “Assenze” per Delfino Edizioni.

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