Il periodo della protostoria, caratterizzato dall’uso del ferro in luogo del bronzo nella produzione di utensili e armi, è identificato come “L’età del ferro”.

Simona Castiglione sceglie questo titolo per il suo intrigante libro edito da Morellini editore, probabilmente con l’idea di trasferire la sensazione di durezza in riferimento a contesto sociale, condizioni psicologiche ed eventi che diacronicamente hanno caratterizzato vite, usi e costumi dei protagonisti.

Si sovrappongono compulsivamente esperienze di tre amiche che, come se disegnassero mandala, intersecano esperienze e caratteri dapprima conditi di segmenti adolescenziali, per poi sfociare in un’età matura traboccante di un’esistenza più o meno arrancata ed evoluta in autonomia critica, esente da barlume di buon senso.

Barbara, Lucrezia e Mariarosa formano un triangolo di legami morbosi, intrisi di malizia, attrazione, invidia e remissione, scaturiti alternativamente da un tormento puberale e acerbo che, successivamente, si sfalda e rimodula incastrandosi in un nuovo tessuto di relazioni esistenziali perlopiù amare: Mariarosa e il padre, Mariarosa e Antonio, Mariarosa e la mamma di Antonio, riflessi continui di genitori su figli e viceversa che appannano legami primordiali, lasciando una sbiadita impronta su un terreno arido e desolato.

Bari, Japigia, droga e un diario che, come un filo spinato, intrappola e punge gli animi di coloro che decidono di custodirlo e sventrarne le pagine per avere finalmente svelata un’atroce verità. In successione alternata ritroviamo pagine pregne di ricordi che supportano il presente e fungono da tavola, nella quale incolliamo le infinite tesserine di un mosaico che via via diventano sempre più grosse e dunque facilmente allocabili: è un racconto che si evolve in indagini coraggiose incorniciate tuttavia da un’aura di strabismo cosmico.

La protagonista esanime è ricompattata da descrizioni che si concentrano su aspetto fisico e disagio psichico, insegna cosa rappresenti la vera condizione umana di una donna traviata da perversioni infantili e trasgressive che saranno vettore inesorabile di sconfitta. Le amiche del dolore si presentano con armi scariche di possibili tentativi di appagamento, ingorde di realizzazione che invece si traduce in nostalgia di felicità o, addirittura, in sua perenne attesa.

È un romanzo che lascia in eredità al lettore temi degli anni ’80 come ricerca di identità personale e sessuale, strutturato su incessante introspezione stigmatizzata dalle difficoltà dell’amicizia, soprattutto quando assume connotati di imprescindibilità carnale e degenera in morbosa simbiosi.

Le allucinate attrazioni per le pessime guide di percorso con il correlato indotto, determinano un recinto ad alta tensione su cui ristagnano bugie, droga, malattie e amore scaduto nel sesso più ambizioso e misero che spinge a inerzia il branco inamidato e imbottito di inettitudine.

La scrittrice catanese utilizza un satellite con cui ci catapulta dall’intero planisfero alle più piccole realtà meridionali, rendendole emblema di una condizione nazionale che riflette intrallazzi politico-economici, non più estirpabili e a cui non sottrae una bisbigliante denuncia strutturale.

La narrazione procede in modo sussultorio con smottamenti che ridanno la luce ad antichi misteri e, spanando serrature arrugginite, presta passepartout per accedere a percorsi sotterranei in cui si sono incastrate cinque vite e due morti; ed è proprio la morte che ricongiunge legami e attenua sia strabiche tensioni che conflitti con il proprio ego. La soluzione è la conoscenza, lo svelare un “perché” che si scioglie in cinque lustri fino ad arrivare, con tanta fatica, alla fine delle pagine.

Qualche commento definisce il testo crudo e potente della Castiglione, un trattato di filosofia e semiotica; concordo nel ritenere che il contenuto indisciplinato abbia per oggetto proprio il dovizioso rilievo e il meticoloso studio dei segni, affidato alla prossemica dei gesti, allo spazio e alle distanze all’interno di una comunicazione, sia verbale che non verbale, scelti per orientare manualmente attori e lettori verso la diagnosi.